ZEROCALCARE @WIRED NEXT FEST

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A cura di Carolina Fornari

Se non sapete chi è Zerocalcare, probabilmente vivete dentro una caverna senz’alcun contatto con il mondo che vi circonda.

Di sicuro lo conoscono tutti quelli che venerdì pomeriggio hanno affollato il main dome del Wired Next Fest. Ma qual è il segreto del suo successo e della sua popolarità? Secondo il giornalista di Wired che ha presentato l’evento è la capacità del fumettista non solo di saper rappresentare perfettamente la generazione dei ventenni e trentenni moderni, ma anche di essere in grado di raccontare la società italiana di oggi con tutti i suo tic e tutti i suoi difetti e personalmente non posso dirmi più d’accordo.

Quando Zerocalcare in persona sale sul parco viene accolto da una bella confezione dei suoi amati Plumcake Mulino Bianco che non esita ad aprire immediatamente, mentre inizia a parlare di sé, soprattutto del suo rapporto con la popolarità: infatti solo recentemente ha imparato a “farci pace” come dice lui e ad accettare che i fumetti potevano essere la sua vera fonte di lavoro e non soltanto una passione, cosa che all’inizio lo spaventava poiché temeva che si sarebbero trasformati in qualcosa di odioso e che avrebbe portato numerosi “accolli” (per i non addetti ai lavori, impegni non richiesti e non voluti). Mantiene sempre una grande umiltà nel parlare di sé: egli sostiene di non essersi inventato nulla di nuovo e di essersi per lo più ispirato a fumettisti francesi e di aver solamente inventato un linguaggio a fumetti per esprimere         quello che accadeva nel suo quotidiano.

Ma che cosa faceva Zerocalcare prima di essere Zerocalcare? Michele Rech era un traduttore di documentari amatoriali di caccia e pesca e racconta che, essendo pagato talmente poco, non si faceva troppi problemi a sostituire ogni parola che non capiva con cinghiale. Possiamo dire che ne ha fatta di strada!
Inoltre, come sapranno i lettori di Vox, il fumettista è entrato nella dozzina del Premio Strega con la sua graphic novel “Dimentica il mio nome”, un onore sicuramente (anche se sostiene di esserci arrivato solo perché “quelli dello strega volevano qualcuno che tirasse click”).
Quest’opera, racconta, è stato per lui un grande sforzo di sceneggiatura, poiché si tratta di una storia molto avventurosa che non si è inventato, ma che gli è letteralmente “capitata tra le mani”.

Ci parla anche di “Kobane Calling”, il reportage a fumetti sulla  sua esperienza nella città curda al confine tra la Siria e la Turchia uscito lo scorso Novembre su L’Internazionale: di questa esperienza ci racconta di essere andato non solo per portare medicine e aiuti umanitari, ma per imparare qualcosa e sostenere la rivoluzione che da qualche anno a questa parte sta avvenendo nel Rojava, una liberazione che si basa su valori che, sostiene, anche le società occidentali dovrebbero ispirarsi (emancipazione femminile, redistribuzione equa del reddito e sfruttamento equilibrarto delle risorse)

Nell’ultima parte dell’evento parla infine de “La città del decoro” lo speciale a fumetti uscito poche settimane fa su La Repubblica: dopo aver raccontato un fatto avvenuto vicino alla sua Rebibbia, ha affermato che una città decorosa non è quella che toglie di mezzo i clochard per non farli vedere, ma una città accogliente e che si prende cura di tutti i suoi abitanti.

Dopo la conclusione, con fragorosi applausi, Zerocalcare si è reso disponibilissimo a lasciare una dedica a tutti quello che la desideravano (ed erano tanti, ve lo assicuro!) e ha lasciato un bell’armadillo anche a noi di Vox!

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