UNA PENNA DI INSIDE IL VINCITORE DEL PREMIO CAMPIELLO

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a cura di Mariangela Rulli

E’ con grande orgoglio che intervisto Alberto Vignati, 23 anni, studente di Lettere Moderne in Cattolica, originario di Buccinasco (Provincia di Milano), una Penna di Inside. Lo incontro in Università, lì dove ci siamo conosciuti, e lo intervisto lungamente. Parliamo di tante cose, apriamo parentesi e divaghiamo in lungo e in largo e gli faccio domande su domande per cercare di conoscere a fondo Alberto, l’ultimo vincitore del prestigioso premio letterario “Campiello – sezione giovani”.

La scrittura. E’ una passione che hai sempre avuto e che coltivi da quando sei piccolo, o hai scoperto questa dote solo in età adulta, quando la visione del mondo cambia, i sogni diventano aspirazioni e cominci a pensarti (e a vederti) come una persona matura?

Io ho sempre letto tantissimo, anche quando ero al liceo, ma non sono mai andato bene in italiano o in letteratura italiana…mi mantenevo sul sei, sette. C’è una grandissima differenza, comunque, tra scrivere un tema o un articolo e scrivere un racconto. Il mio primo racconto serio l’ho scritto solo 2 anni fa, per il Premio Campiello, anche se devo ammetere che questo con il quale ho vinto è il primo strutturato bene. Anche perchè per poter scivere (non solo bene, ma avendo anche dei contenuti), è necessario vivere. Solo vivendo e facendo esperienze, riesci ad avere qualcosa di interessante da scrivere. Solo vivendo e rielaborando.1451449_10202390325060750_102163787_n

Una buona capacità di scrittuta, oltre al talento, deriva anche da una lettura costante ed appassionata. Il sistema scolastico in Italia e l’Università stessa, ti hanno accompagnato in questa tua crescita personale, assecondando e permettendo uno sviluppo di queste tue inclinazioni, oppure hai dovuto fare tutto da solo?

Beh, una vera occasione di scambio dovrebbe esserci al Liceo dove però, spesso e volentieri, non c’è alcuna interazione tra il professore e lo studente. All’Università i rapporti sono ancora più formali, quindi è difficile una cosa del genere. Ma comunque ho dei bravissimi professori che ci hanno spesso indicato ottime letture. Ad esempio, ricordo con molto piacere il professor Colombo: durante la sua prima lezione del mio primo anno di Università si presentò in aula e, senza nemmeno dire “ciao”, iniziò a leggere un brano di un racconto di David Foster Wallas dal titolo “Questa è l’acqua”. Per me fu illuminante e da allora leggo spesso i suoi racconti. Uno in particolare mi piace molto, si intitola “Il pianeta Trillafon in relazione alla cosa brutta”. 

Quali sono quegli autori che ti ispirano nel quotidiano e quali ti hanno fatto dire: “Ok, voglio diventare come lui, un giorno”??

In realtà non ce n’è uno in particolare, ce ne sono tanti…sicuramente Tondelli, ma anche Niccolò Ammaniti.

Perchè il Premio Campiello?

Perchè è l’unico premio letterario aperto anche ai giovani! In Italia ci sono pochi premi così prestigiosi che hanno anche una sezione giovani…è un’occasione!

Dopo aver vinto il Premio Campiello, hai avuto contatti con Case Editrici?

Mmm…sì e no. Diciamo che si sta muovendo qualcosa a riguardo.

Tu, ti definiresti uno scrittore?

No, ho solo 22 anni! Mi definisco molto di più un lettore. E poi, alla fine, chi è uno scrittore? C’è una bella differenza tra stile e contenuto. Io posso avere anche una buona idea, ma se non so scrivere bene, sono soltanto un bravo narratore. Secondo me lo scrittore è colui che che, ad una buona idea, affianca uno stile di scrittura inconfondibile.

Questo Premio lo vedi come un trampolino di lancio, come una semplice tappa nel percorso che stai facendo o piuttosto come un punto d’arrivo, un obiettivo raggiunto?

Sicuramente lo vedo come un inizio, anche solo per le occasioni che mi si stanno aprendo e che bisogna cogliere.

Parlaci del tuo racconto in 10 parole.
Una storia di amicizia tra due ragazzi che finisce bene.
Qual è la trama?

E’ la storia di un ragazzo senegalese che impartisce ripetizioni di matematica ad un ragazzo di 16 anni il quale appartiene ad una famiglia che è affiliata con la ‘ndrangheta. Il primo aiuterà il sedicenne ad uscire da questo ambiente ed il filo rosso che accompagnerà tutta la storia è una poesia di Montale dal titolo “Girasole impazzito di luce”. Questa poesia ha un significato preciso, è un testo che mi dà un senso di positività, non per niente ho scelto lo stesso titolo anche per il mio racconto.1395992_10202390321580663_2004257511_n

Nel tuo racconto vengono trattate diverse tematiche importanti. C’è il ragazzo extracomunitario, c’è la ‘ndrangheta, c’è la realtà della periferia milanese. Qual è il messaggio che hai voluto dare?

Volevo raccontare una storia che non fosse triste, la storia di due persone che, attraverso l’amicizia, si salvano reciprocamente. Ovviamente mi sono dovuto documentare sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Buccinasco e mi sono basato essenzialmente sul saggio di Nando Dalla Chiesa. Su quella che è una realtà di fatto, però, ho inventato una storia positiva, con un messaggio di speranza.

Parlaci dell’attività che stai portando avanti dopo aver vinto il Campiello.

Beh, sì, con la Segreteria del premio stiamo andando nelle scuole per sponsorizzare l’evento. L’obiettivo è quello di spronare i ragazzi a carpire un’occasione per scrivere.

E tu, come ti rapporti con i ragazzi delle scuole? Come ti senti a stare davanti a loro?

All’inizio ero sicuramente molto più frenato, poi mi sono sciolto. Il fatto è che loro, prima della nostra visita, hanno già letto il racconto e quindi per me è stato strano che qualcuno mi facesse delle domande su qualcosa scritto da me. L’aspetto positivo è che spesso i ragazzi ti fanno delle domande su aspetti che tu stesso non avevi considerato…e questo ti aiuta a rivedere quello che hai scritto, da altri punti di vista.

Quali sensazioni hai provato nel momento in cui ti hanno rivolto domande riguardanti il tuo racconto? Non ti sei sentito come se quel pubblico avesse violato, in un certo senso, la tua interiorità?

Hai presente “Il ritratto di Dorian Gray”? C’è un punto, all’inizio della storia, in cui il pittore dice: “Non esporrò mai il quadro, perchè è troppo personale.” Ci si sente un po’ così, esposti. Secondo me non si dovrebbe essere troppo autobiografici, bisognerebbe mantenere sempre un velo di pudore.

Cosa non avresti mai il coraggio di scrivere per paura del giudizio altrui?

Sicuramente qualcosa che non conosco bene. Anche per scrivere questo racconto, ad esempio, mi sono dovuto documentare!

Ed invece se si trattasse di cose tue personali, cosa non scriveresti mai?

Mmm…in realtà non saprei.

Come ti vedi tra dieci anni?

Quando mi sono iscritto a lettere avevo un’idea di me diversa. Ora, finita la triennale, ho intenzione di iniziare una specialistica che sia magari un po’ più “concreta”, come può essere quella offerta dall’interfacoltà di economia e beni culturali. Questo, ovviamente, mi pone tanti nuovi punti interrogativi.Ad esempio, il racconto che ho scritto, lo sto riscrivendo, lo sto ampliando. Purtroppo in Italia sono pochissimi gli scrittori che riescono a vivere solo di questo, più che altro perchè si vendono pochi libri e di conseguenza è difficile ambire a fare lo scrittore come mestiere. Tra dieci anni non so cosa farò, ma sicuramente mi piacerebbe sapere di aver scritto qualcosa di bello, qualcosa di mio.

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