Laura Curino racconta e si racconta: la drammaturgia di bella e fiera

341

A cura di Martina Mucciariello

“La drammaturgia di Bella e Fiera”: Laura Curino racconta e si racconta

 Incontro con Laura Curino, Beatrice Marzorati e Roberta Carpani” Chiostro Nina Vinchi, Teatro Grassi”

“Non vorrei raccontare storie tristi. Vorrei raccontare storie vere ma in modo lieve” L. Curino

 Laura Curino, autrice e attrice, in occasione dell’incontro presso il Chiostro Nina Vinchi a poche ore dalla prima di “Bella e Fiera”, descrive il suo rapporto con la drammaturgia e ricorda in primis l’importanza di aver avuto una madre sarta, cosa che le ha insegnato a prendere senza paura dei modelli e riadattarli.

 La drammaturga racconta degli esordi con il “Teatro Settimo”, di come la sua fosse una compagnia giovane i cui membri, interrogandosi su se stessi, collaboravano per raccontare la loro città, Torino, e in particolare la periferia di Settimo che, inizialmente, non aveva neanche un nome vero e proprio. Era semplicemente un luogo “a sette miglia da”.

 Richiamando alla mente alcuni dei testi firmati in passato, molto spesso su tematiche scottanti e attuali come “Mala polvere”, l’autrice sostiene che la cosa più importante nello scrivere sono le persone: ogni vita è straordinaria, imprevedibile negli avvenimenti a volte tragici, a volte fortunati.  Poi ci sono la raccolta dei dati, delle fonti storiche, della documentazione dettagliata che richiedono mesi e mesi di lavoro a lei e alla sua collaboratrice Beatrice Marzorati: cominciando da una panoramica sull’argomento si scava sempre più a fondo scremando informazioni a partire da elenchi di date, articoli, manifesti, presidenti, citazioni, film, etc. in una vera e propria analisi quantitativa dalla cui selezione nasce il testo drammaturgico.

“Non puoi raccontare la ricostruzione della Fiera di Milano nel dopoguerra se non parli della Scala sventrata dai bombardamenti, del fatto che un chilo di asparagi costasse 70 lire o che furono le macerie di Milano a formare la Montagnetta di San Siro: è dal particolare che si parte per raccontare la grande storia”.

Beatrice Marzorati parla di come, a volte, partendo da vicende secondarie che si intrecciano al soggetto principale della drammaturgia si riesca a creare una serie di richiami che rendono ancora più efficace la narrazione di un fatto storico. Un esempio è quando in “Bella e Fiera” si cita il Corteo per l’Italia liberata nel ’45 e si rievoca la serietà di una processione dove tutti portano scarpe lucidissime ma vecchie, vestiti fuori misura, eppure emerge dai volti una grande voglia di ricominciare.

Fondamentali per lo spettacolo anche le interviste agli operatori delle Fiere i quali si fondono in un unico personaggio con il compito di dare voce a un lavoro che per anni ha attraversato i cambiamenti di Milano e della Fiera stessa. ” L’autrice del testo ricorda che da bambini c’era la “FieradiMilano” (tutto attaccato), un evento imperdibile per le famiglie che entrandovi si sentivano ricche, nel pieno del progresso e della fiducia nel futuro in un’Italia che usciva dal buio. La Fiera era bella perché era moderna, tecnologica e allo stesso tempo popolare; essa era una giostra piena di stimoli e di sogni per i bambini ma anche per gli adulti. La sera si guadagnava l’uscita sopraffatti dalla stanchezza e senza mai aver comprato nulla nonostante si avessero le borse stracolme di depliant con cui i più piccoli avrebbero giocato fino all’anno seguente. Laura Curino conclude che vorrebbe ci fossero ancora dei “mondi in miniatura” (e badate bene, non il web) in grado di mettere in contatto i giovani con la realtà e la creatività al fine di stimolarli e dargli fiducia nel futuro, come nel suo caso è sempre riuscita a fare la “FieradiMilano”.

Ed è proprio con “Bella e Fiera”, questo elogio appassionato alla città ma soprattutto alla Fiera, che Laura Curino esprime quanto sia grata a una tradizione senza la quale Milano non sarebbe la stessa.

Commenti su Facebook
SHARE