VENEDIKT EROFEEV 1938 – 1990 MG

676

A cura di Jgor Ognibeni

Categoria farmacoterapeutica: disoccupato in URSS (dove la disoccupazione non esisteva), senzatetto (sempre in Unione Sovietica, dove non si poteva esser senza fissa dimora), posatore di cavi, scrittore.

Principio attivo: Avanguardista 20 mg, alcolista 20 mg, Parodista 15 mg, SMoGhista ante litteram 10 mg

Eccipienti: Yevgeni Anatolyevich Popov, Feodor Dostoevskij, Aleksandr Sergeevič Puškin, Anton Pavlovič Čechov

Composizione quantitativa: Un poema in prosa (Mosca – Petuški, Poema Ferroviario), una raccolta di scritti (“Fossile inutile” – inedito in Italia), un romanzo perso a causa di una sbronza in metropolitana a Mosca (Dmitrji Šostakovič).

Composizione qualitativa: Venička Erofeev è l’amico letterato (e alcolista) che ognuno di noi vorrebbe segratamente avere. Un amico al quale offrire da bere sempre, tutte le sere, con cui inciclonarsi(bere fino alla perdita dei sensi n.d.r.) tutti i venerdì, tutti i sabati e anche le domeniche, per poter godere in via esclusiva della allucinogena girandola emotiva-etilica di cui il suddetto è, indiscutibilmente, maestro assoluto.

Come nei cocktail più ispirati, dove l’originalità è data dall’utilizzo di ingredienti per noi apparentemente inaccostabili, Erofeev riesce a preparare la propria sapiente miscela shakerando attimi di raffinato lirismo, degne di un accademico, a meschinità atroci, provenienti dalla quotidianità più degradata. Il tema della tragedia dell’uomo sovietico, in tutta la sua paradossale comicità, costituisce il retrogusto basale del drink “Mosca – Petuški”.
Le regole dettate dal regime vengono assunte dai destinatari solo per essere digerite e poi espulse in forme del tutto distorte, poiché fin dal principio considerate, giustamente, assurde. Filtrate dalle personalità degli uomini e rielaborate dalle individualità pensanti, queste si riumanizzano, perdendo ogni valore repressivo e trasformandosi anzi in spunti perfetti per denunciare quello che era il Regime di Stato e la corruzione di un sistema che già risulta predestinato a scomparire.
Le individualità presentante dall’autore, infatti, se sommate tra loro, danno il volto di un popolo, quello russo, il quale sebbene appaia fisicamente sottomesso, spiritualmente non risulta affatto piegato alla volontà del potere, anzi, lo contrasta nel modo più efficace possibile, e cioè con una resistenza passiva totale. Il Partito vuole la massima efficienza sul lavoro? Allora si passa alla tecnica del “bevo (come un secchiaio), fino a quando non riesco più a fare altro”. Il Partito non vuole che gli uomini bevano e raziona quindi l’alcol? Non c’è problema, si impara a distillare la vernice per tinteggiare le parti, al fine di ricavarne la più divina delle ambrosie. Perchè l’importante non è tanto di ricordarsi cosa stia scritto nel Piano Quinquennale di Produzione, bensì di come sia morto Čechov e quali siano state le sue ultime parole (“Ich sterbe” – io muoio –  “datemi dello champagne”)

Tornando alla composizione del “Mosca – Petuški”, altri sapori più immediati sono quelli legati alla frizzante irriverenza della gioventù, fisiologicamente iconoclasta, curiosa e smaniosa di apparire, viva e ardente, alla quale il “potere” non solo non importa, ma fa proprio schifo, nonchè il languido sapore vanigliato dello spirito romantico, tipico dei ventenni troppo sensibili e acculturati, che fa capolino tra una riga e l’altra dedicate all’immancabile trasporto per l’altro sesso. In uno stato di un perpetua estasi etilica, dettato dalla sbronza più totale, la prosa di Venička si espande verso orizzonti normalmente inconciliabili.
Così come l’ubriaco riesce a passare con disinvoltura dallo spiegare come il mondo appartenga, in verità, ad una ristretta setta pluto-massonico-rettiliana al sottolineare con veemenza l’importanza della teoria delle stringhe per il radioso futuro dell’umanità, Erofeev riesce a citare, con innato talento, tutti i grandi classici della letteratura russa inserendoli con sagacia in formulari pratici per la preparazione casalinga di superalcolici, i quali, si badi bene, hanno come ingrediente fondamentale del deodorante per i piedi. Non a caso l’opera di Erofeev, proprio per la sua ambivalenza e per la sua capacità di prestarsi ad ogni orecchio, o meglio, ad ogni palato (e fegato?), secondo la critica post sovietica “oramai la conoscono tutti quelli che hanno un rapporto, per quanto minimo, con la letteratura o, nella peggiore delle ipotesi, con la Vodka”.

Indicazioni: assumere con accortezza mestissima, ovvero a dosi esagerate, a seconda dell’umore. Il cocktail contiene diversi strati interpretativi e gusti, ammantati da racconto alcolico-post-moderno ed epica, odio verso i treni per pendolari inframezzato da bestemmie autocensurate dall’autore stesso (“Nè l’alcool, né le donne, hanno rovinato la mia giovinezza. I treni regionali del distretto di Mosca, l’han rovinata. E le cabine telefoniche.”)

Prodotto:  “Mosca – Petuški, Poema Ferroviario” di Venedikt Erofeev, traduzione di Paolo Nori, Edizioni Quodlibet Compagnia Extra, 2014

 

 

Commenti su Facebook