Fuori i secondi

532

Questa storia si svolge in Brianza, il cuore nebbioso del capitalismo aziendal-popolare dell’Altomilanese. Non si tratta però della Brianza nota ai più, quella dei deserti edificabili e dei self-made-umarell, ma di una Brianza dal tratteggio quasi neorealista, solida e terragna, come l’amore e il dolore che abitano questa storia.

Protagonista di Fuori i Secondi è Augusto alias Cesare Bagnoli (interpretato da Matteo Bonanni), campione di pugilato seregnese degli anni ’50. Figlio di un padre assente e di una madre impegnata a crescere altri quattro figli, è dalla vita che riceve i primi montanti. Prima la guerra, la fame e il collegio, “quello dei poveri e dei matti”, e poi il lavoro nel mattatoio dello zio, l’amore per Maria, la sua Maria, e una famiglia da mantenere, circondato dalle macerie di un paese da ricostruire.

Di questa lotta continua, la boxe diventa metafora e trasfigurazione: è proprio sul ring, nel quadrato della noble art, che la vita si rivela nella sua natura più profonda, quella dello scontro a tu per tu con l’avversario, lo sfidante mai nemico con cui però bisogna confrontarsi; un destino minore con cui poter fare pace una volta terminata l’ultima ripresa, lusso che spesso la vita non concede.

È un’epica del quotidiano quella descritta da Fuori i Secondi. Si tratta però di un’epica che trova la sua forza non nel solipsismo titanico dell’eroe contro tutto e tutti, ma nel coro che alimenta e sostiene tutta la sua storia: dal fratello Edoardo (Ettore Distasio) alla moglie Maria (Adriana Bagnoli) passando per il suo “secondo” e allenatore Pino (Marino Zerbin). È in questa costante relazione con tutti loro che emerge e si delinea la statura di Cesare: impulsivo, testardo e avventato, eppure di un’istintività buona, rivolta costantemente all’altro. Come ha affermato la regista e drammaturga dello spettacolo Adriana Bagnoli: «La trasposizione drammaturgica nasce proprio dal desiderio di raccontare e condividere una storia che è patrimonio di un paese e di un popolo».

C’è molta Storia nella storia di Augusto: c’è la guerra, e il suo dopo, c’è il boom economico, fino a giungere al giorno d’oggi, quando la vita di questo pugile brianzolo, rosticciere e padre di famiglia è diventata prima un poema scritto dal suo stesso figlio, Corrado Bagnoli, e poi un’opera teatrale, per mano della nipote. E lungo tutto l’arco descritto da questa storia è possibile scorgere un mondo che oggi è per lo più scomparso, quando non schiacciato ai margini della provincia del nostro Paese, un mondo in cui la fatica e il dolore non solo possono essere affrontati con dignità, ma persino con speranza – e non si tratta certo di una speranza dalle facili consolazioni o di una qualche forma di autoinganno psicologico, ma di una fiducia costante che tutto il sangue e il sudore versato, nella vita come sul ring, possano generare ancora vita.

E in questo, la fiducia di Augusto/Cesare può dirsi ben ricompensata, se ha tenuto impegnate due generazioni per raccontarla.

A cura di Nicolò Valandro

Commenti su Facebook
SHARE