LA SPREMUTA

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A cura di Nino Lo Giudice

Calabria, terra di generosità, ospitalità, profumi, paesaggi mozzafiato a perdita d’occhio, ma anche di malasanità, mancanza di infrastrutture, degrado, ignoranza. Questa carrellata di qualifiche, alcune purtroppo infelici, non vogliono sminuire la grandiosità di un popolo come quello calabrese, che è stata la culla (assieme al resto del Meridione) della Magna Grecia e quindi simbolo della cultura occidentale.  Sta di fatto che, dinamiche storiche in questa sede non analizzabili nel dettaglio (la mancanza di una società comunale forte come quella fiorentina; la forte influenza papale; oppressione dei dominatori stranieri come gli Angioini prima e Borboni poi, e inoltre una geometria territoriale basata sul latifondo di stampo feudale),   hanno contribuito alla formazione di gruppi più o meno organizzati, in cui ci si aiutava per resistere alle precarie condizioni di vita. Si sono infatti create sètte, cellule massoniche, che in principio avevano uno scopo mutualistico, poi degenerate in cosche criminali facenti tutte parte di un’organizzazione con un proprio codice e proprie regole: l’Onorata Società (in gergo) o semplicemente l’Onorata( ‘ndrangheta nell’uso comune). Ora, non si è voluto giustificare in questa piccola introduzione, l’operato di una delle organizzazioni criminali più potenti e feroci al mondo, ma si è voluto preparare il terreno per rendere il più comprensibile possibile, il contesto sociale, politico ed economico in cui si svolge il “ racconto teatrale” di Beppe Casales, “ La spremuta”. Un “racconto” che di racconto ha poco, prendendo esso spunto da un crudo fatto di cronaca. Gennaio 2010:  i migranti che lavorano nei campi di aranceti nei dintorni di Rosarno, si ribellano allo sfruttamento della malavita locale: scontri con la polizia, la caccia al nero ed infine lo sgombero e l’espulsione degli africani dalle “terre di lavoro”. Il monologo di Casales parte però trent’anni prima e si snocciola a sua volta in due storie; la prima parla di Daniel Allen, nigeriano, figlio di una famiglia benestante, la seconda di Antonio Bellocco, figlio di una delle più potenti e temute ‘ndrine, che affonda le sue radici nella cittadina di Rosarno. Nella fantasia dell’autore queste due storie, che viaggiano su binari paralleli si incontrano proprio trent’anni dopo, proprio in quel fatidico gennaio 2010. Daniel, ragazzo colto, morti i suoi genitori e sua nonna, decide di lasciare la Nigeria per andare a studiare in un altro Paese( che poi si rivelerà l’Italia), Antonio svolge sin dalla pre-adolescenza quei “compiti delicati” che il padre Giuseppe gli dice di fare. Uno scontro violento tra due ragazzi coetanei, figli di culture e mentalità diverse. Appassionato e dirompente monologo teatrale di Beppe Casales, vincitore del premio “Linutile del teatro” 2013, 120 repliche in tutta Italia, il 7-8-9 Novembre al Nuovo teatro Ariberto di Milano. Monologo che vuole sensibilizzare, scuotere le coscienze anche in un territorio apparentemente lontano, come quello milanese. Un articolo, il mio, che vuole nel suo piccolo restituire smalto e dignità a una terra meravigliosa, troppo spesso deturpata e violentata: la Calabria.

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