Romeo e Giulietta: tragedia di due millennials @ Teatro Leonardo

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Non c’è traccia della Fair Verona shakespeariana sulla scena del Teatro Leonardo, scelto da Corrado d’Elia per la sua rilettura della storia d’amore per antonomasia: quella di Juliet and her Romeo.A prendere il posto delle mura della città dei due amanti, al di fuori delle quali per Romeo non sembra poter esserci vita, sono dei muri umani vibranti e carichi di energia, che trasmettono perfettamente la violenza e l’intensità delle emozioni provate dai personaggi.

Il dinamismo, che prorompe in sala per mezzo della musica ossessiva e delle frenetiche corse dei personaggi, dirette quasi sempre verso il nulla, coinvolge protagonisti e spettatori in un turbine vorticoso di eventi al quale nessuno è in grado di sottrarsi. A spezzare la tensione provvedono il rosa dei capelli di Giulietta (interpretata da una bravissima Chiara Salvucci), che spicca sui costumi totalblack scelti per gli attori, e la scelta di rispettare e accentuare la comicità proposta nei primi atti dal drammaturgo elisabettiano.

La caricatura dei coniugi Capuleti e della balia di famiglia non soltanto risulta esilarante ma esamina anche da un’altra prospettiva il confitto generazionale già presente nel testo originario: ad essere incapaci di dominare le proprie emozioni sono ora anche gli adulti, dalle reazioni irruente e irrazionali, mentre i giovani, nonostante la passioneli domini e li conduca a prendere decisioni sconsiderate, risultano quantomeno mossi da motivazioni profonde.

Coraggiosa e apprezzabile la scelta, tutta Luhrmanniana, di evitare riferimenti al contesto temporale per trasporre la vicenda in un tempo più recente, un tempo in cui si parla già di ragazzi emo, di droghe e di problemi adolescenziali. Ed è proprio in questo fitto intreccio di passato, presente e futuro che si incontrano per la prima volta Romeo (Emanuele Turetta) e Giulietta che, pur salutandosi con un semplice e timido “ciao”, indossano abiti contemporanei e recitano gli originali sonetti shakespeariani.

Al di sopra delle parti due personaggi chiave, brillantemente interpretati rispettivamente da Gianni Quillico e Angelo di Figlia: Frate Lorenzo, portato in scena in vesti orientaleggianti, e la balia dei Capuleti che, oltre che per il copricapo, risplende per le sue argute battute. Lo spettacolo, in scena fino al 2 aprile,fa rivivere quindi in maniera del tutto originale un grande classico senza tempo, accettando la sfida – e superandola egregiamente – di confrontarsi con un modello autorevole e, quindi, anche passibile di risultare già rivisitato troppe volte.

E tuttavia, nonostante i contro, scegliere di raccontare a teatro la triste vicenda delle due potenti famiglie di Verona ha un pro che risulterà sempre essere vincente a prescindere dalle epoche storiche, dalle scelte scenografiche e dalla rilettura del testo: la bellezza della storia, che le diverse chiavi interpretative non possono intaccare. Come infatti ricorda la protagonista, affacciata al più celebre tra i balconi, “quello che noi chiamiamo col nome di rosa, anche chiamato con un nome diverso, conserverebbe ugualmente il suo dolce profumo”.

A cura di Laura Franco

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