On stage: Lacci: unione o vincolo, in una pièce di Domenico Starnone

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Un cumulo di lettere, scandite negli anni, è lo scheletro cartaceo di quello che rimane del matrimonio tra Vanda (Vanessa Scalera) e Aldo (Silvio Orlando), sulla scena del Teatro Franco Parenti dal 13 al 18 Dicembre 2016.

Dopo lunghi anni e due figli, i voti nuziali sono naufragati a causa di una terza persona, o meglio, di quello che lei rappresenta: fuga dal tempo ed evasione dai ruoli della società.

La voce straziata e lamentosa di Vanda sembra vibrare prepotentemente da quei fogli rabbiosi, perché l’abbandono l’ha privata dei suoi diritti di moglie e di madre, ma anche di quelli di essere umano, di persona, di amata.

Eppure l’abbandono non aderisce perfettamente ai contorni del tradimento, ma trova le sue ragioni più profonde in un desiderio di liberazione tale da superare il perimetro di quello spazio in cui da tempo Aldo è relegato.

Il dovere di essere quello che si è promesso e di essere quello che le persone si aspettano da te sembra schiacciare la capacità di realizzazione individuale, così ci si ritrova presto in un’altra città, a braccetto con una ragazzina, vivendo a pieno ogni stagione, aspettando che dopo la primavera, venga l’estate e poi l’autunno senza mai fare ritorno a casa.

Se la vita di Vanda si arresta in un’attesa passiva, quella di Sandro torna a scorrere di nuovo, più ricca e fluida, ma malgrado ciò, l’assenza di un rapporto non tarda a ricordare quel nodo, stretto e ormai apparentemente dimenticato, con cui si sono legati due lacci.

E in questo caso, tra Aldo e i suoi due figli, i lacci non sono solo un concetto ma il segno di riconoscimento tangibile di un’eredità che da un padre è stata lasciata ad un figlio.

Il modo in cui Aldo ha insegnato a Sandro ad allacciare le scarpe, da piccolo, nessun padre l’ha mai fatto con il proprio bambino, e questo diventa, immediatamente, rappresentazione minima eppure vivida di un legame che, seppure non si manifesta fisicamente, persiste nelle piccole cose e unisce per sempre.

Tuttavia, la pièce cerca di rintracciare le sfumature di questa unione, perché se, a tratti, sembra connessione affettiva, a tratti, sembra vincolo oneroso.

Ed è proprio con la percezione di quest’ultimo che i figli cresceranno e, ormai adulti, con due vite sentimentali instabili, vendicheranno il lascito dei propri genitori.

Nello spettacolo di Domenico Starnone – con il testo tratto dall’omonimo romanzo edito da Einaudi – i punti di vista dei personaggi, intorno alla stessa storia, sono resi in maniera brillante e si incastrano perfettamente in una trama narrativa che sembra abbandonare i caratteri della finzione, e svelare il mistero e il fascino gradualmente.

Il fatto drammatico procede con una comicità discreta che accompagna lo spettatore fino alla fine in modo gradevole, con echi goldoniani che, in questo caso, lasciano aperti quesiti di natura antropologica.

di Domenico Starnone

tratto dall’omonimo romanzo edito da Einaudi
con Silvio Orlando
e con (in ordine alfabetico) Roberto Nobile, Sergio Romano, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera, Giacomo de Cataldo
regia Armando Pugliese
scene Roberto Crea
costumi Silvia Polidori
musiche Stefano Mainetti
luci Gaetano La Mela

A cura di Cecilia Angeli

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