1973-2013: QUARANT’ANNI DALL’USCITA DI ‘’THE DARK SIDE OF THE MOON’’ DEI PINK FLOYD

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a cura di Francesco Recchia

PRIMO APPROCIO AL DISCO
La prima volta che ho ascoltato ‘’The Dark Side of the Moon’’ è stato nel lontano 2007, periodo in cui i miei interessi musicali si concentravano soprattutto sul Punk-Rock e sul Metal. Pertanto non avevo ancora una visione generale di tutte le sonorità del rock, visione che si è completata solo in questi ultimi due o tre anni.

Da sinistra : RICHARD ‘’RICK’’ WRIGHT (1943-2008), tastierista e paroliere fino al 1995  DAVID GILMOUR (1946), cantante-paroliere e chitarrista dal 1968 al 1995 NICK MASON (1944), batterista fino al 1995 ROGER WATERS (1943), bassista e cantante-paroliere fino al 1985
Da sinistra :
RICHARD ‘’RICK’’ WRIGHT (1943-2008), tastierista e paroliere fino al 1995
DAVID GILMOUR (1946), cantante-paroliere e chitarrista dal 1968 al 1995
NICK MASON (1944), batterista fino al 1995
ROGER WATERS (1943), bassista e cantante-paroliere fino al 1985

La sensazione dopo il primo ascolto è stata pressoché sconvolgente: era infatti la prima volta che sentivo sonorità elaborate, ricercate, prolungate aldilà dei tempi medi di durata di un brano e soprattutto tracce in cui prevaleva lo strumentale sul cantato. Ma in un secondo momento, dopo aver somatizzato il tutto, ho iniziato ad apprezzare il talento compositivo dei quattro ragazzi londinesi.

CHE COSA PRESENTA DI NUOVO RISPETTO AI LAVORI PRECEDENTI ?
A differenza dei dischi precedenti vi sono meno tracce lunghe e strumentali , definite da Gilmour come ‘’quella noiosa roba psichedelica’’. Ma l’ innovazione vera e propria la troviamo all’interno delle canzoni, caratterizzate dall’utilizzo di effetti sonori (c.d Metronomici), di sintetizzatori, e addirittura di una grancassa modificata in modo tale da riprodurre il battito cardiaco di un essere umano. Tutto questo unito alle tematiche significative dei testi : denaro, avarizia, alienazione mentale e lo scorrere del tempo. Nel frattempo avevo approfondito la conoscenza ascoltando LP come ‘’The Piper at the Gates of Dawn’’ (1967) , ‘’Atom Heart Mother ‘’ (1970) e l’ormai celebre live-documentario denominato ‘’Live at Pompei ’ ’ (1972) . Tutto questo mi ha aiutato a comprendere le due fasi fondamentali della carriera stilistica della storica band britannica :

  1.  FASE PSICHEDELICA dal 1967 al 1968 , periodo in cui militava come chitarrista e paroliere Roger Keith ‘’Syd’’ Barrett , fortemente influenzato da ‘’Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band’’ dei Beatles al punto di decidere di collaborare con gli stessi alla realizzazione dell’album.
  2.  FASE PROGRESSIVE con l’arrivo di David Gilmour al posto di Barrett, che era stato allontanato ufficialmente per motivi di alcool e droga (o presunta pazzia?) , fase in cui rientra la produzione discografica in questione .

IL DISCO
Porta d’ingresso dell’album è ‘’Speak to me’’, brano strumentale in stile tipicamente Pink Floyd che ricorda molto ‘’Echoes’’ e che scivola nella seconda traccia ‘’Breathe’’ , in cui vengono posti degli accenti sugli elementi mondani e futili della vita. Continuando il nostro percorso troviamo ‘’On the Run’’ , altro pezzo strumentale innovativo e incalzante, di intensità crescente , in cui domina il sintetizzatore e che parla dello stress continuo causato dai moderni mezzi di trasporto unito alla paura di volare del tastierista Richard Wright. Il trascorrere del tempo è tema dominante in ‘’Time’’( , visto soprattutto come elemento di controllo e di condizionamento della vita di un individuo e come bene da non sprecare. Segue poi ‘’Breathe (Reprise)’’ , in cui domina il tema del ritiro in solitudine , e ‘’The Great Gig in the Sky’’  esplicita metafora sulla morte. E’ sicuramente uno dei pezzi migliori del tastierista Richard Wright , di cui si ricorda in particolar modo il suono del pianoforte accompagnato da una voce femminile. Arriviamo ora al pezzo più noto, specialmente al pubblico più giovane, ‘’Money’’  in cui si sottolinea l’avarizia e il consumismo con un brano ricco di effetti sonori relazionati alla ricchezza (come il suono del registratore di cassa all’inizio) ed un testo ironico. A seguire ‘’Us and Them’’  in cui regna l’etnocentrismo, e ‘’Brain Damage’’  , introdotto da “ Any colour you like “ , che parla della pazzia con un chiaro riferimento allo stato di salute dell’ex-membro Syd Barrett . Siamo arrivati al termine con ‘’Eclipse”  , ultimo brano con cui si chiude la porta d’ingresso e la cui morale è quella di ‘’far riconoscere all’ascoltatore le caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani’’.

PERCHE HO SCRITTO QUESTO ARTICOLO ?
Ciò che mi ha spinto a parlare di ‘’The Dark Side of the Moon’’ è , aldilà della ricorrenza del quarantennale, la volontà di ricordare i nomi dei membri della band e in particolare due di essi, scomparsi in tempi recenti, colonne portanti della musica rock, che hanno creato un sound e uno stile veramente unico e geniale. Probabilmente se non ci fossero stati, molti gruppi contemporanei che riprendono in qualche modo la loro musica con varie sfumature, non sarebbero mai esistiti.

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