FAVOLA ovvero DI COME MI HANNO FATTO ODIARE TIMI

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A cura di Francesca Bonfanti

Questo, potrebbe essere il racconto di molte cose. Potrei raccontarvi della mia indecisione cronica e del bipolarismo provato in 160 minuti di spettacolo con conseguente giudizio su Favola rimasto ancora confuso; oppure, potrei raccontarvi di come sempre in 160 minuti di spettacolo i miei colleghi spettatori mi abbiano fatto odiare Filippo Timi e abbiano interrotto –momentaneamente- la nostra storia d’amore. Siccome la mia indecisione prescinde da Filippo e dalla nostra relazione fatta di rendez vous teatrali, mi sembra giusto spendere un paio di parole sull’irritazione profonda provata in sala. Qualcosa di simile a quello che vi succede quando uscite con quegli amici un po’ idioti del vostro ragazzo, o il loro corrispondente al femminile, che vi fanno chiedere come possiate stare con qualcuno che ha al suo seguito tali soggetti. E vi inducono a chiedervelo tante volte. Troppe volte. Fino a farvelo odiare.

Ok, lo sappiamo, Filippo e in generale i suoi spettacoli fanno ridere. Ma non è che deve farvi per forza ridere; non è che quando entra in scena dovete applaudire solo per il fatto che è entrato in scena. Non è che se in Favola entra in scena vestito da donna allora abbiamo bisogno di un applauso ancora più forte. Non ha ancora detto niente signori e voi già applaudite. Dategli almeno il beneficio del dubbio, che magari questa sera farà schifo sul palcoscenico e vorrà ricevere pomodori marci invece di applausi. Ma perché limitarsi agli applausi quando possiamo tutti scattare inutili foto con i nostri telefoni? Fotografiamolo questo Filippo, giacchè non esistono fotografi di scena e voi sarete proverbialmente in grado di realizzare fotografie apprezzabili dalla vostra penultima fila con il vostro luminosissimo smartphone. Gli amici idioti, per l’appunto. E voi nell’angolo che scuotete la testa senza farvi vedere dal vostro partner, che alla fine non è colpa sua se quelli ridono senza ascoltare quello che esce dalla sua bocca, senza pensare al fatto che Miss Fairytale racconta a modo tutto suo la violenza che la vita le riserva da quando era bambina. E la racconta facendo ridere, sì, ingenua ed eterna sognatrice, ma quando finisce la girandola di gag, passettini, accento perugino e pettorali in vista bisognerà pur prestare attenzione alla miseria delle botte riservatele dal marito e delle violenze del padre, che è tutta lì, nella voce di Filippo che si fa più rocca e sommessa.

E voi a fare foto, bontà di Dio.

Trovo fantastica la sicurezza data da nomi come quello di Timi al teatro: una boccata di ossigeno, e più venalmente anche d’altro, che avvicina molti alle sale e al palcoscenico. Trovo, allo stesso modo, molto fastidioso un atteggiamento di aprioristico e incondizionato entusiasmo, nocivo in sostanza a entrambe le parti. Nocivo alla componente artistica che perde così la controparte critica e di confronto a lei necessaria per una crescita, e nocivo allo spettatore stesso, che si trasforma in una presenza passiva e superficiale. Fossi stata una professoressa davanti alla propria classe avrei istericamente urlato a tutti che non erano lì solamente a scaldare le poltrone, per quanto comode possano essere quelle del Parenti. Mi auguro dunque che questa bellissima sicurezza non venga sfruttata più del dovuto perché risultati come quello dell’altra sera hanno del grottesco.

Come detto all’inizio, questo è stato spazio di molti sproloqui, mentre poco o niente ho detto sullo spettacolo. Vero. Un po’ perché è impossibile e in fin dei conti inutile cercare di trasportare in poche righe la comicità e la forza dell’improvvisazione che rendono ogni replica differente da tutte le altre e nelle quali, in ogni caso, non si esaurisce tutto il senso della pièce, che va ben oltre; un po’ perché resto una sua fangirl poraccia e non vi dirò mai di non andare a vedere uno spettacolo di Timi. Forse, se non avete i miei livelli di misantropia e a teatro non provate il desiderio di avere il buio in sala per voi tutto filerà liscio come il bourbon giù per la gola di Miss Fairytale e riuscirete a godervi lo spettacolo nelle migliori condizioni possibili. Per me non è stato così.

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