Modì: l’ultimo inverno di Amedeo Modigliani

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Luci soffuse, dei tavolini al centro del palco che richiamano una taverna di Montparnasse, un gruppo di musicisti e, sul lato destro del palcoscenico, un divano a rappresentare una nicchia familiare distaccata. Così è come si apre la scena della prima di Modì – L’ultimo inverno di Amedeo Modigliani, musical in scena al Teatro Leonardo dal 14 al 17 aprile.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Gipo Gurrado, è un omaggio alla vita di un uomo romantico e ribelle, di un artista, di un genio che ben si è incarnato in quello che è stata la Belle Époque.

Modì faceva parte di quel gruppo di pittori, poeti e maestri “maledetti” che vissero il loro estro artistico alla luce della sregolatezza e di un’incomprensione da parte della società, una società incapace di riconoscere il loro genio. E proprio nell’ultimo inverno della sua esistenza, il pittore livornese visse all’estremo la sua dipendenza da alcool e droga e la tragica storia d’amore con Jeanne Hebuterne, ricercando un riconoscimento da parte degli altri tale da garantirgli una vita dignitosa.

Il musical è incentrato soprattutto sulla drammaticità della personalità e della vita dell’artista, un uomo innamorato della bottiglia e incurante della propria salute. All’interno della taverna, altre voci si uniscono a quella del protagonista, da Kiki de Montparnasse a Maurice Utrillo, fino a Leopold Zborowski.

Tutto inizia dall’amore profondo di Modì per i colori e le sfumature, ogni scena e ogni sentimento passa attraverso la musica. I brani si alternano cercando di raccontare il tormento di un’esistenza instabile, dove le vie della perdizione affondano nei luoghi bui delle debolezze umane. Le varie voci che entrano in gioco sono tutte calibrate e di un forte spessore vocale.

Nell’insieme, lo spettacolo riesce bene a trasmettere la tragicità dell’artista e degli altri personaggi, ponendo l’accento sulla loro diversità anche attraverso espressioni proprie di Modì, come il brano “noi abbiamo dei diritti diversi dagli altri, perché abbiamo dei bisogni diversi che ci mettono al di sopra della loro morale”.  In alcuni momenti scenici, però, non si riesce a trovare una chiara linearità, che può essere colta soltanto se conoscitori della vicende biografiche dell’artista e la travagliata storia d’amore con la compagna rimane un po’ in disparte – sia narrativamente sia visivamente.

A cura di Stefania Fausto

 

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