Les amis de la société anonyme des artistes: Un viaggio nell’anima di Modigliani

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‘’La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi: creano però i più belli sforzi dell’anima’’. – Amedeo Modigliani

Sono gli anni ’20 e a Parigi un uomo con la sciarpa rossa attraversa la strada per giungere a Montmartre: è Amedeo Modigliani, detto Modì.
Modigliani, artista sottovalutato già a quel tempo, non solo è riuscito a non farsi trasportare dall’impetuosa onda del Cubismo rimanendo fedele a se stesso, ma è riuscito anche a far vivere per sé e per gli altri quello che secondo lui è l’unico dovere dell’uomo: salvare i propri sogni.
Un artista sensibile, fragile e tormentato, che ha scorto le cose invisibili del mondo e di ogni singola persona che ha ritratto, incontrato, con cui si è scontrato o emozionato.
Un viaggio nell'anima di Modigliani

L’espressione artistica per Modì è sempre stata l’unico sollievo per la sua sofferenza, sia fisica che interiore, l’unico modo per esprimere ciò che sentiva dentro.
Aveva un carattere irrequieto, un’anima come direbbe Ugo Foscolo, destinata ad essere perpetuamente in tempesta. Per questa sua anima ardente di vita, questo carattere allegro ma anche a tratti molto malinconico, esuberante e gentile per natura, per la sua arroganza e sensibilità, si crearono incomprensioni con molti artisti, tra cui Picasso, che solo dopo ne apprezzarono e colsero il genio.
La sua è stata una vita costellata di dolori ma anche di amore (come quello con la sua Jeanne Hébuterne), che mai si è piegata alla sua continua sensazione di mancata appartenenza, alla sofferenza di non essere compreso, agli insuccessi, ai suoi stessi subbugli interiori.

Un viaggio nell’anima di Modigliani  Un viaggio nell'anima di Modigliani

Era un freddo dicembre parigino del 1917, quando alla Gallerie Berthe Weil si tenne la prima mostra personale di Modigliani, preludio di insuccessi e incomprensioni, tale da far rimanere scandalizzato il capo della polizia di Parigi che, giudicando immorali i nudi di Modì, fece chiudere la mostra dopo poche ore dalla sua apertura.
Contraddistinte dall’originalità e dall’unicità tipiche del genio creativo, le sue opere si sono sempre discostate dai movimenti artistici di quel periodo; la sua pittura era tutto fuorché ciò che artisticamente si faceva in quel periodo, ovvero un ‘’ritornare all’ordine’’.
La straordinarietà di Modì non era nel ricreare un tipo definito di ordine, ma nell’aver saputo trasportare su tela ogni singolo colore della sua anima in modo armonioso con i colori dell’anima di chi ritraeva.
Per questo le sue opere sono uniche e cariche di sentimento: sono vere, sono sincere, ritraggono la gioia come il dolore. Tutti coloro che si erano fatti ritrarre da Modì, affermarono che farsi ritrarre da lui era stato come ‘’farsi spogliare l’anima’’.
Parte del sentire, del tormento e dell’emozione dell’artista, del suo vivere l’Arte è racchiuso negli occhi che dipingeva, spesso vuoti ma di un vuoto che non è sintomo del nulla, bensì di pienezza.
Difatti pur lasciandoli incompleti, di ogni sguardo ne delineava non solo la forma, ma anche la storia.

Un viaggio nell'anima di Modigliani Un viaggio nell'anima di Modigliani

I suoi dipinti racchiudevano tutto lo spleen baudelairiano e le contraddizioni tipiche del dramma romantico. Dietro ogni ritratto non c’erano solo riferimenti all’arte africana, egizia o antica, bellezza, sensualità o sentimento, ma anche simbologie esoteriche che ricorrevano in quel periodo tra letterati, artisti e poeti.
Il suo essere definito a volte un ‘’ubriacone volgare, un decadente’’ sia dai contemporanei che dai posteri,  era secondo il suo amico e pittore Severini, non il suo ‘’fine’’ bensì il ‘’mezzo’’ per giungere ad altro, per scoprire qualcosa in più di sé stesso e delle profondità dell’anima.
In fondo come dice Camus, non c’è amore del vivere senza disperazione di vivere. Ed è questo che ci lascia Modì: profondo amore e profonda disperazione per la vita che si tramutano in Arte.

Ma quello che ci tramanda è anche un dono, il dono di saper guardare oltre le apparenze, di saper vedere ciò che ai più è invisibile e donarlo sotto forma di Arte, senza progetti, senza aspettative, senza tempo, senza spazio.
Ungaretti ricorda Modigliani così: ‘’La sua originalità era in questo: equilibrio tra l’ossessione e la calma, tra la forza e la debolezza, tra la decomposizione e l’entusiasmo; ne veniva fuori tutto il dramma romantico.’’
E noi d’altro canto non possiamo che ricordarlo con le sue stesse parole: ‘’La vita è un dono, dei pochi ai molti, di colore che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno’’.

A cura di Cristina Morgese

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