Inizia Luglio 2017, aka Evidente Surriscaldamento Globale Che Porterà All’Estinzione Umana Provato Sulla Nostra Pelle. E non avete ancora visto agosto! Quale miglior modo di festeggiare l’ultima umida stagione umana, di cicalecci e ciaff sulle spalle a spalmar zanzare e creme sulla pelle, che chiudersi in un cinema con una pietra al collo, l’aria condizionata in faccia, per sperimentare la morte totale dell’umana stirpe o, al limite, i milioni di modi in cui un solo uomo può estinguersi o essere soppresso: BUM: per l’eternità?

(Che un solo uomo possa letteralmente estinguesti è ancora da chiarire, ma veniva bene per il parallelismo)

Nell’atteso del gelido ultimo capitolo del Planet of The Apes, combattuto su lande ghiacciate – che non sarà granché come film ma, che vuoi farci, abbiamo la scimmia – cominciamo con un film nelle sale già da una settimana: The Lost City of Zed (titolo anglo molto più figo nel nostro Civiltà Perduta, che è figo anch’esso ma in una scala di “hype generato dai titoli” da uno a L’Eternauta arriva a malapena a livello Gli Aristogatti).

Tratto da un libro, tratto da una storia vera, tratta di un esploratore e miriadi di cannibali, il film racconta l’ossessione tutta anni ’20 di un esploratore che intende scoprire l’antica El Dorado, da lui chiamato appunto “L’Antica Città di Z.” (si presume che Percy Fawcett, l’esploratore in questione, abbia letto quella scala di hype cui pocanzi accennammo). S’inoltra dunque, il grand’uomo, nel cuore della foresta amazzonica accompagnato soltanto dal figliolo e da una buona mezza dozzina di moschetti (quanto suona british questa espressione?), un servizio da the e tante tante buone intenzioni, per poi non fare più ritorno. Grosso colpo per la famiglia ma soprattutto per gli sponsor, dal momento che il buon Percy aveva pubblicizzato l’impresa da compiere a tutto il world wide web di allora (composto prevalentemente da fili del telegrafo e ronzini avvinazzati). Ed ecco il trailer, non dico altro se non: andate a vederlo, pergiove:

Al secondo posto dei film che guarderei (no che non li ho visti, non sono ancora usciti) metto Bedevil – Non installarla, una sorta di The Ring 2.0, o anche 3.4, contando tutti i sequel i prequel le parodie e gli originali, di quei The Ring che si aggiornano da soli e ti impallano il telefonetto: perché Bedevil tratta proprio di una app. Una app maligna. Una app diabolica. Cinque adolescenti la installano forse attratti dal bel nome, forse dalla loro stupidità (connaturata a tutti gli adolescenti americani protagonisti dei film horror), o forse dalle funzioni simili a Siri e dalla marca Non-Apple (fuck the system). Fatto sta che si ritrovano ‘sta app e la casa comincia a essere infestata da una strana entitàpp, naturalmente, e naturalmente a nulla vale bruciar poi il telefonino stesso – sei in un film horror, what did you expect, nemmeno a farlo app-osta.

Tra l’altro trailer e simboletto ricordano molto questo:

Chiudiamo con una chicca e una (sospirone) merd storia che può oltremodo appassionarvi. Prima la seconda: 2:22 – Il destino è già scritto (davvero in Italia dovremmo fare qualcosa per titolisti e doppiatori: torturare i primi e uccidere senza pietà i secondi, continuando però a sovvenzionarne le famiglie, perché noi leoni da tastiera siamo fautori di violenza gratuita ma siamo anche molto buoni, molto umani, molto di sinistra). Comunque, veniamo al film: c’è questo controllore del traffico volo (ruolo di solito affidato a comprimari nei catastrofici film sugli aerei) Dylan Boyd (Michiel Huisman – Il Culo più bello del mondo – Il mondo è bello perché è Daario) che si ritrova intrappolato in una catena di suoni ed eventi casuali che si ripetono identici ogni giorno alla stessa ora, terminando alle 2:22 in punto alla stazione ferroviaria di New York. Questo è il trailer:

Errore mio. QUESTO è il trailer:

Scusate, volevo dire: questo è il trailer:

Provate a farli partire contemporaneamente. Emettono una gustosissima cacofonia da film di jimcarri)

E ora la chicca, e scusate se mi sono dilungato ma mi annoiavo: solo il 3 il 4 e il 5 luglio uscirà in Italia un film su Godzilla, Shin Godzilla. E voi: e con questo?, ne fanno diciotto all’anno di film di Godzilla! E io: sì ma questo è giapponese, gli attori sono tutti giapponesi. E voi: AH! Meglio mi sento!, così nemmeno li conosco. E io: sì, ma il regista è Hideaki Anno. E voi: pergiove, e chi sarebbe costui? E io: è il regista di Neon Genesis Evangelion.

A me basta l’iconografia del vecchissimo Go—Go—GODZILLA per farmi venire i brividi. Informatevi perché forse bisogna prenotare per vederlo. Ciao alla prossima estinzione.

a cura di Giovanni Peparello

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