Peter Pan guarda sotto le gonne

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Peter Pan guarda sotto le gonne è il primo capitolo della trilogia sull’identità messa in scena dalla compagnia teatrale The Baby Walk.

Peter Pan guarda sotto le gonne

Che cosa vuol dire crescere in un corpo che non ci appartiene? Come è possibile convivere con le aspettative della società in ambito relazionale e comportamentale? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che Liv Ferracchiati pone agli spettatori di Peter Pan guarda sotto le gonne.

Peter è una ragazzina di “undici anni e mezzo” che a differenza delle sue coetanee ama il calcio e detesta abiti, gonne, e ogni stereotipo legato alla femminilità. È l’incontro con Wendy a determinare in Peter la definitiva presa di coscienza della propria “diversità”. Wendy incarna i cliché dai quali invece Peter tenta di distaccarsi. L’attrazione per questa ragazza amplifica l’esigenza di dar voce ai propri istinti e di assecondare la propria natura. Le ribellioni di Peter nei confronti dei  genitori (presenti solamente in forma di voci) aumentano progressivamente di frequenza, ribellioni che non sono altro che tentativi di comunicare al mondo la propria identità.

I giardini di Kensington, dove Peter conosce Wendy,  sono il luogo della sua metamorfosi, dato che proprio tra i suoi alberi si imbatte nella Fata Tinkerbell: lo specchio attraverso il quale Peter comprende e razionalizza la sua condizione. Tinkerbell svolge la funzione che nel teatro classico era propria del coro: dialogando col pubblico, rende gli spettatori consci dell’inadeguatezza delle informazioni sul transgenderismo in loro possesso.

La corporalità degli attori è l’elemento ulteriore che evidenzia il disagio vissuto da Peter. Peter Pan guarda sotto le gonne comincia con la sola Peter nuda e seduta con le spalle rivolte al pubblico, in qualche istante, faticosamente indosserà un grazioso vestito rosa: il costume che la imprigiona in un corpo che non sente proprio. Lo spettacolo prende nome da a una delle sue scene emblematiche: Wendy è costretta per penitenza a sollevare la propria gonna e a mostrarsi a Peter. Questo momento segna lo snodo decisivo per la maturazione sessuale di Peter che, tornata a casa, simulerà un rapporto eterosessuale con l’utilizzo di un pene posticcio rappresentato da un telecomando.

Non è un caso che nell’intera rappresentazione vi sia un unico personaggio maschile: l’attore che rappresenta il doppio di Peter, la proiezione di se stesso a cui la ragazzina dal corpo difforme aspira a diventare nel futuro. Pur non essendo uno spettacolo didattico, Peter Pan guarda sotto le gonne ha il grande merito di essere riuscito a offrire uno sguardo autentico sull’infanzia di un individuo dall’identità di genere difforme da quella biologica.

L’intensità drammaturgica è tale da generare una per nulla scontata forma di immedesimazione che genera in chi si trova in sala un forte senso di angoscia. Si esce dal teatro con una domanda ben precisa: e se fosse capitato a me? Mettendo in scena l‘intimità e la segretezza della vita di una bambina che non si sente tale, la rappresentazione di Liv Ferracchiati non risparmia nessuno, ed obbliga ogni singolo spettatore alla più profonda introspezione. Lo spettatore, che diventa testimone del dolore del(la) protagonista, già sa nel momento in cui entra in sala che non ne uscirà passivo, che la performance che lo aspetta lo travolgerà, prima sottilmente ed infine totalmente.

a cura di Carlo Michele Caccamo e Francesca Faccani

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