FRAGILE/KYOTO @ TEATRO LIBERO

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A cura di Maria Ester Equi

Fragile / Kyoto è uno degli ultimi spettacoli del Teatro Libero andato in scena dal 24 al 30 marzo, un’ unione di due atti unici del drammaturgo scozzese David Greig per la regia di Vittorio Borsari.
Il primo elemento che accomuna entrambi è l’ ambientazione: la notte. Il momento in cui ogni cosa si fa più labile e ogni essere umano si rivela nelle sue fragilità.
Kyoto. In una stanza d’ albergo troviamo Dan e Lucy, un politico e una scienziata polare, due colleghi che da anni si incontrano ai vari convegni per la salvaguardia del pianeta. C’è qualcosa fra i due ma non è mai accaduto nulla. Questa potrebbe essere una notte decisiva per la loro possibile storia. Forse. Le personalità troppo diverse e le visioni differenti che hanno della vita saranno elemento discriminante nel loro incontro. Dan è un uomo preso dalla carriera, una persona che si adagia sulle comodità…la camera è scomoda, fredda, priva di comfort e l’ attenzione di Dan a intervalli regolari si dirige su queste mancanze piuttosto che sulla presenza di Lucy. Lucy al contrario è pragmatica, riesce ad arrangiarsi ed ha una visione diversa da Dan per quanto riguarda la politica; per esempio non accetta i privilegi che tanto ama Dan e probabilmente lei, scienziata che vive in un ambiente freddo e scarno di contatti umani, ha più a cuore la tematica ambientale rispetto a Dan o comunque accetta meno i compromessi. Durante il continuo botta e risposta svanisce l’ eccitazione iniziale. Si può dire allora che il loro quasi incontro diventi uno scontro di personalità e che si evolva poi in un bilancio esistenziale. Partendo dalla storia dei loro svariati e mancati incontri iniziano a ripercorrere quella della loro vita, a raffrontarsi con la realtà attuale che li circonda.
Cambio di scenografia. Il grande letto bianco della stanza d’ albergo viene alzato e appoggiato al muro. Si passa alla seconda parte. L’ attrice che interpreta Lucy ci informa dell’ utilizzo del letto e del ruolo che dovrà assumere il pubblico: saranno proiettate le battute sul letto-schermo e gli spettatori dovranno leggere a voce alta “interpretando” così Caroline. Unico cavillo: senza la collaborazione del pubblico lo spettacolo ovviamente non può continuare.
Fragile. In piena notte Jack, un utente di un centro di salute mentale si reca a casa della direttrice del centro, Caroline. Jack è disperato perché prossimamente il centro verrà chiuso e l’ unica possibilità che rimarrà ai pazienti sarà quella di assistere ad un incontro settimanale in un centro commerciale. Jack è fragile e per lui il centro è un punto di riferimento, inoltre è il luogo dove può incontrare Caroline per la quale nutre dei sentimenti. Jack chiede aiuto a Caroline, ripone molta fiducia in lei che ha sempre avuto a cuore le questioni del centro, ma questa volta sembra essere meno coinvolta nella causa. Alberto Onofrietti interpreta Jack e trasmette tutta la fragilità che lo caratterizza. L’ utilizzo della lettura collettiva del pubblico fornisce un’ interpretazione che da una parte cambia serata dopo serata, ma dall’ altra esprime un tono asettico; Caroline dovrebbe essere la prima pronta a battersi, ma continua a dire a Jack che tutto andrà bene. Le risposte di Caroline, del pubblico non portano con sè sentimenti di coinvolgimento e rappresentano opinioni che potrebbero appartenere ad una persona qualunque.
L’ esperimento usato per interpretare Caroline lascia il pubblico forse un po’ incredulo, ma poi gli spettatori si lasciano coinvolgere entusiasti di cimentarsi in una relazione inusuale con gli attori. Un modo per trascorrere la permanenza a teatro diversa dal solito.

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