LOLITA, NON ORA NON QUI

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A cura di Claudia Tanzi e Francesca Bonfanti

Chi lo dice che l’allinearsi per evocare magiche influenze sia proprio solo dei pianeti? A noi piace pensare che a volte anche il variegato mondo della finzione letteraria e di quella scenica si mettano d’accordo per regalarci qualche sorpresa: per questo non sarà un semplice caso quello di essere state accompagnate nella lettura di Lolita da un segnalibro recante una citazione tratta da Perchè leggere i classici di Calvino:

I classici sono quei libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.”

Portatori di valori eterni e assoluti, perchè discendenti dalla stessa natura umana, i classici sono quei libri capaci di non invecchiare mai, di rendersi sempre attuali al di là di ogni tempo e luogo. E poi ci sono occasioni in cui i personaggi che abbiamo imparato a conoscere sulla carta stampata prendono vita e forma calcando le assi di un palcoscenico, pronti a essere messi alla prova dalla nostra immaginazione e dalle nostre aspettative. Uno di questi incontri è quello che vi riserva il Teatro Libero fino al 24 febbraio, dove i personaggi di Nabokov, consacrati nell’immaginario visivo da un paio di occhiali rossi e una leccalecca, sono portati alla luce dalla messa in scena del Circolo Bergman. Letteratura, cinema, teatro: ognuna di queste forme d’espressione vuole avere, a modo suo, voce in capitolo sulle icone che l’umanità può offrire, sui demoni che abbiamo da esorcizzare. Al semplice “Lolita”, la riscrittura di Marcello Gori ha aggiunto il “non ora non qui”, indice di un parallelismo irrealizzabile tra realtà teatrale (un ossimoro?) e finzione letteraria. Eppure tra le righe di questa narrazione che procede quasi impazzita per continui flashback e viaggi a cavallo dei ricordi nelle menti dei protagonisti, si può scorgere anche, all’opposto, un “Lolita, ora e qui”: perchè, per quanto Nabokov nella postfazione neghi qualsiasi intento didascalico al suo progetto iniziale, proprio il tentativo abortito del venire alla luce di una relazione fallita in partenza ci porta a riflettere su cosa Lolita abbia da dire alla nostra epoca.

Emblemi di visioni antitetiche ed inconciliabili: la voglia di vivere e le infinite ambizioni dei 20 anni nell’una, il fallimento di ogni aspettativa, nei 50 dell’altro, i due protagonisti partono per un viaggio senza la fantasia di una meta estrosa, senza l’avventura della scoperta mai finita, senz’altro che non siano le pareti sudice di una camera di motel, senza senza senza. A dare una traiettoria al loro vagare, si direbbe vadano a Sud: perchè quella che intraprendono è in fondo una discesa senza possibilità di risalita.

La scenografia stessa, uno squallido letto sfatto da motel, a fungere più da parete che da tacito testimone (ben più che poesia) di un amore profano a un dramma che non evolve, rimane lì, fermo e appeso come il rapporto che non degenera, perchè ciò che emerge è solo la tragicità di un destino segnato sul nascere.

E se, come accade in ogni buon libro, i livelli interpretativi non si contano, anche i ragazzi del Circolo Bergman ci lasciano, una volta spente le luci del palcoscenico ed esauriti gli applausi agli interpreti ad un finale che resta aperto ad uso, consumo ed immaginazione dello spettatore (o meglio, dell’umore contingente dello stesso): l’omicidio infatti viene inscenato, ma non rappresentato, come già nel cruentissimo teatro greco non una goccia di sangue compariva davanti all’occhio dello spettatore, e d’altronde il sottomesso Professore appare altrettanto incapace di uccidere quanto di reggere il peso della vitalità agognata di Valentina, novella Lolita. Qualche psicologo di scuola freudiana si crogiolerebbe nel leggervi il superamento di un’ossessione morbosa: ma quale obnubilamento potrebbe mai far credere quell’uomo consunto capace di una tale spinta di volontà?

Tante, troppe le domande che restano aperte, a partire dal leitmotiv che percorre l’intero dipanarsi della vicenda “Perchè hai lasciato qui tutta questa roba?”. Ma un altro quesito rimane insoluto, a ricordare che i libri, i film e le drammaturgie teatrali con i loro personaggi, in fondo, non sono mai “posseduti” del tutto: ma quanto è alta Lolita?

Noi, l’abbiamo chiesto a sceneggiatore, regista ed attori. Stay tuned…

 

 

 

 

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