Boombox meets…The Quincey

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A cura di Alessandro Melioli

Il 27 novembre è uscito Look Up To The Sky, primo album della band di pop/rock psichedelico The Quincey. Con all’attivo già un EP del 2014 prodotto da Dumbo Gets Mad e con diversi anni di concerti e collaborazioni in Italia, i Quincey si preparano a esordire con un album in formato digitale e con un vinile che seguirà nei prossimi mesi. Attivi sulla scena milanese ma provenienti in parte dall’Emilia e con un componente svedese, sono un gruppo che abbraccia l’eredità del passato, fondendo varie influenze attuali con il valore e lo stile vintage. Il loro tuttavia non è un mero ritorno nostalgico alla psichedelia o ad un suono analogico, la loro è una ricerca mai paga di una purezza musicale e di una semplicità artistica, a tratti quasi spirituale, che affonda le radici in un determinato periodo storico per poi protendersi al futuro. Questo concetto è espresso perfettamente nel video del singolo Look Up To The Sky, uscito diverse settimane fa, molto interessante per l’ambientazione in pieno stile Quincey. Di questo e di tante altre cose piacevoli abbiamo parlato con Emmanuele Delrio, frontman e anima del gruppo.

Il 27 novembre è stato il grande giorno! È uscito “Look Up To The Sky”.

Esatto, il 27 novembre è uscito l’album. Il 27 è un numero fortunato per noi, abbiamo fatto il primo concerto il 27 aprile 2012. È un ritorno strano, casuale, è un numero che ci piace. È uscito in formato digitale, ma in realtà per noi il prodotto sarà veramente finito quando uscirà il vinile. La data di uscita è prevista a gennaio e lo stiamo finanziando con una campagna di crowdfunding (su Indiegogo, ndr). Abbiamo approfittato del fatto che c’è un ritorno al vinile e la nostra musica si avvicina molto a quel mondo lì. Avere un prodotto fisico è il nostro obiettivo ultimo e solo quando avremo fisicamente in mano quel vinile vorrà dire che questo percorso sarà finito e potremo andare avanti a fare altra roba, anche se stiamo già lavorando su diverse novità. Il disco infatti è già pronto da più un anno, ma ci vuole tempo per buttarlo fuori e serve tempo perché l’etichetta sponsorizzi bene i pezzi e i singoli. Inoltre ogni video richiede il suo tempo per uscire. Ci sono delle tempistiche che ci sono state imposte, soprattutto perché quando si lavora con un’etichetta non si è totalmente indipendenti e non puoi fare uscire tutto quando vuoi.

Come mai la scelta di chiamarvi The Quincey?

Abbiamo scelto questo nome per essere un po’ autoironici. Lo abbiamo preso da uno scrittore dell’Ottocento, Thomas de Quincey, che ha scritto un libro che si intitola “Le confessioni di un mangiatore di oppio”. É un libro del tutto psichedelico e allucinogeno e per certi aspetti ci sembrava anticipatore di “Le porte della percezione” di Aldous Huxley. Questo è il libro dal quale hanno preso il nome i Doors che per noi rappresentano un punto di riferimento fondamentale. Abbiamo voluto scegliere un nome ironico per accostarci a quella che è la migliore band da cui partire, dato che anche noi facciamo psichedelica.

Il vostro genere è pop psichedelico. Ovviamente affondate a piene mani dagli anni Sessanta.

Sì, il nostro punto di partenza e di ispirazione è quello. Fare musica è molto divertente perché sei sempre condizionato da quello che stai ascoltando e dalle persone con le quali hai a che fare, è tutto sempre in evoluzione. Noi siamo partiti da un punto e non so dove arriveremo. Il secondo disco avrà di sicuro altre influenze, ma partiremo sempre da queste radici. Sarà una crescita, un’iperbole.

Quali sono i vostri riferimenti attuali? A me vengono subito in mente i Tame Impala, ormai conosciuti in tutto il mondo e con un discreto successo a livello commerciale.

Sì sono molto contento di ciò. I Tame Impala sono uno dei riferimenti principali per il nostro genere e ritengo che siano molto visionari anche nei video. Il mondo di partenza è quello e sono contento che ci sia un riscontro anche da parte del mainstream. L’ultimo disco forse è un po’ patinato, leccato, commerciale rispetto ai primi lavori, ma rimane un disco bellissimo, con bellissima produzione, grazie al quale hanno fatto il salto che li ha portati ad un pubblico mainstream totale. I nostri riferimenti sono altri, partiamo da roba quasi sconosciuta di fine anni Sessanta e anni Settanta, soprattutto sudamericani per il disco che sta uscendo. La ricerca va sempre avanti e ci lasciamo contaminare da quello che sentiamo in giro.

Il vostro primo EP è stato prodotto da Dumbo Gets Mad, punto di riferimento per la psichedelia, coi quale condividete anche l’etichetta Bad Panda Records. A Milano, realtà dove siete attivi, stanno nascendo della nuove formazioni di questo genere. Si può dire che stia venendo fuori un piccolo movimento in Italia di psichedelia?

In Italia qualcosa di interessante si trova. Abbiamo contatti con varie band che sono un po’ nelle nostre corde e che fanno le nostre cose, ma in generale abbiamo rispetto per tutti i musicisti. Questa collaborazione con Dumbo, che è un amico di lunga data di Reggio Emilia, è stata importante perché ci ha fatto partire ancora più carichi e perché ci ha dato visibilità fin da subito. Dumbo è un punto di riferimento per la psichedelia, non solo in Italia, e da noi di sicuro è il più innovativo. Abbiamo contatti anche coi C+C=Maxigross che sono un altro gruppo fantastico di Verona, coi quali collaboriamo e suoniamo spesso insieme. Diciamo che la scena non è larghissima ma c’è spazio e si può arrivare a fare qualcosa di significativo tra qualche anno. Adesso la scena psichedelica sta tornando molto forte in America e in California. Credo che in Italia arriverà tra 4/5 anni, ma noi non demordiamo. A noi interessa solo suonare in giro il più possibile, non solo nel nostro paese.

Alla fine quello che conta è avere un prodotto di qualità. Meglio un pubblico ristretto ma di qualità che scadere in qualcosa di mediocre.

Certo, questo discorso vale anche per i live. Noi siamo in sei e abbiamo deciso di avere una formazione più antica con strumentazione vecchia. Per tale motivo abbiamo bisogno di una struttura che ci permetta di fare uscire al meglio il nostro suono nel live, così come di un fonico che venga incontro alle nostre esigenze e di un locale con un’insonorizzazione di un certo tipo. Purtroppo qua in Italia è molto difficile trovare spazi del genere.

Tornando al disco. Come mai la scelta di girare il video del singolo Look Up To The Sky in una location d’eccezione come il Grande Cretto di Alberto Burri? E qual è il vostro rapporto con l’arte contemporanea?

Siamo un gruppo di sei amici con un sacco di idee che ci vengono in testa. L’idea di girare il video di Look Up To The Sky a Gibellina, che è un posto del tutto surreale, è emersa in maniera spontanea, è un percorso che abbiamo stabilito insieme in base anche ai nostri interessi di arte contemporanea, architettura, musica, dato che su sei componenti della band, tre sono architetti e in due siamo artisti visivi. Anche gli altri video che abbiamo realizzato in passato sono stati il risultato di collaborazioni con artisti differenti e con linguaggi diversi, accomunati però da uno stile simile al nostro. Quello che ricerchiamo è una poesia, una sorta di purezza di animo che fa sì che le cose vengano fuori senza troppo pensarci. Il disco è nato così e i posti scelti per il video sono venuti fuori in maniera spontanea, dato che sono posti che la gente deve conoscere. Il Cretto è uno dei posti più belli che ci siano: é l’installazione di land art contemporanea più grossa al mondo e purtroppo nessuno la conosce. Nonostante noi cantiamo in inglese e il nostro background musicale e culturale viene da altre parti, noi siamo italiani e siamo molto affezionati al nostro paese. Ci sono molte cose sulle quali fare forza.

In chiusura, quali sono le vostre aspettative e i vostri obiettivi futuri?

Il disco ora è finito, manca solo il vinile ma stiamo andando avanti. Ora esce in formato digitale e ci vorrà un attimo di tempo per organizzare il tour che parte da gennaio /febbraio. Per ora suoniamo i pezzi storici, ma stiamo già completando il live coi pezzi nuovi che usciranno nei primi sei mesi del 2016. Inoltre almeno un altro EP uscirà e siamo già in evoluzione per fare nuove cose. La cosa bella è che non ci siamo fermati, questo disco non è un traguardo ma un punto di inizio.

https://badpandarecords.bandcamp.com/album/the-quincey-look-up-to-the-sky

https://www.indiegogo.com/projects/the-quincey-debut-album-on-vinyl#/

 

 

 

 

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