In una fredda domenica sera d’inverno, l’appuntamento per riscaldarsi con una birra fredda e dei talenti freschi è al Circolo Ohibò, uno dei principali hotspot in città per godersi i live dei migliori talenti della nuova scena indipendente, dove il 19 gennaio ha preso il via l’ottava edizione del Pending Lips, storico concorso per giovani band e autori emergenti, che grazie alla straordinaria opportunità offerta da Costello’s – etichetta promotrice della gara – avranno la possibilità di farsi conoscere maggiormente nel panorama indipendente nazionale. A giudicare le performance dei concorrenti ben tre giurie d’eccezione: la giuria di sala e tecnica, composta da Simone Castello, Nava Golchini, Sem&Stènn, un giudice speciale per ogni serata e un nutrito team di addetti ai lavori, la giuria del pubblico sovrano e la giuria composta dai partner della manifestazione per l’attribuzione di premi speciali. Anche quest’anno noi di Vox abbiamo l’onore di far parte di quest’ultima, e qui vi raccontiamo com’è andata.

I primi a rompere il ghiaccio (e a passare il turno al termine di questa prima eliminatoria) sono i Diorama, che sul palco dell’Ohibò hanno portato le loro briciole dal gusto britpop e il loro disordine psichedelico, perfetti portavoce di una generazione che troppo spesso ha “paura di quello che verrà e il vuoto di ciò che non è mai venuto”. Impossibile non empatizzare. Siamo con voi ragazzi.

Ad alternarsi onstage troviamo poi Angela Iris – che con le sue ballad malinconiche à la Maria Antonietta, eseguite in acustico solo con pianoforte e chitarra, ci ha trasportato nel suo mondo fatto di atmosfere delicate e sognanti – e, direttamente da Brescia, Il Sistema di Mel, band emo-core che con la sua influenza rock e post-punk ci ha riportato indietro alla gloriosa golden age della musica indipendente (Gazebo Penguins e FBYC vi dicono qualcosa?). Nonostante le eccellenti performance completamente diverse fra loro, Angela Iris e Il Sistema di Mel purtroppo non entrano nella rosa dei semifinalisti, ma sicuramente sono entrati nei nostri cuori. Nostalgia canaglia.

  

La serata del Pending prosegue tra birre, freddo glaciale fuori dall’Arci ma calore umano dentro. È il turno della band Oregon Trees, e anche il nome è un ottimo suggeritore dello spirito del gruppo bresciano: un mix indie/folk che qualcuno della giuria definisce anche erotico. Noi di Vox al riguardo siamo d’accordo, ci piacerebbe vedere gli Oregon Trees su un palo da pole dance.

 

Al contrario del loro nome, arrivano eccome gli Yet To Come. La sopresa della serata. Tre simpatici capelloni che ci dicono di aver inventato un genere, il “Lemon Funk”, e non ci sono dubbi, piacciono a tutti. Nell’indefinibilità della band, tanto da dover trovarsi un genere proprio, ci ritroviamo ed è naturale che anche noi, dall’altra parte del palco, ci facciamo ammaliare dallo sguardo della cantante e ci abbandoniamo alle sonorità. Un 10+ anche da parte di Nava, membro della giuria e particolarmente affine al genere. Giustamente ci fa notare come non sia affatto semplice replicare ciò che si fa in uno studio su un palco, quindi riconfermiamo anche noi: 10+

Chiude la serata Hurricane, il secondo solista della serata. Ottima chiusura, infatti veniamo subito trasportati nelle atmosfere di un pub inglese, tanto che è lo stesso Hurricane a raccontarci la genesi del primo brano che ci propone, come in un vecchio racconto in una libreria piena di polvere, ispirato alla storia di un anziano cantante lirico incontrato a Londra che gli intima di continuare a cantare. E così ha scelto di fare Hurricane anche la scorsa domenica sul palco del Pending.

La prima eliminatoria di questo magico X Factor in formato indipendente si conclude dunque con il passaggio in semifinale dei Diorama, degli Oregon Trees e degli Yet To Come, ma per rimanere sempre aggiornati l’appuntamento è domenica sera all’Ohibò e sui nostri canali!

A cura di Greta Valicenti e Sara Palumbo

Foto di Silvia Violante Rouge

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