WASTELAND: COMMENTO AD UNA PROPOSTA DI EMANCIPAZIONE SOCIALE

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A cura di Virginia Battaglini

Waste Land è il titolo del documentario realizzato nel 2010 dalla regista Lucy Walter per seguire passo dopo passo la realizzazione di un progetto che coinvolse gli abitanti della discarica di Jardim Gramacho a Rio de Janeiro, in cui l’artista brasiliano Vik Muniz scelse di impegnarsi a titolo gratuito dedicandovi tre anni della propria vita, che gli costarono la fine del suo matrimonio. waste-land-2
L’idea di Muniz consistette nel lavorare con i materiali riciclabili presenti nella discarica; per quanto di scarti si tratti, i sacchi che finiscono nelle discariche sono da sempre oggetto di attenzione da parte sopratutto di studiosi, archeologi e sociologi (si veda a tal esempio il Garbage Project proposto nel 1973 a Tucson, Arizona: uno studio dell’immondizia dei residenti della città per studiarne le abitudini consumistiche in base alla classe sociale d’appartenenza).

Muniz non fu certo il primo a lavorare con un componente così particolare, ma a questa idea approdò anche per la sua attitudine personale a creare arte da materiali anticonvenzionali; è infatti oggi un artista molto apprezzato, ed in realtà l’artista brasiliano più conosciuto nel mondo, per l’utilizzo del mezzo fotografico in modo particolare, avvalendosi di materiali come lo zucchero (Sugar Children) e il cioccolato. La volontà di Muniz di “mischiare l’arte con progetti sociali” è stato il motore che ha dato il via al progetto di Jardim Gramacho, la più estesa discarica a cielo aperto del mondo, dove lavorano centinaia di uomini e donne come Catadores, “raccoglitori” di materiale riciclabile che vendono alle aziende, ricavando anche 20-25 dollari al giorno. Con quei soldi riescono a mantenere i loro figli, che spesso vivono altrove, e ad impegnarsi in un mestiere onesto, di cui vanno fieri al punto di costituire un sindacato ed a combattere perché vengano loro riconosciuti i diritti di lavoratori.

Il progetto coinvolse in particolare alcuni Catadores (Tiao, Zumbi, Suelem, Isis, Irma, Magna e Valter) ripercorrendo tutte le loro storie personali, variamente tristi ma accomunate da un grande senso di orgoglio per il loro mestiere, tra esempi di estrema solidarietà e persino di emancipazione femminile (il tema del divorzio è presentato nella storia di Magna) ed alta moralità, nel ribellarsi ad uno stile di vita che sarebbe stato forse più “facile” (per gli uomini lo spaccio di droga, per le donne la prostituzione). Muniz realizza dei ritratti fotografici di ciascuno di loro, utilizzando come spunto anche opere d’arte famose come La morte di Marat di Davidvikm12, per cui immortala Tiao nella stessa posizione. Le foto vengono poi proiettate sul pavimento di un capannone dove dall’alto di un’impalcatura Muniz da indicazioni ai Catadores perché riescano, seguendo le linee delle figure, a riempire la fotografia con i materiali riciclabili a loro così cari (in particolare saltano all’occhio i colorati scarti del più famoso carnevale del mondo). Il risultato sono delle fotografie effettuate dall’alto che nel 2008 Muniz riesce a far battere ad un’asta londinese per una bella somma (la foto con Tiao come Marat ad esempio per 50.000 dollari) che devolve completamente all’associazione. Alla fine del video viene trattato anche un grave problema che nasce tra i Catadores coinvolti: tutte le loro certezze e l’unica realtà che conoscevano, sono state fatte a pezzi. La repulsione, ora che sanno cosa esiste al di fuori di Jardim Gramacho, è tale che molti di loro non torneranno mai più nella discarica (la quale comunque verrà chiusa nel 2012).

Le riprese in slow motion, le musiche in sottofondo accuratamente selezionate, i colori della discarica, fanno da cornice a questo video dal sapore dolce-amaro, che ci mostra il coraggio di persone che non possiedono niente se non la propria morale di ferro, ridotte a fare un mestiere che solo apparentemente appaga molti di loro, nello scenario di una Rio costruita su rigide distinzioni sociali che non potrebbero essere più accentuate, dove la violenza e criminalità sono all’ordine del giorno (le non troppo velate allusioni a cadaveri lasciati nella discarica e furti si susseguono per tutta la durata del video); in questo contesto deprimente, la speranza di questi uomini e donne risulta commovente, il “cosa è loro successo dopo il progetto” alla fine del filmato addirittura da brividi. In poco più di un’ora, il documentario riesce a presentare i Catadores coinvolti in ogni loro sfaccettatura caratteriale, facendoli sentire vicini all’osservatore nonostante le abissali differenze geografiche, etniche e sociali, e toccando direttamente quelle corde della sensibilità umana che nessuno potrebbe riuscire ad ignorare, neanche se lo volesse.
Per chi volesse saperne di più, qui il link del sito: http://www.wastelandmovie.com

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