Partitura P: Pirandello presenta se stesso, uomo

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Di bianco vestito, concentrato nella quiete del suo alter-ego, Fabrizio Falco dà il via alla performance mentre la platea sta ancora prendendo vita. Il capo si muove senza seguire i mormorii o gli ingressi di chiasso indesiderato. Quando la luminosità abbandona la sala, è il palco a rimanere coperto da un velo di penombra. S’ode una musica che sa di tropicale, lieve ma capace d’infiltrarsi, a tratti maliziosa, eco di una popolazione antica o di una città del sud. La luce lo investe da sopra, da sotto, di lato, sempre accurata nella propria parsimonia. È l’inizio di un monologo che è più una chiacchierata, un riversarsi diretto e schietto verso il pubblico che travalica la percezione dello spazio-tempo.

Una a una, in un unico flusso ininterrotto di letteratura e umanità, vengono evocate tre novelle di Luigi Pirandello: La morte addosso, Una giornata e Il treno ha fischiato. La messa in scena è asciutta e semplice e ogni elemento è parte di un connubio realizzato per risaltare il testo pirandelliano: luce, attore e musica sono al suo servizio. Quest’ultima, in particolare, adempie l’accurata funzione di dettare i tempi alle parole e sottolineare i ritmi della comunicazione testuale dell’autore siciliano, dal quale sembra scaturire. La luce diventa braccio d’un atmosfera d’inquietudine onirica che delinea l’ambiguità del pensiero umano nelle sue molteplici fasi, dalla depressione alla felicità dell’immaginazione liberata. Inoltre, valorizza il repertorio espressivo di una recitazione impeccabile ed estremamente complessa nel suo essere disadorna. Si può dire che il palco stesso, ignudo di rifiniture, sia il vero protagonista dell’insieme. In esso lo spazio diventa privo di un tempo, privo d’un luogo; è prima una camminata, poi una corsa, una caduta e infine un salto a capofitto nei meandri di una coscienza buia ma ancora in grado di ravvivarsi.

Ci troviamo di fronte a una ‘Partitura’, perché l’omaggio culturale all’autore siciliano, la volontà di rimanere aggrappati alla bellezza del retaggio, inizia con la disperazione ossessiva di un uomo che corre verso l’imbuto della morte, segue con la sospensione incredula di chi deve ancora imparare ad accettare se stesso e culmina con il ritmo scoppiettante e ridondante di un’esplosione di speranza dal sapore di libertà e pazzia: l’immaginazione felice che coccia con il disabituato disgusto sociale e che, vitale nella sua unicità, trionfa noncurante.

Tre fasi di una partitura in cui Falco dimostra perché gli è stato riconosciuto il Premio Ubu Under 35 che l’ha consacrato nel 2015, ma non prive di pretenziosità. Trapela infatti il desiderio, o quantomeno il tentativo, di cercare di comunicare una semplicità e una schiettezza concettuale che, paradossalmente, di questi tempi sono di ardua comprensione. Non è un obiettivo tanto azzardato quanto difficile, e non certo per demeriti di chi ha scelto di dargli voce, ma va preso atto d’una perduta attenzione al testo, di un contesto in cui il fischio di un treno andrebbe a confondersi (e perdersi) in un marasma generale divenuto caos abitudinario e, per questo, silenzio non comunicante. Siamo davvero certi che sentiremmo ancora fischiare un treno? E, se lo udissimo, quale rilevanza gli daremmo?

Ma al Parenti si respira fiducia. Dal teatro è come se trasparisse una sincera passione di Falco per Pirandello, una passione recente o, azzardiamo, rinata dal torpore in cui s’era assopita. D’altronde la classicità di Pirandello è racchiusa nel suo essere universale e moderno, ed è sempre un bene ricordare quanto sia concreta la letteratura, quanto sia intimamente connessa con il reale e lontana dalla presunta polvere dei tempi andati in cui la velocizzazione odierna si ostina a relegarla. Perché in fondo, se vogliamo, finché resisterà la percezione meditata d’un turbamento, per quanto sottile, l’uomo potrà ancora definirsi tale; e ben venga dunque ogni aiuto alla coscienza!

Teatro Franco Parenti

12-30 Ottobre 2016, intero €15, under 26 €10

Mar, gio, sab – h20:45

Mer, ven – h19:30

Dom h15:45

Regia: Fabrizio Falco

Cast: Fabrizio Falco

Disegno Luci: Daniele Ciprì

Musiche: Angelo Vitaliano

Costumi: Marina Tardani

Aiuto Regia: Maurizio Spicuzza

A cura di Federico Lucchesi

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