La société des amis anonymes des artistes: Lo spirituale nell’incontro tra arte e musica, Vasilij Kandinskij e Arthur Shönberg

394

Gennaio 1911. Arthur Shönberg sistema gli spartiti, si posiziona di fronte al pianoforte e, rivolto al pubblico di Monaco, diffonde nella sala le note da lui composte, disegnando nell’aria contrasti di violino e pianoforte, toni alti e improvvisamente bassi, conflitti di suoni, opposizioni di note.

 

Nel pubblico, nascosto dai baveri degli intellettuali monacensi, fa capolino Vasilij Kandinskij insieme ai suoi amici che, come folgorato dalla tessitura musicale, coglie un profondo legame tra quell’ espressione e la sua ricerca artistica.

 

È la disarmonia.

O meglio, il faire tache (espressione francese che fa riferimento al non essere in sintonia).

Un procedere disarmonico che vive di contrasti, rifiuta la linearità e costeggia la contraddizione ma confluisce, paradossalmente, nella più pura armonia, rinnovata eppure primordiale.
Protetta dalle scorie della tradizione accademica, dal linguaggio proveniente dall’egemonia culturale, la musica atonale di Shonberg è prolungamento di un principio interiore e di un istinto che nulla ha a che fare con l’apprendimento pregresso.

Lo scambio epistolare tra Kandinskij e Shönberg, nato da quell’incontro e scandito nel freddo dei giorni russi e austriaci, puntina il mese di gennaio di centocinque anni fa rappresentando, ad oggi, una delle più importanti comunicazioni del XX secolo.

Siamo dunque spettatori dello sconfinamento di un’arte in un’altra, di una musica da vedere e di una pittura da ascoltare, talmente intrecciate tra di loro da prestarsi reciprocamente le emozioni suscitate.
Le note atonali del concerto di Shönberg, infatti, ebbero immediato riscontro su tela quando Kandinskij, poco tempo tempo, terminò Impressione III (Concerto).

Lo spirituale nell'incontro tra arte e musica: Vasilij Kandinskij e Arthur Shönberg

La massa nera che evoca la parvenza di una forma, quella del pianoforte più verosimilmente, fa da contrappunto a quella gialla; gli spettatori, la parte più simil-figurativa, sono concentrati nell’angolo sinistro e sembrano linee infantili uscite dal pennello di un bambino alle prime armi.

Il rifiuto di uno schema compositivo, l’uso necessario ed emozionale dei colori, l’esplosione dei toni accesi, il tratto privo di contorni definiti, l’assenza della figurazione sono gli elementi che dal 1911, sebbene il primo acquerello astratto sia del 1910, infittiscono la trama del repertorio artistico-spirituale di Vasilij Kandinskij.

Lo spirituale nell'incontro tra arte e musica: Vasilij Kandinskij e Arthur Shönberg

L’arte, così come la musica, dichiara la sua autonomia dalle cose del mondo, dalla realtà, dalla mimesi perché il pittore e il musicista, non attingono dal visibile, ma ricercano la profondità di un io interiore che pertiene alla sfera invisibile.

Impressione III (Concerto) riproduce la composizione musicale, ma non il momento fisico, non l’essere qui ed ora; piuttosto la sostanza immateriale, il sentimento, la radice spirituale.

Così, nella parole di Kandinskij <<ogni forma è espressione esteriore di un contenuto interiore>> e l’artista diventa il guardiano del portone a cui accedere all’invisibile che <<è il rilievo e la profondità del visibile>>, secondo Maurice Merleau-Ponty, autore coevo di un saggio d’ispirazione come L’occhio e lo spirito.

La  rivoluzione di Kandinskij, sul piano formale e contenutistico, suggerisce che l’arte ha la sua origine e il suo fine nell’invisibile, manifestando in questo modo, l’incidenza, forse più profonda, tra arte e vita.
E in fondo, l’arte viene considerata da Kandinskij come un modo di salvare se stessi fuori dalla storia, così come suggerisce Mario de Micheli, perché la percezione, condivisa con Shönberg, di un’incongruenza insanabile tra la propria identità e l’epoca contemporanea, attraversa affilata tele e note musicali.

Lo spirituale nell'incontro tra arte e musica: Vasilij Kandinskij e Arthur Shönberg

La dimensione astratta, pertanto, primordiale, pura, vera essenza del mondo secondo il contemporaneo Malevic, ricorda, su un altro piano contenutistico, l’esigenza delle utopie così sentita da scrittori fin dai tempi dei tempi.

L’armonia disarmonica evocata con le note musicali da Shönberg e con le tele da Kandinskij, non è che l’espressione più vivida di una ricomposizione spirituale di un mondo scomposto per natura, di cui il pittore, forse è riuscito, a trovare la sua chiave di lettura, esposta, in termini mistici e profetici nel Lo spirituale nell’arte dove sono recitate queste parole, figlie di un genio, o per meglio dire, di due.

«Lotta di toni, perdita di equilibrio, caduta dei «princìpi», inattesi colpi di tamburo, grandi interrogativi, tensioni apparentemente senza scopo, impeti e nostalgie apparentemente laceranti, catene e legami spezzati, contrasti e contraddizioni: questa è la nostra armonia. Su questa nostra armonia si fonda la composizione: un rapporto di colori e linee indipendenti, che nascono dalla necessità interiore e vivono nella totalità del quadro».

A cura di Cecilia Angeli

Commenti su Facebook
SHARE