Zoolander 2: il sequel “old” e “lamè”

437

Quando le popstar più conosciute al mondo muoiono come mosche lasciando come ultimo indizio la celebre espressione dell’ex modello Derek Zoolander “Blue Steel” impressa sulle loro facce, Derek e l’amico Hansel vengono contattati dall’Interpol per fare chiarezza sugli omicidi. Intanto il nemico di Derek, Jacobean Mugatu, è in cerca di vendetta ed è più cattivo che mai.

Quindici anni dopo l’uscita del film che è diventato un cult della “Commedia degli eccessi”, Ben Stiller torna con un sequel che divide critica e fan.

Come una gaudente pargoletta già sogghigno mentre prendo posto al cinema, soprattutto dopo la gigantesca campagna pubblicitaria che ha preceduto l’uscita del film già a partire da febbraio dell’anno scorso. Zoolander 2 era annunciato più della venuta del Messia ai tempi che furono. E chi, ammettiamolo, tra quelli di voi che già lo hanno visto, non si leccava i baffi?

Devo ammettere mio malgrado che a primo acchito sono rimasta leggermente delusa. Se il primo film mi era sembrato un colpo di genio, Zoolander 2 ha curvato leggermente il mio sorriso verso il basso.

D’altra parte era prevedibile che non potesse essere all’altezza del super “figoso” primo capitolo che nel 2001 lanciò il personaggio di Derek Zoolander nella galassia delle stelle senza tempo. Ma da qui a lasciare la sala disgustati ce ne passa, nel senso, non avete capito un “fico secco”.

Se Zoolander era una grande parodia del mondo della moda, Zoolander 2 è sempre una parodia del mondo della moda (con tutto quello che le gravita attorno) aggiunto ad una presa in giro dello stesso Zoolander, con una profusione di citazioni che di certo i vecchi affezionati hanno saputo apprezzare (o quantomeno cogliere). Insomma, demenzialità all’ennesima potenza. E se non si è in cerca del mood stupidera allora sì, è meglio lasciare la sala.

Certo, la sceneggiatura non è il punto forte, ma questo non è il genere di film che ne necessita una, anzi! La trama è infatti forse ancora più ridicolmente instabile della prima; più che un film a scopo narrativo ci si trova davanti ad una sorta di mega rimpatriata, e sinceramente poco importa del senso logico.zoolander_2

Il film riprende bene gli spazi lasciati dal suo antecessore, nulla resta inspiegato. Ritroviamo quindi tutti i personaggi che abbiamo amato nel primo capitolo di Stiller: da Derek e Hansel a Mugatu – assieme a tutto il suo entourage di fidi assistenti (con tanto di barboncino mummificato) – a cui si aggiungono nuove figure centrali – Penelope Cruz nei panni della “poliziotta della moda” Valentina Valencia e una irriconoscibile Kristen Wiig nei panni della stilista “tuttobotox” Alexanya- che portano il film ad un nuovo livello di esagerazione. Esagerato sì, e molto in alcuni punti, ed estremamente citazionista. Non mancano i cameo di personaggi famosi, che sembra facciano a gara per esserci da quanti sono (forse più degli attori stessi) e che certo donano quel tocco in più al film che già avevamo apprezzato nell’originale Zoolander.

COSA ABBIAMO CAPITO GUARDANDO ZOOLANDER 2:

  • Ambasciator non porta pena, l’arrivo di Billy Zane con Netflix sì.
  • All è All
  • È possibile eludere i controlli svizzeri facendo break dance
  • Oltre ad Adamo ed Eva c’è Steva (che pensavo fosse un dolcificante)

Detto questo 2oolander potrà sembrare a molti una grande scemata (cosa che in effetti è, se guardiamo da un punto di vista razionale), potrà sembrare non all’altezza del primo Zoolander (indiscutibilmente vero) oppure potrà scatenare quell’ilarità tenera, quelle risate che questa volta scaturiscono dall’affetto che si prova per i personaggi –  portati nel cuore per più di 10 anni – più che per le battute o le gag in sé.

A cura di Martina Zerpelloni

Commenti su Facebook
SHARE