Boombox meets…Maudit

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Ecco a voi una nuova intervista firmata Boombox. La scorsa settimana il Linoleum ci ha fatto incontrare quella bomba energetica che sono i Maudit. Di seguito l’intervista.

Vi incontriamo per la prima volta, almeno per farvi un’intervista, diteci come sono nati i Maudit e come avete deciso di dargli questo nome.

Siamo nati pochi anni fa, nel 2011, dalle ceneri di un gruppo di cover rock, del quale facevano già parte tutti i membri della band. Ci eravamo stancati di suonare roba d’altri e sentivamo che eravamo abbastanza maturi per poter proporre qualcosa di originale. Il progetto ha iniziato a prendere forma e svilupparsi effettivamente dal 2012, anno in cui abbiamo iniziato i lavori in studio, con l’incisione di un paio di brani. Quell’esperienza è stata fondamentale, poiché ne abbiamo ricavato la prima idea per la base sonora del gruppo, che abbiamo da lì iniziato a coltivare e raffinare. La scelta del nome è stata particolarmente difficile, perchè non avevamo inizialmente chiara la strada del genere che volevamo intraprendere ed anche perchè veniamo da contesti musicali tra loro distantissimi. Tanto per fare un esempio, Carro (la voce dei Maudit n.d.r.) è appassionato di musica leggera e pop, mentre il Verno (bassista) viene dall’ambiente del punk. Ci accomuna però uno spirito affine, fatto di voglia di spaccare tutto, di rock, di rivalsa (sia a livello musicale che sociale), di profonda critica della situazione attuale. In questo ci siamo ritrovati e abbiamo cercato la quadratura del cerchio che è arrivata dall’ascolto dei mitici Litfiba, autori della mitica “Maudit” e dalla conoscenza dei poeti maledetti francesi. Maudit infondo vuol dire maledetto, qualcuno che ha subito una maledizione, che è stato posto quindi al di fuori della società, proprio perchè o ha sbagliato, o a detto qualcosa di inaccettabile, che non andava. Questa seconda visione è quella che ci piace di più. Vogliamo raccontare delle verità, anche a costo di risultare scomodi o essere…maledetti. Ecco perchè Maudit!

Stasera ci presenterete in anteprima alcune canzoni del vostro secondo ep. Per lanciare il primo singolo avete deciso di fare un video in collaborazione con i ragazzi di Cotto e Frullato. Parlateci di questa esperienza.

Innanzitutto, per quanto riguarda il nostro ultimo lavoro, si tratta formalmente di un vero e proprio Album d’esordio, che troverete per altro online dal 24 marzo 2015. Per quanto riguarda il video, che dire, è stato entusiasmante e davvero duro, a livello di energie. Abbiamo girato a Consonno, il famoso luna park fantasma vicino Lecco, una location eccezionale, durante una intera giornata. Davvero dura perché abbiamo fatto tutto da soli, spostando strumenti sotto il sole cocente e alternandoci in diverse zone della location, per sfruttare tutti gli scorci migliori. Carro si è pure arrampicato sul finto minareto, sfidando altezze e scalette a pioli arrugginite. Vogliamo ringraziare qui la crew di Cotto & Frullato, che è stata davvero eccezionale: preparatissimi, simpaticissimi, disponibilissimi. Senza di loro non avremmo mai potuto avere un risultato così.

Ci sono aneddoti particolari che potete raccontarci circa la fase di registrazione e produzione dell’ep?

Di davvero strano non è successo nulla. Siamo arrivati in studio super preparati, dopo aver lavorato molto nella pre-produzione, quindi non ci sono stati imprevisti. Ci viene in mente però che ci siamo divertiti molto a “lanciare” contro un muro un amplificatore, per catturarne l’effetto sonoro; lo potrete sentire alla fine di una delle canzoni dell’Album.

I vostri brani toccano temi cari alle generazioni del 21° secolo, così come scrivete sul vostro profilo facebook. Da dove è derivata questa esigenza? Come nascono le vostre canzoni?

Come dicevamo, la voglia di raccontare la realtà ci ha portati ad affrontare quello che essa effettivamente è, senza illusioni, ideologie o maschere. Ed è come incontrare di nuovo una persona che si era persa di vista, rimanendo stupiti dal fatto che non è mai davvero cambiata, nonostante il tempo trascorso. Le ingiustizie rimangono là, i rapporti finiscono per incomprensioni elementari, il clima che si respira non è apparentemente positivo. Questo però non ci fa perdere di vista l’esistenza di una enorme potenzialità di cambiamento, di ottimismo, di voglia di fare (e disfare), la speranza di Tempi Migliori.

Quale pensate sarà l’album rivelazione del 2015 del panorama indipendente italiano?

Difficile a dirsi, seguiamo la scena italiana con relativo distacco perchè è poco rappresentativa dei generi a noi più affini (rock rock rooooock), oltretutto alcuni dei nostri gruppi preferiti hanno pubblicato i loro lavori nel tardo 2014, su tutti i Fast Animals. Stiamo aspettando di vedere come andranno gli About Wayne, che spaccano, e i nostri amici Royal Bravada di Milano. Poi, beh, speriamo anche noi di ritagliarci il nostro spazio.

A cura di Valentina Aiuto 

Foto Serena Chiavelli

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