BookCity Milano nello Spazio ExAnsaldo ha dato voce alla comunicazione con la presentazione del libro White Space. Un’occasione interessante per capire qualcosa di questo mondo, di cui lo stesso evento di BookCity è dipendente e senza il quale, lasciate dire, non esisterebbe in simili proporzioni in una città come Milano.

La comunicazione. È una parola che sentiamo spesso, ma che fluttua nell’aria senza che sappiamo mai davvero darle una forma.

Per chi vive di questo mondo o lo studia invece sono chiare le sue dinamiche e le sue evoluzioni. Chiare per quanto sia possibile definire “chiaro” un mondo in continuo cambiamento, la cui forma e sfuggevole e le cui legge si dissolve dalle mani di chi l’ha appena creata.

Si rende necessario dunque cercare nuovi spazi dove cercare di emergere e fare sentire la propria voce. È questo che si ripropone di fare White Space e con esso i docenti della Bocconi e i professionisti che hanno partecipato alla sua stesura: cercare di capire e analizzare dove sono gli spazi vuoti. E come utilizzare questi spazi per rendere la propria comunicazione efficace. In questo libro sono racchiuse un po’ tutte le facce della comunicazione dal creativo allo studioso di Marketing ed è quindi interessante leggere i pareri e i contributi di chi crea comunicazione e di chi la studia, la regola e la cataloga. Alcuni degli autori erano presenti: Jacopo Attardo (creativo), Arianna Brioschi, Anna Uslenghi (entrambe professoresse di economia e marketing all’Università Bocconi).

Questo libro cerca i cosiddetti spazi vuoti della comunicazione, quelli ancora inesplorati mettendone in evidenza pregi e possibilità, ma anche limiti e problemi potenziali. L’incontro si è aperto con la visualizzazione di filmati di spot pubblicitari emblematici di questa parte della comunicazione che potremmo definire impressive advertising.

https://www.youtube.com/watch?v=qq4py0h31Hs

https://www.youtube.com/watch?v=79pmNYLrhCs

https://www.youtube.com/watch?v=gBqvuZpWJIo

Questi sono tre degli esempi riportati durante l’incontro. Sono tutti esemplificativi e un mare di parole potrebbero essere dette, ma le dure leggi di internet limitano le parole.

Ecco alcune considerazioni: la pubblicità non è solo spot televisivo come il primo caso, ma può essere soltanto web come gli ultimi due casi. Non è più unicamente comunicazione dall’azienda al consumatore come accadeva prima, diciamo i tempi del Carosello. È diventata comunicazione tra aziende come nel secondo caso, o comunicazione a persone con ideali e valori nel terzo caso.

Oggi il mondo è diverso, i cosiddetti consumatori sono diventati persone la cui voce è diventata pubblica, più forte. I siti internet, i social media hanno reso le aziende che si sono impegnate in tal senso trasparenti. Le aziende ancorano la propria “essenza” a valori e cercano di comunicarli anche attraverso campagna su valori sociali.

La provocazione finale: al netto di tutta la cattiva pubblicità e di tutte le cattive intenzioni, non è quella di oggi una grande possibilità? Oggi le aziende possono andare oltre l’essere i prodotti che producono. La loro comunicazione, che parte dal loro solo esistere, può intraprendere azioni con valore sociale. Può migliorare in concreto situazioni negative. Esempio lo spot-documentario di Always.

Ce la faranno a vincere questa sfida?

A cura di Noemi Sudati

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