La Bottega del Caffè @ Teatro Leonardo

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Goldoni e la sua Bottega del Caffè in scena al Teatro Leonardo.

Fate un giro nella mia bisca, fatelo prima che la notte finisca, perché la sorte non ti aspetta, lo dico per voi, datemi retta. Il mattino avrà l’oro in bocca solamente coi soldi in tasca, perché il destino di voi se ne infischia.

A parlare è il Dio denaro da uno scorcio del 1750. Goldoni ambientava la propria commedia in una piazza veneziana, strada su cui si affacciano una bisca, un caffè, un barbiere e una manciata di abitazioni. Al centro della pièce il gioco d’azzardo, quella passione ossessiva che le logiche economiche hanno trasformato in una patologia sociale attualissima. E proprio per questo la scelta delle Manifatture Teatrali Milanesi di rimettere l’opera in cartellone non può che essere una scommessa vincente.

Al Teatro Leonardo di via Ampére 1, dove La Bottega del Caffè andrà in scena fino al 1 Gennaio 2016, personaggi estremamente caratterizzati giostrano attraverso atmosfere fumose che annebbiano i meandri delle sale da gioco e soprattutto ciò che le circonda, sia a livello spaziale che temporale. E non importa se i protagonisti siano saggi, furbi, innocenti, provocanti, avidi o ingenui: la bisca diventa causa ed effetto di vizi di vario genere che vanno a coinvolgere tutti loro, senza eccezioni. La Bottega del Caffè è una pennellata tragicomica che ritrae una desolazione umana priva di possibilità di riscatto, un circolo vizioso che risucchia anima e corpo, che capovolge i valori secondo dinamiche di convenienza. Tutti cadono in tentazione. Chi per disperazione, chi per viltà, chi per gelosia, chi per profitto. Tutti soccombono in un’atmosfera resa torbida da un’ottima scenografia che, volendo richiamare la capacità evocativa di un altro ambito, richiama a tratti le pellicole lynchane.

Ebbene sì, anche quel briciolo di ottimismo che trapela è in realtà pura finzione. Con un buon caffè al risveglio qualsiasi sbaglio lo affronti meglio, risuona più volte all’interno del copione con vana convinzione. Ah, il caffè. Che cos’altro è il caffè se non un altro dio sociale che intende avere un effetto consolatorio ma che in realtà è soltanto apparenza? Il caffè diventa qui una via di fuga tratteggiata dalla coscienza dell’uomo che vuole scappare dalla consapevolezza della propria condizione, un fugace miraggio di riscatto, di nuovo mattino, di nuova vita. Ma in fondo all’animo è impossibile rinnegare le proprie azioni e i propri istinti, e così, quel caffè, spesso si dimenticano o non hanno nemmeno il coraggio di berlo.

In un contesto così tragico, il pregio migliore della compagnia di Quelli di Grock e della regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido è la capacità di metterlo in scena in modo assolutamente irriverente, grazie a personaggi esilaranti, una precisa dose di ironia e un eccezionale compendio musicale, riuscendo a realizzare una vera e propria commedia moderna, leggera ma riflessiva, adatta a un pubblico di tutte le età. E il tutto mantenendo piccoli dettagli come gli zecchini o le melodie in dialetto cantate dalla bella ballerina, omaggiando così il testo originale, quello Settecentesco, che è ancora il perfetto specchio di una civiltà che cambia ma riaffonda sempre in se stessa.

A cura di Federico Lucchesi

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