On Stage: Beyond Vanja – C’è vita a casa Serebrjakov?

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<Ho l’impressione di essere piombato dalla terra su un pianeta straniero>

Aleksandr Serebrjakov, Zio Vanja, A. Čechov

   La stagione di MTM si apre in levare. Contemporaneamente al Giulio Cesare senza Giulio Cesare di Alberto Oliva arriva Beyond Vanja, a cura di Francesco Leschiera, prodotto da Teatro del Simposio, in collaborazione con MTM, in scena dal 14 al 20 novembre al Teatro Litta.

   Come suggerito dal titolo, l’intento è quello di andare oltre, o meglio in profondità, al dramma cechoviano, concentrando l’attenzione attorno a cinque soli personaggi. Il grande escluso è proprio Aleksandr Serebrjakov, l’epicentro di tutte le frustrazioni e dei fastidi di casa Vanja, da quando vi si è trasferito insieme alla giovane moglie. Non è il solo: anche Marjia Vasilievna, madre della defunta moglie di Aleksandr e di Vanja, e la vecchia balia Marina sono spostati in un altrove lontano dalla scena. Ciò che resta sono un’altalena che cigola in un giardino senza bambini e una tavola imbandita con stoviglie di plastica, il tutto racchiuso in un esagono di plexiglass attraverso cui osserviamo trascinarsi le vite dei protagonisti, ridotti quasi a cavie di un esperimento sociale mal riuscito. Restano solo Zio Vanja (Ettore Distasio), sua nipote Sonja (Sonia Burgarello), il possidente impoverito Il’jaIl’ičTelegin (Alessandro Macchi), a cui si aggiungono il medico Astrov (Matteo Ippolito) e Elena Andreevna (Giulia Pes), la moglie del professore. Sono a loro, i personaggi che ruotano nell’orbita periferica dell’egocentrico e ipocondriaco prof. Serebrjakov, ad occupare il centro della scena, in tutti i sensi.

Il vuoto pneumatico causato da queste sottrazioni chiede di essere compensato. Nella riscrittura di Antonello Antinolfi, è Zio Vanja ad assorbire Serebrjakov, che si manifesta come un’assenza ingombrante e al contempo come una proiezione distorta dello stesso Vanja, lasciando questi irrimediabilmente scisso; una prova per Distasio, che però riesce a presentare sin dalla prima battuta un Vanja lacerato e sconfitto in partenza. Come ha ricordato lo stesso regista: <non è necessario che una persona sia presente perché influenzi la nostra vita, anzi, questa è condizionata per lo più da persone distanti da noi e che però vi hanno giocato un ruolo fondamentale, come i nostri genitori o i nostri professori>. Lo stesso vale per il personaggio di Sonja, che, seppur non espressamente, finisce per racchiudere anche il peso della nonna e della balia; un personaggio interessante, a cui Sonia Burgarello restituisce una complessità interiore fatta di piccoli gesti mancati. Anche il personaggio di Astrov finisce per occupare un ruolo fondamentale, ponendosi quasi come alter-ego vitale di Vanja; merito questo dell’interpretazione energica e ben sostenuta di Matteo Ippolito, attento al ruolo di contrasto del suo personaggio. Un po’ sacrificati rispetto all’originale risultano i personaggi di Telegin ed Elena, il primo ridotto a “testimone della catastrofe”, la seconda non più che un oggetto del desiderio piuttosto annoiato.

   Una delle soluzioni più interessanti di Beyond Vanja però è costituita dall’allestimento scenico (a cura dello stesso Francesco Leschiera), che sembra andare in supporto alla riscrittura drammaturgica. L’azione si svolge al centro della Sala La Cavallerizza, spostando il pubblico agli angoli e moltiplicando così i punti di vista sul dramma. <Siamo tutti dei voyeur> ha raccontato il regista, spiegando la sua scelta, <ma è anche un modo per accedere ad un rapporto più diretto col pubblico>. Il pubblico diventa così componente dinamica, sempre in movimento per seguire i personaggi, facendo da contrappunto alla staticità e alla ciclicità del dramma. Interessanti sono anche gli elementi simbolici che sottolineano i temi dell’opera; la circolarità degli eventi, la sterilità incombente, trovano un efficace corrispettivo nell’orologio proiettato sullo sfondo, nelle foglie secche sparse ovunque, che entrano in conflitto con gli elementi di “novità” portati da Astrov e Elena. Se Astrov però viene presentato come il portatore di un’energia positiva, in grado (forse) di invertire il processo distruttivo a danno della vita, Elena finisce per diventare un gorgo del desiderio, una forza inconsapevolmente distruttrice, a sua volta fallimentare, come i due colpi esplosi da Zio Vanja contro Herr Professor. Nulla si crea, nulla si distrugge, nulla si trasforma: nella tenuta di Serebrjakov la vita è semplicemente insostenibile.

A cura di Nicolò Valandro

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