BOOMBOX MEETS…FRISINO

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A cura di Alessandro Melioli

Il 18 settembre è uscito Tropico dei Romantici, album d’esordio del cantautore pugliese Frisino. Si tratta di un lavoro importante, la cui gestazione è durata anni, e rappresenta il punto d’arrivo di un lungo percorso artistico. Antonio Frisino è nativo di Castellaneta, trapiantato prima a Lecce poi a Roma; le storie e le persone legate a queste esperienze di vita vissuta sono l’ingrediente principale di Tropico dei Romantici, tutte cantate attraverso il filtro dell’amore. È un album intimista Tropico dei Romantici, un album eclettico che presenta numerose sonorità, un album nostalgico ma al tempo stesso fresco e frizzante. Dietro alle immagini cantate e suonate da Frisino si possono riscoprire i grandi cantautori del passato, quelli che hanno fatto la storia della nostra musica; mai però il tono è sommesso, di sconforto. Il passato, sia come eredità musicale, sia come eredità personale, viene rielaborato in un contesto nuovo e attuale: vi è vitalità, vi è voglia di rimettersi in gioco. Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con lui in occasione del live di presentazione del disco all’Arci Ohibò di Milano del 26 settembre. Ecco cosa ci ha raccontato.

Chi è Frisino? Spiegaci un po’ il percorso artistico, le tue influenze musicali.

Io provengo da un paese che si trova in Puglia che si chiama Castellaneta, in provincia di Taranto. Da lì mi sono spostato subito, come molti dei miei coetanei, per cercare di fare musica; mi sono trasferito a Lecce dove ho conosciuto un po’ tutta la scena locale e dove ho cominciato a suonare. In Salento ha iniziato a prendere piede l’idea di fare musica da solo e di scrivere i miei testi, dato che ho sempre avuto la passione della scrittura e ho scritto fin dall’adolescenza. In seguito mi sono trasferito a Roma e anche qui è stato un susseguirsi di vicende che mi hanno portato a conoscere prima il produttore, poi a fare un EP e adesso a registrare un disco intero, Tropico dei Romantici.”

È da diversi anni che stai lavorando su questo disco e, dando una sbirciata alle tua pagina ufficiale, ho notato una foto di una ecografia dove paragoni la gestazione dell’album a tuo figlio. Immagino che abbia un grande valore per te Tropico dei Romantici.

Sì esatto, assolutamente pertinente. L’album e il figlio sono nati in parallelo. Quello che si vede nell’ecografia stava prendendo forma e, allo stesso tempo, anche il disco stava prendendo forma in mezzo a mille salti mortali. Sono poi nati entrambi; prima è nato un figlio, poi il secondo figlio che è questo disco.

Come mai la scelta di questo titolo? A me ha colpito molto anche la copertina. Cosa ci vuoi dire con Tropico dei Romantici?

Più passano i giorni e più mi rendo conto che voglio lasciare l’interpretazione a chi lo ascolta e lo vede. In realtà mi sono lasciato ispirare molto dalla copertina, per la quale ho scelto un dipinto di un mio amico, Pierluca Cetera. L’opera si chiama “Il Missionario”, te lo fa capire bene la posizione in cui si trovano due protagonisti del dipinto. Ti fa pensare anche a qualcosa di molto caldo, di molto torrido, quasi di un rito orgiastico che c’è stato, dato che ci sono tante scarpe ai piedi del letto. Da qui ho voluto giocare con il titolo tropico perché uno dei miei romanzi di formazione di sempre è stato “Tropico del Cancro” di Henry Miller. Nel disco non c’è nulla che richiami Henry Miller, ma mi piaceva l’idea di giocare con l’inizio di uno dei romanzi in assoluto più interessanti e poetici di sempre e di accostarlo ai miei romantici, che possono essere i miei coetanei sognatori e anche io stesso a volte.

Le canzoni di questo album, scritte tutte da te, sono molto intimiste, hanno a che fare con il tuo vissuto. Di fatto il tema centrale è l’amore.

Hanno a che vedere sia con il mio vissuto, storie d’amore naufragate, bastonate prese di qua e di là, sia con storie che non successe a me e che ho sentito da altri. Ho cercato di pormi come una sorta di io che racconta. Sono storie raccolte all’interno di un bar, storie prese da sconosciuti, storie come quella della famosa fioraia che c’era quando vivevo a Lecce ed era sempre presente, in un qualche modo, all’interno di quello che mi accadeva, dato che abitava vicino a dove stavo io e all’università. Ho voluto riconoscere anche la sua presenza all’interno del disco, così come di tutta un po’ l’umanità che ho conosciuto fin ad ora.

Tu suoni la chitarra acustica e nelle tue canzoni si avverte qualcosa di nostalgico, ma al tempo stesso vivo e presente. Dal punto di vista musicale si sente l’influenza di una certa tradizione di cantautori italiani, anche come sonorità. Come hai tenuto insieme questi elementi nella realizzazione dell’album?

Mi sono basato sui miei ascolti. Io mi sento molto vicino agli anni di cui tu hai parlato, dato che è una tradizione che sento molto in linea con il mio modo di sentire le emozioni, la vita, di concepire le canzoni. Questo è stato il mood che ha ispirato la fase di produzione. Ho voluto coinvolgere una serie di amici tra cui ti ricordo Giusto Correnti dei Dimartino che ha suonato la batteria, Iacopo Sinigallia, Rocco Nigro che ha suonato le fisarmoniche; inoltre ho fatto un importante featuring con Dardust, progetto di Dario Faini. In qualche modo anche con loro siamo andati a ritrovare una sorta di nostalgia che pervade un po’ tutto quanto il disco, cercando però allo stesso di rimanere con i piedi ben piantati nei nostri anni. La freschezza è dovuta al fatto di sentirsi presenti nel momento in cui si sta vivendo.

Non a caso in una canzone dici “come un cantautore degli anni sessanta, ti porterò in riva al mare”.

Sì esatto, la canzone è “Analisti” e nel ritornello cito Fred Buscaglione.

Qualche mese fa è uscito il tuo singolo, “Non Deve Finire”. Ho trovato molto interessante il video, nel quale tieni insieme due elementi quasi opposti: un testo che parla di un’avventura estiva, cioè qualcosa di giovanile, interpretato da due amanti anziani.

Ho volutamente cercato due persone anziane perché molte volte, in questi periodi, mi sono trovato a riscoprire gli anziani e a stupirmi di quanto siano giovani rispetto a me, ai miei coetanei o anche a gente più giovane. I protagonisti del video si sono dimostrati giovanissimi e di una generosità unica, persone ironiche, autoironiche, davvero divertenti. Ho voluto raccontare una storia d’amore estiva, una di quelle storie che magari dura anche solo una sera, ma dall’ottica di due amanti che si rincontrano dopo tanti anni e si ritrovano a vivere quei momenti di gioco e di seduzione vissuti diversi anni prima. Il contrasto tra canzone e video è voluto. Abbiamo utilizzato telefonini e smartphone perché anche con questi puoi fare dei veri e propri video; il resto del lavoro è stato poi in fase di montaggio. Utilizzare la tecnologia che abbiamo a portata di mano nella realizzazione di video è una politica che sposo, è una parte che mi affascina.

So che hai partecipato a diversi festival quest’estate, Castellaneta Film Festival e Roma Folk Fest per citarne un paio, e conosci bene la scena live locale. Ti chiedo un parere sulla scena musicale, sia quella pugliese, sia quella romana e, più in generale, quella italiana.

La scena musicale la vedo viva, fin troppo viva e questo è un bene. É un bene che ci siano tante realtà e diverse situazioni, anche se sono un po’ frastagliate; basti pensare a quanti festival sono nati nel corso degli anni, magari anche a discapito di alcuni grossi che non ci sono più. Ne sono nati davvero di molto validi dove trovi tantissima offerta, anche se di piccole dimensioni. Per questo motivo sono assolutamente a favore dei festival musicali. La scena che vivo io la vedo molto viva e pulsante, soprattutto quella romana. L’unica nota dissonante purtroppo è che non ci sono molti locali al chiuso dove si può fare musica come si dovrebbe fare, cioè partecipata dalle persone. C’è una sorta di moria dei locali; parlando con alcuni gestori ho capito che molti vorrebbero fare musica, ma spesso sono subissati da un sacco di problemi, tasse, burocrazia e preferiscono fare altro e non dare spazio agli artisti perché non riescono a fare suonare.

In questi giorni sei a Milano per presentare il disco. In chiusura, dicci un po’ quali sono le tue date future e dove possiamo seguirti.

Il prossimo appuntamento è domenica 4 ottobre con tutta la banda al Na Cosetta, che si trova a Roma, dove presenteremo Tropico dei Romantici. Poi starò in giro; a novembre scenderò in Puglia, lì farò qualche data. Man mano pubblicherò le date sulla mia pagina Facebook.

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