Un aperitivo a regola d’arte – Culturit

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“ Un Aperitivo a Regola D’Arte”, è questo il titolo del ciclo di incontri organizzati da Culturit, nella cornice della città Meneghina. Per quei pochi che non conoscessero Culturit, parlo di un network di associazioni, molto attivo nella valorizzazione e promozione delle realtà culturali italiane. Il fondatore, Luca Pietro Ungaro, ex studente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha voluto creare un ambiente stimolante, nascente all’interno degli atenei italiani, per studenti universitari che vogliono approcciarsi al mondo del lavoro, ai quali vengono affiancati professionisti e docenti del settore. La straordinaria intraprendenza di questa organizzazione No Profit, ha innescato una reazione a catena, favorendo la creazione in più città italiane, di realtà Culturit.

Tra le tante attività promosse, la vostra Vox è stata invitata a uno dei suoi aperitivi artistici, a tema “Debuttanti in mostra, L’arte di dare inizio”, mostra-debutto delle giovani artiste, Irene Cappello e Glenda Piona, con esibizione musicale del gruppo “Release duo”. Il luogo è il Plaza Cafè, perfetta cornice dell’evento, che a mio parere si sposa a meraviglia con la contemporaneità delle opere, l’ambiente è confortevole e rilassante, mentre le luci soffuse e l’aperitivo con musica dal vivo, mi hanno riportato a un’atmosfera bohémien, un riuscitissimo antipasto, che ha preparato il mio palato alla portata principale, conoscere meglio le opere delle pittrici e i musicisti.

Durante la serata, infatti, ho potuto assistere all’esibizione del gruppo “Release Duo” composto da Cristina Bianchi e Giovanni Spagnulo, formatosi con l’intento di creare un progetto, che, pur abbracciando generi musicali differenti, ha come denominatore comune, l’amore per la buona musica. La formazione chitarra – voce ha la capacità di riportare il pubblico a un sound più essenziale, gettando un ponte emozionale che coinvolge. Muovendomi a ritmo di musica, guardo attorno a me, e vedo quadri appesi in ogni angolo del locale, una sorta di horror vacui che conferisce ancora più poesia e colore all’ambiente circostante. Incontro subito le due pittrici, che, emozionate come me per l’esperienza, mi accolgono con spontanea cordialità e mi raccontano del percorso che le ha condotte fino a quella mostra. Glenda Piona e Irene Cappello si sono conosciute al Liceo, hanno poi intrapreso percorsi accademici simili e inerenti ai Beni Culturali.

L’amore per la pittura e per l’arte in generale, è stato il loro Fil-Rouge, che si manifesta compiutamente anche nelle loro opere. Irene si è avvicinata al buddismo, e questa religione, mi spiega averla portata, verso un percorso artistico molto spirituale, lo si evince dal titolo della mostra, Yin e Yang, visto come un Intreccio, inteso nel senso più ampio del termine, in quanto parte ancestrale e fondante di ogni ambito della vita dell’uomo. I quadri si costruiscono su colori pieni dalle linee pure, raggiungendo in molti casi l’astrattismo, sono talmente ben concepiti, che quasi non si riconoscono le mani diverse delle ragazze, dico quasi, perché conoscendole un pochino, come ho potuto fare io, si arriva a distinguerle benissimo, pur nella coesione generale.

Sicuramente la gentilezza e la sensibilità spiccata sono ingredienti di entrambe, coadiuvati al contempo, da una spruzzata assolutamente personale di esperienze di vita, che rendono le loro opere inconfondibili, agli occhi dello spettatore. Parlando con Glenda, ho avuto modo di conoscere il processo dietro ai suoi quadri, intrisi di riflessione sulla vita, sperimentazione di varie texture, e ricerca. In particolare un quadro “Orme” ha suscitato la mia curiosità, in primo luogo per la varietà di colori e in seguito per il messaggio, lei mi ha spiegato, essere la sua riflessione sulle orme e i passaggi lasciati dalle varie forme di vita sul terreno. Qualcosa che se ne va e qualcosa che rimane, un po’ come il mandala tibetano, l’Uomo crea una forma e la natura prende, ma ciò che viene preso si dissolve nell’etere e si ricongiunge con il tutto. Ho pensato fosse un messaggio bellissimo racchiuso in un singolo quadro, mi ha colpito così tanto l’aver conosciuto queste due ragazze, che appena tornata a casa, mi sono messa al computer a fare ricerche approfondite sul buddismo sul mandala tibetano, e sui simboli vitali. Secondo me, dovrebbe essere così, conoscere una persona, ma sopratutto un’artista, arricchirsi di un qualcosa in più, innescare una curiosità, una voglia di approfondire, un dare e avere,instillare una fame di conoscenza insita nell’uomo, che solo attraverso la scoperta può essere placata.

a cura di Carolina Cammi

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