New Artist: The Last Project

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Andiamo alla scoperta dei The Last Project: sono loro i New Artist di questa settimana.

Biografia: The Last Project nasce nel novembre 2009 a Pavia ed è composto da Carlo Cazzani (chitarra solista), Francesco Capacchione (batteria e cori), Francesco Quaranta (voce, synth), Marco Saracino (basso). La band propone un alternative rock in stile inglese, con toni new wave e melodie accattivanti, senza dimenticare le influenze americane di gruppi come Kings Of Leon e The Killers. I ragazzi hanno all’attivo un EP di quattro tracce intitolato “Feelin’ Good In Your Shoes” e un disco pubblicato nel 2011 intitolato “Futurephobia”. L’ultimo album, “Pyrotechnic”, è uscito a Settembre 2016 ed è il lavoro della maturità. Un disco al quale si è approdati attraverso un demo inciso nell’estate precedente.

the last project coverPyrotechnic (recensione): Il disco è il risultato di più di due anni di concerti e prove, un lavoro che riassume tutto quello che i ragazzi avevano fatto sentire nei live dei loro anni precedenti con un tocco di maturità in più. Pyrotechnic sono otto canzoni che si rifanno al modo di suonare e di pensare i pezzi che ha da sempre caratterizzato la band. Le atmosfere metropolitane delle canzoni tengono insieme un contesto moderno con influenze di un passato nostalgico, un rock melodico e ritmato che si modella tra la malinconia e la rabbia. I pezzi sono come fotografie, flash istantanei dove le immagini evocate dai testi si calano nelle sonorità tipiche della band. Sono storie di relazioni finite, in ritardo, forse mai iniziate, confuse nel buio di una metropoli. In Promise traccia d’esordio, le atmosfere cittadine, frenetiche, si mescolano col tempo che scorre rapido e ci costringe a scappare per salvarci: Let’s drive away/To a different place in time /Where self destrution has a second chance. Questa frenesia ti rapisce, può far perdere la pazienza e farti cadere, isolandoti dall’altra persona che cinicamente non risponde al tuo appello, come traspare in “Universal View” dove risuona forte la domanda accompagnata da giro di basso: do we need your voice? Pyrotechnic sono lampi di rabbia, confessioni introspettive al bancone del bar da condividere con l’ascoltatore, come se si volesse creare un ponte in una realtà confusa e buia. Eppure vi è sempre una speranza, soprattutto se ci si circonda dalle persone giuste, come traspare in “Miracle” dove i blocchi possono essere superati grazie all’altro: Would you kiss them away and let’s twist again /Would you kiss them away and let’s exist again. La copertina dell’album è emblematica di quello che è poi il contenuto: fuochi d’artificio e falò su una spiaggia, in compagnia di persone, in una notte sfuocata, come se fosse appannata da giornate pesanti. Pirotecniche sono anche le canzoni, caratterizzate da un crescendo sonoro grazie all’energia della batteria e della voce, supportate dalla precisione degli intrecci del basso e della chitarra solista su un tappeto di synth, in pieno stile alternative rock.

Tracklist:

  1. Promise
  2. Out Of Patience
  3. Universal View
  4. We Are Clones
  5. Wine Or Vanity
  6. Denzel Hayes
  7. Miracle
  8. W.W.

Componenti:
Francesco Quaranta – voce, tastiere
Carlo Cazzani – chitarra, cori
Marco Saracino – basso
Francesco Capoccione – batteria, cori

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A cura di Alessandro Melioli

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