#U30: ZAGOM

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A cura di Jgor Ognibeni

Girando per Milano vi sarete imbattuti sicuramente in vari esempi di Street Art: graffiti, disegni, poster particolari, stickers. Incrociando le opere di questi artisti non si può rimanere indifferenti davanti alla loro capacità di illuminare angoli della città inaspettati o abbandonati ad un lento ed inesorabile degrado e riportarli alla “superficie” della nostra consapevolezza.

Chiariamo subito un punto: non riteniamo che la street art ricomprenda lo scrivere una mera “tag” (la firma del sedicente artista) sui vetri delle fermate del tram, né l’ “imbrattamento” dei convogli della metropolitana con graffiti di dubbio gusto(tutta roba che già negli anni ’80 aveva esaurito la propria carica provocatoria); ci piace invece immaginare che la Street Art sia lo strumento dell’artista per trasmettere la propria personalità attraverso messaggi che sfruttano un tipo di luogo, quello urbano, che tende ad annullare la nostra percezione della realtà, proponendoci solo ripetitività ed elementi esteticamente discutibili o degradati, privi di un’anima. Dopo le dovute premesse, tornando alla nostra Milano, siamo riusciti a contattare uno street artist di primo livello, che ha attirato la nostra attenzione con il suo stile eclettico e super originale: Zagom.

Ciao Zagom, dato che parliamo di Street Art, raccontaci prima la strada da te fin’ora percorsa.

Sono nato a Milano, vivo a Milano, opero a Milano. Insomma sono autoctono.
Mi sono interessato alla grafica fin da bambino, perchè mia madre faceva la grafica pubblicitaria e vivevo circondato dai suoi lavori. Ho quindi frequentato la scuola d’arte a Brera per poi spostarmi al Cova (un altro istituto d’arte).
Negli anni ho migliorato la tecnica grafica ed ho anche sperimentato tantissime altre tecniche oltre ad aver fatto parecchie esperienze in altri campi dell’arte (orificeria, illusioni ottiche, scultura).

Hai avuto la possibilità di lavorare con la tua arte?

Sì, ho lavorato per Livio Caiulo, un miniaturista “puppettista” e poi mi sono spostato da Loli & Memmoli, designers milanesi specializzati in lampadari artigianali di cristallo super costosi, se ne vuoi vedere uno prova a guardare il video di John Legend, Green Light, c’è un loro lampadario che ho fatto io!

E la tua, di arte, come si è evoluta?

Come tutti, sono passato per un periodo da “graffittaro”. Lasciavo tag in giro e disegni vari, ma ora ho smesso.
Mi sono reso conto che odiavo chi violava determinati luoghi, monumenti in primis. Non ho mai lasciato le mie scritte su certe mura. Non nego però che amo pazzamente i mezzi pubblici, non tanto all’esterno quanto all’interno.
Ho capito che voglio trasmettere qualcosa, un messaggio, e la mia costruzione artistica deve essere un veicolo per tale messaggio. Non è più una questione di ego, da adolescente!
Per questo ora mi dedico a disegnare in luoghi particolari, con un ragionamento dietro.

Tecnica e preparazione quindi: i tuoi disegni sono davvero impattanti, molto simili a quelli di alcuni fumetti moderni. Sono grandi figure, chiuse con grossi contorni.

Derivano forse dalla mia formazione da “grafico pubblicitario” in cui i contorni e i dettagli sono tutto. Non è tanto il colore che conta, quanto la distinguibilità del soggetto.
A livello di modalità: ricerco il luogo, me lo segno e poi “ripasso” con l’ispirazione.
Sul posto, solitamente finisco sempre il disegno in un unica giornata. Sono parecchio istintivo, non pianifico mai il disegno effettivo. Certo a volte mi capita di fare uno schizzo preparatorio, ma poi mi lascio guidare dal momento.

Finire il disegno in una sola volta non è facile, ci vuole manualità e rapidità d’esecuzione. Non si può sbagliare, giusto?

Vedi, a me piace davvero tanto sporcare l’ambiente con il pennarello e i colori. L’ambiente sporco di vernice è, almeno per me, un posto migliore, più vivo e dove mi sento davvero a mio agio.
Adoro la vernice sulle mani e addosso.

Tutt’altra cosa dall’arte digitale, che oramai ha preso piede in maniera preponderante, almeno nell’ambito grafico.

Siamo arrivati ad un punto in cui si sta perdendo di vista la manualità, la voglia di sporcarsi. Un gran peccato.
Pur avendo iniziato a lavorare anche in digitale, soprattutto per partecipare a concorsi vari, onestamente preferisco i colori veri!

Concretezza, opere “pubbliche” anche senza Facebook, Street Art. Mi hai anticipato che, rispetto al disegnare con il pc, qualche problema nel disegnare per strada però c’è e non è affatto semplice risolverlo…

Fare un disegno su un muro è visto come vandalismo a Milano, punto.
Salvo rari casi, se ti beccano sono c***i.
Un esempio su tutti: ero in in Ticinese tempo fa, e sapevo che c’erano degli spazi adibiti agli artisti di strada. Mi ero quindi messo a disegnare tranquillamente in mezzo al pomeriggio, su un grande pannello. Ero davanti a tutti ed avevo quasi finito quando m’ha fermato la locale, che mi ha multato. Non sapevano nulla dell’iniziativa del comune. Io pensavo fosse legale, mi sono incazzato, insomma ne è nato un vero casino.

Per questo si ricorre a soluzioni alternative, giusto?

Con un amico, una volta, abbiamo “colpito” un mega cartellone bianco, doveva essere usato per delle affissioni.
Ci siamo messi delle semplici pettorine gialle, quelle degli operai per intenderci.
Abbiamo iniziato a rimuovere parti di cartellone per ottenere, attraverso la tecnica della “sottrazione”, un enorme buddha sdraiato. Una tipica rappresentazione della divinità tipica del sudest asiatico. La cosa divertente è che passavano vigili, poliziotti, carabinieri, guardavano e poi se ne andavano. Non capivano? Non so, fatto sta che ce l’abbiamo fatta.
Una piccola vittoria!

Altri problemi dell’artista di strada?

Ad Abbiategrasso avevo decorato un mega pannello proprio alla uscita della metro. Due giorni dopo torno per vederlo. Era era svanito, volatilizzato, puff!

Intendi dire che l’hanno rimosso?

L’hanno proprio fregato! 3 metri quadrati di pannello! Hanno rubato il pannello con i miei serpentoni! Come se si fottessero il muro con sopra il vigile di Bansky!

Aspettiamo le tue prossime opere allora(non per rubarle)…

A breve esporrò una nuova serie di dipinti, questa volta su tela: il progetto si chiama “Animani”. Stay tuned!

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