Live report: Cold Cave @ Magnolia

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Gli anni Ottanta sono ancora vivi, anzi in certi casi pare esserci ancora in mezzo. Pensiero comune per i presenti al concerto di mercoledì 5 aprile al Circolo Magnolia dei Cold Cave, il progetto darkwave/synthpop dell’artista statunitense Wesley Eisold. Artista nel vero senso del termine: musicista, cantante, scrittore, autore, fondatore della casa editrice Heartworm Press, Eisold è un’icona dell’ambiente dark in primis grazie ai trascorsi in band punk e hardcore come Give Up The Ghost o Some Girls e a partire dal 2007 grazie ai numerosi album, singoli e concerti legati a Cold Cave. Gli anni Ottanta, quelli dell’esplosione dell’elettronica, quelli oscuri che trascinano stancamente con sé il grido rivoluzionario del punk, quelli che vogliono rivendicare il proprio essere rock senza scadere nella nostalgia sono tutti presenti nelle produzioni di Cold Cave. Così come si possono trovare nei Drab Majesty, duo californiano molto stimato dallo stesso Eisold, i quali si presentano sul palco del Magnolia per aprire al loro mentore con un look decisamente inquietante. Maschere e trucchi facciali, capelli colorati sparati in aria, caschi spaziali per dare vita ad una musica in linea con le tinte dark ed elettroniche alle quali si ispirano. A giudicare dalla numerosa presenza di fan sotto al palco, sono stimati anche nel nostro paese.

I Cold Cave amano l’essere minimali. Sul palco due synth e un paio di microfoni. Fumo, tanto fumo quasi da annullare la vista. Nessuna luce. I visual sono estremamente semplici, spesso consistono in una sola immagine proiettata su uno schermo immerso nell’oscurità. Dietro ai synth due figure immobili, nere, che eseguono meccanicamente il loro compito senza lasciare spazio a manifestazioni emotive. Eppure la musica dei Cold Cave non è così priva di tonalità di colore, anzi è un’esplosione di suoni che si rincorrono e si intrecciano. La caratteristica della musica di Eisold risiede infatti nel riuscire a tenere insieme atmosfere dark e testi che affondano le radici nel vissuto più oscuro, dando eco ad un nichilismo a tratti estremo, con sonorità che si spingono fino all’electro pop. Fin dalle prime canzoni il piglio è deciso e la perfomance non conosce pause tra un pezzo e l’altro, con un Eisold che non bada a fronzoli e si concentra solo sul cantato. Poche parole per il pubblico, poco movimento sul palco, è lì solo per la sua musica. Tempo tre canzoni e sentiamo già il riff di A Little Death To Laugh, uno dei pezzi più celebri. Il concerto si muove tra produzioni storiche, una su tutte Confetti, introdotta da cassa in 4/4, giro di basso e tastiere, insieme a People Are Poison, un vero e proprio manifesto per i fan di Cold Cave, con singoli più recenti come The Idea of Love. La cosa interessante è che in certi momenti pare di trovarsi di fronte ai New Order o ai Depeche Mode ed è veramente difficilmente non ballare: il suono esce fresco e se si fossero spinti ancora più in là saremmo finiti nella dance alternativa. Eppure il contesto così volutamente dark pare smorzare l’entusiasmo. Un contrasto forse forzato. Sul finale la luce scompare del tutto per lasciare spazio a lampi che squarciano il fumo. Sembra un temporale. Ma la voce di Eisold, partita sommessa e sommersa dai suoni fin da subito, non riesce quasi mai a trovare spazio. “Guys, you’re so fuckin quiet tonight” ci ammonisce. Non gli si può dare torto. La maggior parte preferisce stare ferma a gustarsi la perfomance, lasciando le grida a solo una decina di punker nelle prime file. A mezzanotte passata salgono sul palco i Drab Majesty per chiudere il concerto, senza dare spazio a bis, con la gente che inizia già ad incamminarsi verso l’uscita, prima della scomparsa definita dei Cold Cave nel buio. Dietro rimane solo il fumo.

Quello dei Cold Cave è un concerto intenso, a tratti pieno di energia, ma che non riesce mai a cambiare passo. Parte forte ma chiude in calando, senza picchi, senza momenti di svolta. Da un lato è questo lo stile di Eisold, uno che rivendica la propria libertà tanto dal punto di vista compositivo, quanto dal lato della perfomance. Di sicuro però un coinvolgimento maggiore aiuterebbe a rendere l’atmosfera “meno quiet”. Nel complesso tuttavia non gli si può imputare nulla: meglio un concerto equilibrato che forzato. Usciamo soddisfatti e sempre più innamorati della musica che ha fatto la storia degli anni Ottanta, ringraziando tutti coloro che riescono a renderla così attuale. Andare a sentire un live dei Cold Cave è come tornare alle origini. C’è solo da apprezzare e ammirare.

a cura di Alessandro Melioli

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