Un 8 dicembre all’insegna del rock nostrano quello al Circolo Ohibò di Milano, che ha ospitato gli abruzzesi Voina durante il tour di promozione del loro secondo lavoro dal titolo “Alcol, Schifo e Nostalgia”, uscito per INRI lo scorso marzo.

L’emblematico titolo dell’album riassume molto bene l’intento della band di Lanciano di esaltare la bellezza e la verità che si celano dietro tutto ciò che è spesso considerato ordinario, comune, magari banale. Dieci tracce che celebrano il non avere nulla di speciale in un mondo che fa a gara per l’eccellenza, dimenticandosi spesso della sostanza.
“Se vuoi sapere la verità, non condivido questo concetto di felicità, non me ne frega della celebrità di Instagram” cantano i Voina nel singolo che ha lanciato l’album, “Io non ho quel non so che”.

Perfettamente in linea con il tema del disco, il dialogo tratto da Trainspotting che, nel buio più totale e tra le prime urla della folla, anticipa l’entrata in scena della band. Proprio come i protagonisti del famosissimo film scozzese, i Voina rifiutano ogni tipo di clichè e condizionamento della società di oggi, ed aprono il live con l’energica “Welfare” al grido di “promettimi che non lavorerò, non lavorerai mai”.

Seguono canzoni tratte anche dal precedente lavoro del gruppo, che risale al 2015, dal titolo “Noi non siamo infinito”. Tra un pezzo e l’altro, il cantante Ivo Bucci manifesta più volte la sua preoccupazione per il piccolo palco in legno dell’Ohibò, che quasi non regge l’energia del pubblico delle prime file.

Per riprendere fiato, arriva sul finale un momento definito “catartico”: quello dedicato ad “Ossa”, che i Voina dedicano a tutte le coppie vere che non hanno bisogno di grandi cose per essere felici.
“Ci basta un tavolo in un bar e sedie scomode che ballano quando ci baciamo”. Romanticismo in pieno stile Voina, autentico e sincero come l’alcol, lo schifo e la nostalgia.

A cura di Elena Abbatiello

Commenti su Facebook
SHARE