INFINITÀ TEATRALI: L’ADDIO A LUCA RONCONI

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A cura di Francesca Bonfanti

Ci sono figure artistiche che fungono così tanto da punto di riferimento per la propria disciplina che una volta perse, una volta persa la loro fisicità, la loro presenza e la possibilità di potersi aspettare ancora qualcosa “di loro”, di grandioso e imprescindibile si resta spaesati, spiazzati, si fanno bilanci su quello che ci è stato lasciato, ci si chiede subito chi ne prenderà, nel nostro immaginario, il ruolo. A chi ci si dovrà riferire parlando di “pilastri”. Con questo stato d’animo il teatro italiano e non solo prende famigliarità con la triste notizia della morte di Luca Ronconi, attore, regista, “Maestro”, Direttore Artistico del Piccolo Teatro, l’eccellenza teatrale del nostro paese, l’eredità lasciata a Milano, all’ Italia e all’ Europa da Strehler e Grassi. Ronconi lascia il suo Teatro proprio mentre è in scena quella che si è rivelata essere l’ultima sua regia, “Lehman Trilogy”, la storia della famiglia Lehman, dall’arrivo in America al crack finanziario del 2008, consegnandola alla lunga schiera di grandi e grandiosi allestimenti ronconiani che hanno segnato una delle più grandi innovazioni degli ultimi quarant’anni.

Lo spazio recitato si trasforma, con i suoi allestimenti, in spazio agito e vissuto da tutti i complici della finzione teatrale, dagli attori agli spettatori: con L’Orlando Furioso (1969) e con Gli ultimi giorni dell’umanità (1990) gli interpreti escono dai loro camerini, scendono dalle assi del palcoscenico per immergersi fra il pubblico; con questi spettacoli ambientati in chiese, piazze, ex fabbriche, si rinnova un’unione tra teatro e quotidianità che andrebbe riscoperta oggi come non mai. E se l’adattamento teatrale dell’Ariosto e delle sue ottave è geniale per la libertà concessa allo spettatore nel decidere che linea narrativa seguire e scegliere, vagando tra le varie pedane che fungono da palchi, facendo così creare a ognuno il proprio spettacolo personale, la messa in scena del testo del viennese Karl Kraus trae la sua forza d’impatto nell’ambientazione totalmente anti convenzionale dell’ex stabilimento industriale: scenario d’eccezione prescelto sarà il Lingotto di Torino.

Una ricchissima eredità, che rende ancora più pesante la consapevolezza del vuoto lasciato; una perdita che annulla quel binomio Ronconi- Piccolo Teatro a cui tanto ci eravamo abituati in questi anni, in una reciprocità che fa quasi sembrare impossibile la presenza dell’uno senza l’altro. E così è: con Luca Ronconi se ne va il “suo” Piccolo, ma resta per quelli futuri tutto ciò che lui e gli altri grandi nomi del teatro ci hanno consegnato con una sicurezza duratura.

http://www.lucaronconi.it/mostra_ronconi_home.asp

 

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