QUI CITTÀ DI M: UN’INDAGINE AMARA E COMMOVENTE SU MILANO

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 “Sai cosa è davvero la città di M.? È una mamma… sì, una mamma dura, amara, che solo qualche volta ti sorride e quando lo fa, tu dici: però, mia mamma, quant’è bella. Ma poi si gira, ha come un oscuro pensiero e torna cupa e fredda e fai fatica a pensare che mai un solo giorno ti ha voluto bene, è tutta presa dalle sue cose, dal suo lavoro, non ha tempo da sprecare nemmeno per i figli… che cos’è un sorriso, mamma?”

 

A cura di Martina Mucciariello

In occasione dei vent’anni dell’ATIR (Associazione teatro indipendente per la ricerca) che ha aperto la sua stagione teatrale con la personale di Arianna Scommegna, in fieri dal 27 ottobre al 14 novembre 2015, il Teatro Ringhiera ha riproposto “Qui città di M”, monologo per sette personaggi scritto ad hoc per l’attrice da Paolo Colaprico, autore della “Trilogia della città di M.”. Il 4 novembre, inoltre, è stato organizzato dopo la rappresentazione un incontro con Giuliano Pisapia, autore di “Milano città aperta”, per creare un’opportunità di dibattito e confronto sulla città.

La vera protagonista dello spettacolo è infatti proprio Milano che, attraverso i vari personaggi interpretati dalla vincitrice del premio Ubu 2014, mostra le sue sfaccettature, i suoi cliché, le sue debolezze. Colaprico scrive una sceneggiatura ironica, calzante, a tratti amara nella quale si affrontano tematiche come l’indifferenza, la morte e le paure del quotidiano all’interno di un giallo che inizialmente fa da sfondo alla presentazione di diversi “tipi” ma si rivela in realtà lo spunto per una riflessione più profonda non solo sulla città, ma anche sui suoi abitanti. Arianna Scommegna, da sola, riesce magistralmente a dare voce a ogni singola personalità trasformandosi camaleonticamente da donna a uomo, da giovane ad anziano attraverso la fisicità, la mimica e la voce con la capacità di essere talmente credibile da far dimenticare allo spettatore la convenzione scenica: agli occhi del pubblico sembrano davvero sette gli interpreti presenti sul palco. La regia di Serena Sinigaglia è essenziale ma estremamente efficace e in linea con la scenografia che al bianco delle lenzuola che coprono i cadaveri contrappone il rosso del sangue, in una scena che è fin da subito un colpo d’occhio, un pugno nello stomaco.

“Qui città di M” è una rappresentazione che trascina lo spettatore e lo costringe a essere presente non come osservatore esterno ma come individuo compartecipe all’azione. La forza della pièce, infatti, è proprio quella di coinvolgere totalmente chi guarda con l’intensità di una interpretazione eccezionale, di una regia impeccabile, di un testo autentico e coinvolgente.

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