Boombox meets…Old Fashioned Lover Boy

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In occasione del suo concerto allo Zog di Milano organizzato da Astarte Booking, abbiamo incontrato Old Fashioned Lover Boy per conoscerlo meglio e farlo conoscere a voi prima del live.

Nel Marzo 2015 usciva The Iceberg Theory, il tuo primo album da solista: a un anno esatto, ora che il tour sta volgendo alla fine, tiriamo un po’ le somme di questo periodo che ti ha visto girare l’Italia in lungo e in largo.

Un viaggio sorprendente e del tutto inaspettato. Questo disco è nato quasi per gioco, assolutamente non programmato e pensato. Tutto di istinto. E quello che ne è scaturito dopo ha seguito lo stesso percorso. Con la data del 9 marzo al Magnolia in apertura a Scott Matthew toccherò le 50 date tonde. Per me che sono partito praticamente dal nulla, si tratta di un risultato che mi riempie di gioia. L’esperienza più bella è stata senza dubbio quella a confronto con le bellezze del mio paese. Per anni ho girato l’Europa in vacanza preso da questo senso di esterofilia e non avevo mai visitato l’Italia nel modo giusto. Questa esperienza mi ha dato modo di scoprire posti e persone incantevoli, dalle isole fino ai piedi delle Alpi, passando dalla Toscana , il Piemonte, il Veneto.

The Iceberg Theory: l’essenza dell’iceberg è data non dalla parte emersa, soltanto una piccola parte, ma piuttosto da tutto il resto che rimane nascosto. Cosa rappresenta per te questo? C’è una tua parte, una tua essenza che rimane velata?

Il nome del disco voleva rappresentare proprio questo approccio alla musica. Apparentemente semplice, senza dubbio minimale, ma con molti altri strati di suoni e contenuti ad un ascolto più approfondito. Questo approccio riguarda sia la produzione che i testi e fino all’artwork, per il quale ringrazio lo splendido lavoro di Turbosafary. Questo disco è la cartolina perfetta di quello che io volevo fare con la musica in questi ultimi due anni.

Noi di Vox abbiamo intervistato molti cantanti folk, come per esempio gli ultimi Phill Reynolds e (folk a modo suo) Caso. Come vedi la situazione della musica folk in Italia?

Ci sono tanti progetti di assoluto valore, mi viene da pensare a Wrong on You, C+c=Maxigross per citarne due di successo al momento. Ma potrei citarne davvero tanti che meritano attenzione. Secondo me il movimento sta crescendo molto. La carenza tecnica di molti posti in cui suonare in Italia e la nascita di tanti eventi nuovi (house concert, secret concert in location particolari) ha favorito questo sviluppo. Siamo un po’ tutti sparpagliati, non esiste forse ancora una realtà un movimento che possa portare il tutto a diventare una scena di riferimento.

Sempre prendendo a esempio Phill Reynolds, lui ha avuto diverse esperienze all’estero, con vari tour in America, che hanno avuto molto successo. Non credi che la tua musica possa essere recepita maggiormente all’estero?

Lo credo assolutamente ed è una esperienza che mi piacerebbe fare in futuro. Per ora mi sono occupato di scoprire l’Italia. E c’è ancora tantissimo da fare.

La domanda sorge spontanea: ora cosa succederà?

Porto a casa questi ultimi live accompagnati dalle ultimissime copie del disco. Ad aprile finalmente arriverà il nuovo video e un nuovo singolo, che rappresenta per me una piccola svolta sonora e del quale sono molto fiero. Spero mi porti fortuna e mi dia la stessa possibilità di suonare tanto in giro che ho avuto in questo fantastico ultimo anno.

A cura di Giovanni Pedersini

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