Il lunedì è uno spauracchio. La controparte oscura di un sabato del villaggio che al solo pensiero sa evocare il griugiume stantio della routine come nient’altro. Basti pensare a Salmo e al suo “lunedì di sabato sera”, che ci riporta dritti al lontano 2005, quando Cremonini leggeva la fine di una relazione come l’impossibilità di una nuova domenica. Ma, quasi a voler riabilitare l’immagine babauesca di questo giorno in sé innocente, ecco che Ernesto Petrolà ci offre un singolo emotivamente carico e molto ben costruito, attribuendo a questo topos settimanale della canzone italiana un significato diverso.

Ma prima l’artista. Giovane cantautore palermitano, Petrolà non gioca di certo la parte del parvenu sulla scena musicale nostrana. Dopo aver partecipato a rassegne come il Festival Lilybeum di Marsala, a 25 anni si esibisce niente meno che all’Ariston di Sanremo. Qualche anno più tardi inizia a studiare canto e passa le serate a interpretare cover nei locali siciliani, fino a diventare frontman degli Ernesto&LeCoseStrane e dedicarsi alla presentazione televisiva. Negli ultimi anni riprende a comporre sulla scia di quel cantautorato italiano che oggi – un po’ per celia, un po’ per non morir – va a situarsi a metà strada tra l’alternative e l’indie. Un buon bagaglio di esperienze, quello di Petrolà, il cui influsso è tangibile in questo suo singolo di debutto.

Musicalmente, Lunedì si inserisce in quel revival di sound anni ’80 che segna la scena italiana e internazionale attuale. L’elettronica new wave accompagna in modo non invadente una linea melodica limpida, una voce in equilibrio tra la riconoscibilità e l’impostazione che riesce nel compito di non scadere da un lato nel sentimentalismo amatoriale e dall’altro nella freddezza. C’è un po’ di Baglioni, parecchio Dalla e certi acuti che richiamano alla mente il primo Battisti. Ma il tutto ben dosato, tenuto sempre a una certa distanza.

Il testo racconta di una storia d’amore che sboccia e porta con sé serenità e speranza, permettendo all’artista di vedere il fantomatico inizio di settimana come una possibilità di rinascita. L’emotività si àncora ai dettagli più concreti della vita (su tutte l’analogia con l’autotreno) e gesti dal sapore naïf che ne arricchiscono la delicatezza. A emergere – complice l’arrangiamento leggero e la vocalità agile di Petrolà – è che mondo di spensieratezza indefinita, trasognata che anima il pezzo. Il video inoltre offre uno spaccato di quotidianità tra due giovani, con molti sorrisi e una gioia giocata in riva al mare. Che si tratti di una romance omosessuale passa in secondo piano rispetto alla felicità dei protagonisti, il che si sposa perfettamente con il Love is love che caratterizza giugno, mese di uscita del singolo (precisamente il 28) e insieme mese del Pride.

In breve, Lunedì ci è piaciuta. Petrolà dimostra di essere in grado di maneggiare tutte le componenti del prodotto musicale, inquadrandosi bene nella scena musicale contemporanea senza restarne vittima. Le diverse parti del pezzo – musica, testo, arrangiamento – stanno in buon equilibrio tra loro e rendono efficacemente il pensiero artistico dell’autore. Per dirlo con le sue parole: “Non ti aspetteresti un riscatto il lunedì. Non ti aspetteresti una cosa bella, il lunedì.” E invece a volte arriva.

A cura di Gabriele Cavallo

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