On Stage: “L’ECLISSE” @ Teatro Elfo Puccini

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Joyce Carol Oates dipinge un comune rapporto tra due donne, madre e figlia, che insieme si ritrovano ad affrontare un passaggio obbligato dell’esistenza: la vecchiaia. I primi segnali di demenza, uniti a rimorsi ed esperienze passate, porteranno le donne a vivere il proprio legame sotto una nuova luce.

Per l’uomo non è semplice prendere le distanze dal proprio passato. Ci sono situazioni e contesti in cui ci ritroviamo naturalmente, senza averne fatto richiesta, che vanno a definire una parte di noi ancor prima che riusciamo a rendercene conto. La vita diventa un gioco di conseguenze ineffabili, di decisioni e scelte condizionate da sensibilità, coraggio, da insicurezza o esperienze di cui non sempre siamo pienamente responsabili. Il trascorrere del tempo radica il vissuto e lo rende indelebile fino al momento della vecchiaia, quando spesso diventa l’unica vera compagnia, oggetto di comparazione con il presente e metro di giudizio di sé. La solitudine porta il pensiero a spaziare tra le immagini dei tempi che furono, con il rischio di farlo diventare la scintilla capace di far scaturire un’ossessione distruttiva.  

LEclisse di Joyce Carol Oates è un testo che parla d’amore, di vecchiaia e di malattia, tre dimensioni che si intersecano tra loro fino a fondersi inesorabilmente in un unico stato d’animo travolgente e condiviso. Scritto da una donna, racconta il complesso rapporto tra due donne, Muriel (un’eccezionale e incantevole Ida Marinelli) e Stephanie (una bravissima Elena Ghiaurov), madre e figlia, entrambe spiriti bollenti e convinte femministe, che dividono un appartamento aggrappandosi alle certezze della quotidianità. Ma Muriel all’improvviso inizia a rubare al supermercato, si inventa focosi amanti, si concede ad attimi di euforia insensata, denuncia fatti mai accaduti e incolpa i vicini di essere spie addette a perseguitarla. Il confine tra mente e realtà diventa sempre più labile: sta invecchiando e cominciano a emergere i primi segnali di demenza. Stephanie è spiazzata. Non è semplice decodificare i primi segnali della vecchiaia. Non è semplice per una donna sentirsi adeguata e preparata per poterli affrontare.

Non è semplice nemmeno raccontarlo – figurarsi recitarlo come hanno saputo rendere Marinelli e Ghiaurov – sebbene la Oates sia magistrale nel produrre testi d’una complessità emotiva senza pari. Lo stile e i contenuti si alternano con una rapidità e una scorrevolezza che stordiscono e nel contempo rendono realistici i repentini cambi d’umore e d’atteggiamento delle due donne. La regia di Francesco Frongia è insieme delicata e cruda nel raccontare un argomento variegato e complesso: la responsabilità di una generazione nei confronti dei propri genitori, come affrontare la naturale eclisse della mente dai diversi punti di vista. E lo fa alternando ironia e sarcasmo a momenti onirici e ad altri violenti.

Si tratta di una messa in scena incredibilmente sottile che lentamente consuma lo spettatore fino a fargli prendere coscienza dell’enorme dramma psicologico insito in ogni rapporto d’amore materno. Una figlia che, abituata a essere il centro dell’attenzione della propria madre, protetta e riverita in ogni istante della sua vita, si trova improvvisamente nella condizione opposta, soggetta a un ribaltamento di ruoli. La vecchiaia porta con sé i primi sintomi struggentemente violenti dell’Alzheimer, che distruggono ogni convenzione su cui era stata costruita la relazione umana. Adesso è la madre a essere completamente dipendente dalla figlia. Adesso è la figlia che deve sacrificare i turbamenti della propria quotidianità personale.

Nei gesti, nelle parole e negli atteggiamenti, Stephanie inizia a covare una rabbia repressa nei confronti della madre. ‘Perché mi fai questo?’, sembra che pensi. Dall’altro lato, Muriel, a tratti lucida e consapevole del dramma che sta vivendo, nega ogni evidenza e sbraita contro chi l’addita come malata. La mente vaga a tempi felici, tempi ormai inarrivabili. L’amore offerto generosamente alla propria figlia e i sacrifici fatti in onore del suo futuro diventano macigni di rimorsi di una vita perduta, insieme alla prima delusa percezione che tali sforzi non verranno mai ripagati. Così, il successo della figlia, lo stesso obiettivo per cui ella aveva ardentemente lavorato durante la sua vita, si tramuta in un focolare di invidia e risentimento.

La malattia eclissa i sentimenti di tutti, logora dall’interno fino a tramutare l’amore in odio. È un odio rivolto al dolore, alla debilitazione e al confronto con un passato rimpianto da entrambe, ma che si manifesta attraverso la personificazione della persona amata. I ricordi diventano ingiustizia, e dare le colpe a un’entità effimera come il tempo è una prova di maturità troppo ardua che in pochi riescono a superare. Si diffonde una paranoia maniacale, il rapporto si trasforma in una gabbia da cui è impossibile fuggire. Il palco stesso diviene un ring su cui si sfoga il combattimento con l’altro e nel contempo con se stessi, una lotta tra odio e amore, uniti e indivisibili. Perché anche quest’ultimo rimane intatto, come un senso di devozione e responsabilità, un obbligo compiaciuto e risentito del cuore intenerito. Lentamente, amore, follia e sensi di colpa sopraffanno Stephanie, la intrappolano e la rendono impotente, destinata a soccombere. Ed emerge una domanda inquietante, crudele nel suo stesso formularsi e destinata inesorabilmente a ferire, in ogni caso. È possibile fuggire dalla malattia della madre? Cosa o chi è necessario sacrificare?

Teatro Elfo Puccini
15 novembre – 4 dicembre 2016
Mar/Sab ore 21:00
Dom ore 16:30
Intero: € 32,50
Ridotto: € 17
Martedì: € 21,50

Regia: Francesco Frongia
Cast: Ida Marinelli, Elena Ghiaurov, Cinzia Spanò, Osvaldo Roldan
Luci e Suono: Nando Frigerio
Costumi: Ferinando Bruni

A cura di Federico Lucchesi

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