SHAKESPEARE: COM’ERA, COM’È.

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a cura di Francesca Bonfanti

Estate è sinonimo di vacanza anche per la stagione teatrale. Gli spettacoli in programma si esauriscono, le sale e le poltrone si svuotano. Tuttavia, il finale non ha nulla da invidiare all’inizio, e proprio uno degli ultimi spettacoli in programmazione al Piccolo Teatro di Milano ha avuto la capacità di lasciare un piacevole ricordo della stagione appena trascorsa, spianando, con il suo entusiamo, la strada a quella imminente. Si tratta dell’esperienza in terra nostrana della compagnia inglese ‘The Propellers’, la quale attira sin dal primo momento l’attenzione per essere esclusivamente composta da uomini e per la sua produzione prettamente shakespeariana. In cartellone dalla metà di maggio fino a fine mese con due spettacoli, ‘The taming of the shrew’ e ‘Twelfth night’, questo gruppo di attori ha la capacità di riportare sulle assi del palcoscenico contemporanei l’atmosfera che avremmo potuto trovare nel teatro elisabettiano per antonomasia, il Globe.Propeller perform The Taming of the Shrew - Credit Philip Tull

‘The taming of the shrew’, la nostra ‘Bisbetica Domata’, ben si adatta allo stile dei Propellers e alla loro missione, dando la possibilità al loro approccio rigoroso e quasi filologico del testo e alla loro forte carica comunicativa e fisica di esprimersi al meglio. L’immagine che si ha sin dall’inizio è anni luce lontana dall’immaginario che ai nostri giorni orbita attorno a Shakespeare o più comunemente al teatro e i suoi testi. Niente di astratto, niente di statico, ma un continuo turbinio di nomi, personaggi, situazioni e città. Troviamo quello che del teatro è proprio: la percezione della presenza dell’attore, del fatto irripetibile, della comunanza che si viene a creare non solo tra attore e spettatore, ma tra gli spettatori stessi. Durante lo spettacolo il ritmo serrato degli avvenimenti; il tentativo, che spesso diventa sfida personale, di comprendere le battute recitate nell’inglese del Cinquecento; il carisma dimostrato dal personaggio di Petruccio, colui che domerà la bisbetica per eccellenza, Caterina, fanno si che la platea possa dimenticare che una volta uscita dalle porte del teatro ci si troverà nella Milano dei giorni nostri.

The-Taming-of-the-Shrew-Propeller-244x300Tradizione e innovazione quindi, o forse semplice riscoperta di quell’aspetto originario delle rappresentazioni che secoli di tradizione letteraria e non performativa hanno coperto di numerosi veli. Del resto anche la scelta degli elementi scenici si pone in linea con questa tendenza. Per ricreare sia i palazzi padovani, tra cui la dimora delle due sorelle, che quello di Petruccio, vengono usati quelli che a prima vista sembrano semplici armadi, ma che, manipolati in modo abile e veloce dagli attori, si trasformano secondo le necessità. E uno spirito simile, ovvero tendente alla povertà scenica, si ritrovava anche nei teatri inglesi del tempo, tanto che quella di Shakespeare viene definita ‘scenografia verbale’, proprio perché la rievocazione di ambienti lontani, di paesaggi risiedeva completamente nelle abilità recitative ed evocative dell’attore e poco altro.

Sono spettacoli come questi che bisognerebbe rendere il più possibile fruibili, soprattutto a un pubblico giovane che possa apprezzare a pieno la carica della compagnia e lasciarsene trascinare. Spettacoli che spero di ritrovare nella stagione teatrale ora alle porte.

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