Vinyl: la serie Tv di Martin Scorsese e Mick Jagger

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Quando Martin Scorsese disegna cinema c’è solo da restare attoniti ed osservare in rigoroso silenzio; se il maestro poi è accompagnato nell’opera da Mick Jagger lo stupore raddoppia. Finora il sodalizio tra il regista newyorchese e le pietre rotolanti si era limitato alla cornice musicale dei suoi numerosi lungometraggi, da Mean Streets fino al recente The Wolf Of Wall Street, passando per il docu-film Shine a Light, il suono ruggente degli Stones, e del rock’n’roll in generale, è stato sempre il leit motiv delle produzioni di Scorsese, andando a nozze con i ritratti degli ambienti malfamati tipici dei quartieri italo-americani della Grande Mela.

Con Vinyl, il buon Martin porta finalmente al centro della ribalta il mondo del music business in un periodo particolarmente fecondo, quello che va dalla fine degli anni sessanta ai primi settanta. La serie, targata HBO, narra le vicende di Richie Finestra (interpretato da Bobby Cannavale), produttore per la American Century  Records, ridotto sul lastrico e sul punto di cedere l’etichetta a una cordata tedesca della PolyGram , tuttavia ,folgorato sulla via di damasco ad un concerto dei New York Dolls;  rimasto illeso dopo il crollo della venue dovuto alla performance esplosiva della band (evento realmente accaduto)  Mr Finestra decide di mantenere il timone della sua label e di investire tutto su dei gruppi emergenti: i proto-punk Nasty Bits (band fittizia, musicata da Lee Ranaldo e interpretata nella serie dal figlio di Jagger e dai componenti dei Beach Fossils) e il bluesman Lester Grimes.

Vinyl descrive con dovizia di particolari cosa accade nel dietro le quinte dello showbiz: ebrei corrotti e assetati di denaro, manager completamente pazzi e dal grilletto facile, tante donne avvenenti e soprattutto tanta cocaina, che assieme al rock rappresenta il filo conduttore della serie. La colonna sonora che accompagna le immagini è davvero di alto livello: Velvet Underground, Stevie Wonder, Bowie, Otis Redding, Chuck Berry, The Meters, ovviamente gli Stones a suggellare ambientazioni suggestive, dove è possibile vedere Andy Warhol presenziare ad un concerto dei Velvet Underground o un giovane Robert Plant lamentarsi con Finestra per dei presunti torti contrattuali perpetuati dall’etichetta da egli rappresentata: il continuo intrecciarsi della trama con episodi realmente accaduti nella storia della musica, rende questa serie particolarmente appetibile per gli appassionati e un incentivo a riascoltare parecchi brani di quell’epoca magica.

Insomma, non avete più scuse per seguire Vinyl, appena bocciato in una sgrammaticatissima recensione del Fatto Quotidiano e quindi ovviamente straconsigliato da noi.

A cura di Valerio Giannetto

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