“Il Segreto per Vivere di Musica”: incontro con l’autore, Michele Maraglino

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michele maraglino“Il Segreto per Vivere di Musica” è il nuovo libro di Michele Maraglino, cantautore scrittore e fondatore dell’etichetta indipendente La Fame Dischi. In questo nuovo libro l’autore ribalta completamente le strategie per vivere di musica e spiega in maniera dettagliata quali sono gli accorgimenti da fare per non perdere denaro e per guadagnare il massimo dalla vostra attività musicale.

Ciao Michele! Innanzitutto grazie per l’intervista. So che nasci come cantautore e hai alle spalle tanti anni di esperienza nel mondo musicale. Come hai deciso di trasformare quella che era una semplice attività legata alla tua passione, cioè la promozione musicale, in un lavoro vero e proprio?

E’ avvenuto tutto in maniera naturale. I miei amici musicisti che guardavano come mi davo da fare nel promuovere da solo la mia musica mi hanno chiesto una mano per i loro progetti. Dopo che ho finito di aiutare gli amici sono passato agli amici degli amici e a quel punto ho pensato bene che forse era il caso di strutturare un po’ la cosa sotto forma di etichetta e ufficio stampa. E’ così che è nata La Fame Dischi, l’etichetta che ho fondato e in cui lavoro dal 2011.

Il tuo e-book, “Il segreto per vivere di musica” è una preziosa guida per tutti coloro che fanno musica e vogliono diventare più consapevoli del proprio lavoro dal punto di vista promozionale, cosa che spesso gli artisti snobbano perché si concentrano testardamente solo sul lato della produzione. Non è una battaglia persa? (ovviamente sono ironico)

Capisco la tua ironia. Gli artisti infatti spesso fanno l’errore di pensare che con il loro disco svolteranno e quindi non si preoccupano di nient’altro che della loro musica. Perché il loro disco è una bomba eccetera eccetera eccetera. Poi in realtà non succede niente e magari dopo un po’ mollano. In realtà se fossero più consapevoli e conoscessero meglio l’ambiente in cui operano scoprirebbero come effettivamente si guadagna dal mestiere della musica. Il mio libro infatti vuole anche fare luce su tutti i protagonisti del mondo musicale.

Nel tuo libro racconti che “il segreto per vivere di musica è fare tutto da soli”. Questo discorso vale solo all’inizio o può essere un mantra per tutta la carriera, anche quando arriva il successo?

Nel libro spiego proprio questo concetto e spiego come fare all’inizio a fare tutto da soli in modo da avere più potere contrattuale quando qualche grossa etichetta o booking magari ci avanzerà qualche proposta. In realtà il lavoro che si deve fare all’inizio deve essere proprio orientato su due aspetti fondamentali che sono consequenziali. Per prima cosa occorre crearsi un proprio seguito e pubblico numeroso con il quale (seconda cosa) cercare di attirare l’attenzione di qualche etichetta più grossa o grande agenzia di booking. Perché per fare il salto quello grosso arriva sempre il momento di affiancarsi a realtà più grosse.  Bisogna cambiare mentalità. Non siamo noi che dobbiamo cercare un’etichetta, ma sono le etichette che ci devono cercare. Stessa cosa vale per i booking.

Personalmente ritengo che il problema non siano gli addetti ai lavori in sé (promoter, etichette, agenzie, ecc..) quanto l’opportunismo di alcuni di loro, i quali hanno a cuore più i loro interessi che quelli della band o del movimento intero . Pensi che rendere più consapevoli gli artisti possa essere la via vincente anche per mettere un po’ di ordine al mondo che vi ruota intorno?

Esattamente. Hai centrato il punto.

Un mese fa è uscita la notizia che in Gran Bretagna, per la prima volta da dieci anni, il vinile ha incassato più dei formati digitali nella prima settimana di dicembre. Come  vedi questo ritorno al supporto fisico? Solo una moda o una soluzione, soprattutto per le band agli inizi, di emergere rispetto all’oceano di proposte offerte dalle piattaforme streming e store digitali? 

All’inizio secondo me non è importante in che supporto stampi il disco. Le band all’inizio non dovrebbero soffermarsi sul formato più di tanto ma sull’intenzione di far arrivare la propria musica a più gente possibile. All’inizio regna il free-download per me. Stampare cd o vinile è un ragionamento che si fa quando poi si andrà a monetizzare ed è un ragionamento che arriva dopo, con i  dischi successivi. E arriva solo se all’inizio con le prime pubblicazioni abbiamo lavorato bene creando il nostro seguito facendosi conoscere suonando tanto dal vivo e usando bene i social. Solo a quel punto ha senso ragionare su che formato utilizzare per vendere la nostra musica. A quel punto non bisogna fermarsi ma occorre pensare anche a t-shirt, shopper e tutte le idee originali che ci vengono in mente per monetizzare la nostra musica. Perché se permetti dopo anni di duro lavoro a pubblicare dischi e a suonare per pochi euro è sacrosanto aspettarsi il momento di monetizzare. Ma quello arriva sempre dopo. Non si può partire dalla fine.

L’aspetto più importante per le entrate di una band è il live, ma anche il concerto stesso non gode di ottima salute. Tu come vedi la scena live, soprattutto per le band emergenti? Che strategie si possono mettere in atto per ridare linfa alla cultura del concerto dal vivo?

Suonare dal vivo è dura. Il problema vero però è crescere. Perché all’inizio è normale che suoni nei bar o dove capita. Ti devi far conoscere. Ma io ho visto intere carriere di artisti meritevoli che si sono bloccate in quei tipi di locali piccoli e improvvisati. Fare il salto è difficile. Riuscire a riempire un live club con il proprio progetto di inediti è difficile. Per quello è importante saper usare tutti gli strumenti che la rete ci mette a disposizione per creare e far crescere il nostro pubblico. Ogni giorno occorre parlare con i nostri potenziali fan, dialogare con loro. Abbiamo uno strumento potentissimo come facebook e non possiamo pensare di fare i musicisti senza usarlo. Facci caso. Tutte le band che sono riuscite a fare il salto dai localini ai live club ci sono riuscite con la forza del loro seguito, seguito che si sono costruite anche con la loro attività giornaliera online sui social oltre a quella offline dei live. Mi fanno sempre ridere quei musicisti che dicono “che palle sto facebook” e poi si lamentano che non suonano. Forse il motivo per cui non riescono a trovare spazi dove suonare è proprio perché non utilizzano facebook nel modo giusto o non ne comprendono il reale potenziale.

In chiusura ti chiedo di raccontarci della Fame Dischi. Qual è la vostra mission e quali sono i vostri progetti futuri, sia a livello di roster che a livello di corsi?

Guarda per quanto riguarda i corsi ho un sacco di idee sia per nuovi video corsi che anche per corsi in aula dal vivo. Non posso anticipare niente anche perché non ho ancora deciso niente. Per quanto riguarda La Fame Dischi tenetevi pronti che il 10 Gennaio esce il nuovo disco de La Madonna di MezzaStrada, una band qui di Perugia che ha fatto un disco davvero bello. Poi comunque per tutte le novità vi rimando al nostro sito www.lafamedischi.com.

A cura di Alessandro Melioli

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