Da William Blake all’Haiga. Confini immaginari tra arte e poesia

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“La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.”
Leonardo da Vinci descrisse con questo chiasmo, nel lontano XVI secolo, il rapporto tra arte visiva e letteratura, e nello specifico la poesia, mettendo a tacere l’acceso dibattito su quale delle due arti prevalesse.

La storia dell’Arte e della Letteratura scorre parallela: esse si influenza, si fondono e si intrecciano unite da un legame che si può definire divino. Attingendo alla stessa fonte, le due scelgono solamente un percorso differente all’interno del quale sublimare la propria materia, una attraverso le parole, l’altra attraverso le immagini.
Il confine tracciato tra le due arti è labile e non così facilmente delineabile: non esiste alcun aut-aut.  Sono molteplici le testimonianze e le occasioni nelle quali una s’intinge nell’altra, riunendosi così armonicamente fino a raggiungere un’apoteosi, una forma superiore: la Bellezza più perfetta.
william blake

William Blake è l’esemplificazione più immediata di questa armonia tra le forme: egli non è solo un poeta o un pittore, ma è entrambi, nella loro essenza più pura e totalizzante, realizzando una esperienza unica ed universale in cui immergere sé stesso e gli altri.

Blake inventa nel 1800, un metodo di stampa – precisamente di incisione – chiamato ‘illuminatedprinting’, che combina la pittura e la poesia in un unicum.
Con questa tecnica, del tutto innovativa al tempo, voleva illuminare il significato dei versi attraverso l’uso delle immagini (da qui il termine ‘’stampa illuminata’’) per fornire un’interpretazione dell’opera a trecentosessanta gradi.
Note per questa unione, ‘Songs of Innocence’ e ‘Songs of Experience’: due raccolte di poesie i cui versi sono incorniciati e presentati all’interno di quadretti pittorici raffiguranti i temi delle poesie in immagini.

Il lettore è, per Blake, da istruire, da aiutare e da guidarein questo processo conoscitivo  che pone il suo inizio e la sua fine nell’infinità dell’Arte che, attraverso la sua forma poetica e figurativa, funge da tramite per arrivare alla conoscenza più assoluta, essendo una rappresentazione immediata della realtà:«Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come effettivamente è, infinito.»
E Blake sapeva bene che la dicotomia tra poesia e pittura non rappresenta altro che la combinazione perfetta per indagare la Verità.
TYGER William Blake

Anche Guillaume Apollinaire combina, nelle sue opere, poesia e arte, e lo fa attraverso l’uso di Calligrammi.
I Calligrammi sono parole che con la loro disposizione spaziale formano delle immagini: è una poesia visuale, da leggere o da contemplare. Il fulcro dell’opera è il lasciare piena libertà di scelta di interpretazione al pubblico, il quale, tra le righe di quelle parole deve decidere attivamente cosa diventare, se lettore o osservatore.

Apollinaire li racchiude nella sua opera di poesie più famosa, ‘Calligrammes’, che ispirerà le correnti artistiche d’avanguardia dell’inizio del ventesimo secolo, come il surrealismo e il futurismo italiano. Un intento, quello di Apollinaire, di stimolare la fantasia dello spettatore ponendolo davanti a collegamenti reali ed immaginari che inevitabilmente hanno finito per influenzare poeti, scrittori, artisti e musicisti che hanno sperimentato nei più disparati modi il mondo della parola col mondo del visivo e per fino del suono.

CALLIGRAMMES

Un ulteriore esempio, meno conosciuto, è lo stile pittorico giapponese ‘haiga’.
Esso incorpora, all’interno della cornice estetica dell’opera,un haiku.
L’haiku, al quale si sono ispirati i poeti dell’ermetismo tra cui Ungaretti, è il tipico componimento poetico giapponese formato da tre versi. Un breve componimento che racchiude ben altri significati, a prima lettura non immediati, capaci di arrivare a chi sa guardare ed ascoltare col cuore i misteri dell’Universo e delle piccole cose.
Nell’haiga, l’haiku risulta essere perfettamente integrato, in perfetto equilibro con l’armonia, la leggerezza, la contemplazione e la spiritualità di cui è intrinseco il mondo Giapponese. Le parole si intrecciano e si fondono con l’immagine, diventano così vicendevolmente una delle possibili chiavi di lettura, chiavi che Ungaretti definiva quasi ‘magiche’ e destinate a pochi eletti. Chiavi, per interpretare le infinite sfumature della realtà e andare oltre, dove solo l’Arte in tutte le sue forme può arrivare.Haiga

Ad una ad una
si affacciano nel freddo
le stelle

A cura di Francesca Faccani e Cristina Morgese

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