Questa storia è tratta da eventi realmente accaduti. O meglio, visto che Dick Cheney è un uomo a cui piace vivere nell’ombra, questa è la versione più verosimile”. È pressappoco questa la frase che vedrete all’inizio del film che narra le vicende di Dick Cheney appunto, un burocrate di Washington che ha affrontato diverse legislature dagli anni settanta per poi diventare dirigente della Halliburton, un’azienda petrolifera e successivamente tornare in politica come vicepresidente durante i governi di George W. Bush, il cui operato sarà tuttavia oggetto di diverse indagini e richieste di impeachment.

Quella citazione è un monito per lo spettatore che viene avvisato fin da subito che la fantasia degli autori ha un ruolo che non può passare inosservato nel racconto di fatti realmente accaduti. Cheney è difatti tratteggiato come lo stratega silente che conosce i tempi in cui agire, sia in politica quanto in famiglia, diventando sempre più un uomo freddo e distaccato che agisce nell’ombra nei palazzi del potere e lontano dai media. C’è anche un altro aspetto: il regista e sceneggiatore Adam McKay impreziosisce la narrazione di infografiche per spiegare passaggi di difficile comprensione, come aveva già fatto nel suo lavoro precedente “La grande scommessa”, ma soprattutto non perde mai occasione di fare satira, di lanciare allusioni visive, stoccate ai personaggi, agli spettatori, ai biopic in generale e al film stesso. Ricorre molto questo elemento, questa presa in giro che non diventa mai alleggerimento, ma ogni volta punzecchiatura per portare a una riflessione sull’impatto che hanno avuto tali politiche: è anche tale aspetto che secondo me si voleva sottolineare all’inizio della pellicola ovvero che vedremo una pellicola la cui focalizzazione non è neutrale e che saremo bersaglio di una satira corrosiva, quindi non esattamente un semplice e lineare biopic politico.

Pertanto, Christian Bale è fenomenale nel dare corpo (e si spera che non abbia dato anche l’anima) nell’interpretare il nostro arrivista del Wyoming per cui ha già ottenuto un Golden Globe, così come il cast di contorno in primis Amy Adams, nei panni della moglie di Cheney, Steve Carell che invece interpreta Donald Rumsfeld, mentore di Dick e poi suo affiliato alla Casa Bianca mentre Sam Rockwell regala una folle interpretazione di George W. Bush. Il comparto tecnico è sicuramente degno di nota, in particolare il montaggio sul quale il regista fa molto affidamento.

In conclusione, è un film che merita di essere visto sia per la storia che racconta quanto per le provocazioni che invia allo spettatore incluse anche in una geniale scena post-credits. Che ne dite, accettate la sfida?

 

A cura di Fabio Facciano

Commenti su Facebook
SHARE