Settembre porta sempre con sé la nostalgia di quello che sta per finire e la paura di quello che può cominciare, sentimenti che la scrittrice statunitense Tracy Chevalier ha abilmente condensato nella Ragazza con l’orecchino di perla, romanzo del 1999 da cui è stato tratto l’omonimo film in cui l’arte e la letteratura creano un connubio perfetto.

Siamo a Delft, Paesi Bassi, nel Seicento. La protagonista del romanzo è Griet, una ragazza sedicenne che, costretta a lasciare la famiglia per aiutarla economicamente, entra a servizio a casa del pittore Johannes Vermeer.

Oltre a svolgere le normali mansioni domestiche, Griet viene incaricata di tenere in ordine l’atelier del pittore, luogo dove nessun altro ha il permesso di accedere. La giovane viene catapultata improvvisamente nella vita di questa famiglia e nel faticoso lavoro da serva, ma fa anche breccia nel cuore del macellaio Pieter, incontrato al mercato durante le sue commissioni.

Su incarico di un committente, noto donnaiolo che vorrebbe sedurre la fanciulla, Vermeer deve dipingere il ritratto della ragazza e per perfezionare l’opera le fa indossare gli orecchini di perla della moglie. Questa “collaborazione” avrà un forte impatto emotivo sulla giovane Griet che, con un misto di timore e ammirazione, s’invaghisce del pittore. Vermeer dal canto suo, non rimane indifferente a quella connaturata femminilità e a quella non specificata vocazione artistica che caratterizza la fanciulla e questo silenzioso legame rimarrà per sempre, come si evince dall’emozionante finale.

La ragazza con l’orecchino di perla ha consacrato un successo mondiale per la scrittrice statunitense ed è considerata una delle storie più affascinanti che la letteratura potesse regalarci. Ispirandosi al famoso quadro La ragazza col turbante del pittore olandese Jan Vermeer, Tracy Chevalier ha saputo creare una vicenda in cui a primo impatto, sembra che non accada niente, ma in quel niente la scrittrice condensa amore, intrigo, psicologia e passione e il lettore si può domandare quale sia il confine tra amore e arte nel rapporto tra i due.

La scrittrice ha messo su carta una società in cui le apparenze e i pregiudizi venivano per primi e i veri sentimenti potevano essere guardati solo «attraverso la camera ottica» e lo ha fatto attraverso un romanzo che lascia un’amara verità.

 

A cura di Chiara Imarisio

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