Il 7 maggio è stata inaugurata in galleria Carla Sozzani la World Press Photo, la mostra itinerante che spostandosi in varie sedi del globo, segue da oltre 60 anni al prestigioso premio fotografico omonimo.

Il concorso vede la luce per la prima volta nel 1955, quando l’organizzazione no-profit World Press Photo Foundation con sede ad Amsterdam decide di promuovere la valorizzazione e lo sviluppo del fotogiornalismo, creando un evento che ancora oggi fa eco in tutto il mondo. Vengono istituite svariate categorie in cui i fotografi possono essere giudicati da una giuria di esperti del settore, gli otto premi in palio per ogni categoria si dividono in scatti singoli e storie, e sono assegnati a 45 fotografi appartenenti a 25 nazioni dall’Australia agli Stati Uniti, mentre il vincitore di ogni edizione deve distinguersi per estro e capacità sia narrative che tecniche.

La giuria di quest’anno è stata presieduta da Stuart Franklin, fotografo della celeberrima Magnum Photos, e altrettanti eminenti nomi del fotogiornalismo hanno partecipato al concorso, tra cui alcuni italiani come Giovanni Capriotti, che con Boys Will Be Boys vince il primo premio nella sezione sport-storie, catturando dei momenti di vita reale della Muddy York Rugby Football Club prima squadra di football gay-friendly di Toronto, creata per sconfiggere gli stereotipi sociali.

World press photo @ Galleria Carla Sozzani

World press photo @ Galleria Carla Sozzani

   

La Isle of Salvation di Francesco Comello mostra invece uno spaccato intimo della recente storia russa, narrando le vicende di una comunità educativa che dagli anni novanta scandisce le attività del suo nucleo sociale attraverso i precetti del vangelo, e che ora accoglie centinaia di ragazzi con problemi familiari.

Gli scatti dei vari fotografi si alternano in un fluire infinito di storie e vite talmente diverse da fornire quasi dei campioni delle vicende umane, una metaforica arca di Noè stampata su carta fotografica, di seguito alcuni dei nomi premiati appartenenti alle diverse nazionalità come Elena Anosova, Wang Tiejun, Lalo de Almeida, Robin Hammond, Daniel Berehulak, Noel Celis, Ami Vitale, quest’ultima mostra la vita dei panda nei parchi protetti e i rapporti con i relativi custodi, la fotografa non vuole sottolineare più il vittimismo di questa specie protetta, bensì il suo sguardo fresco ne ha marcato la forza espressiva. Una menzione particolare merita lo scatto di Jonathan Bachman che vince il primo premio per le foto singole, nel quale l’autore ferma l’istante in cui una giovane ragazza affronta gli agenti durante una manifestazione contro la violenza della polizia nei confronti delle persone di colore, una dolce e nostalgica citazione alla studentessa Kasmir di Riboud che nel lontano 1967 protestava contro la guerra in Vietnam.

La foto dell’anno 2016 però appartiene a Burhan Ozbilici, fotografo turco dell’Associated Press, lo scatto in questione dal titolo An Assassination in Turkey, riporta un recente fatto di cronaca quale l’assassinio da parte dell’attentatore Mevlüt Mert Altıntaş all’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, avvenuto il 19 dicembre 2016, in una galleria d’arte ad Ankara.

World press photo @ Galleria Carla Sozzani
                                

La foto ha creato non poco scalpore e lo stesso Ozbilici ricorda quegli attimi con terrore, racconta che si trovava alla mostra per caso poiché doveva incontrare un amico, e nel giro di pochi istanti si è ritrovato di fronte ad una scelta, arretrare e fuggire dall’omicida, oppure immortalare quel momento quale testimonianza dell’accaduto. Il fotografo ha confessato di aver provato paura, ma con la lucidità da reporter immortala un fuggevole attimo in cui l’attentatore si trovava in piedi vicino alla salma esanime dell’ambasciatore, con il braccio rivolto in alto, la pistola ben stretta nella mano e lo sguardo pieno di odio, a cui segue un epilogo immediato, cioè la morte dell’attentatore stesso da parte della polizia locale. Ciò che più sciocca nella composizione della scena oltre all’evento in sé, è sicuramente la nitidezza e la compostezza dell’insieme, tanto che la foto sembra quasi distaccarsi dall’avvenimento tragico, e la si potrebbe scambiare in effetti per una foto appartenente ad un set cinematografico grazie alle sue chiare geometrie compositive. Ciò che differenzia la percezione della scena rappresentata come reale e non come pura finzione, è per l’appunto la storia che la precede la foto.

World press photo @ Galleria Carla Sozzani
         

È questa la magia della fotografia, che trova il suo pieno compimento in eventi come il World Press Photo, e cioè il duplice piano in cui essa si pone nei confronti dello spettatore che viene doppiamente stupito, primariamente dall’impatto visivo e secondariamente dalla comprensione del background storico dietro allo scatto, che conferisce fascino alla composizione fotografica e muta in questo modo lo sguardo verso l’opera stessa, per essere osservata e riscoperta da novizi occhi colmi di aspettativa.

Ciò che caratterizza questa arte, e in particolare il fotogiornalismo, è la forte presenza della componente reale e sociale che porta qualunque spettatore a immedesimarsi, a inorridire, a gioire e a commuoversi anche per persone, animali o cose sconosciute, verso le quali può provare liberamente un’intima empatia dirompente.

A cura di Carolina Cammi

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