#U30: ROBERTO ALI

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A cura di Noemi Sudati

Allo Spazio Papel abbiamo incontrato Roberto Ali, insegnante della Scuola del Fumetto di Milano. É stato un piacere conversare della sua esperienza e dell’opera che ha realizzato per lo Spazio: un omaggio a Conan il Barbaro.

Come è cominciata questa tua passione per il disegno?

Direi che è una cosa portata avanti fin da bambino, sempre un po’ inconsciamente come passatempo. Alla fine da passione si è trasformato nel lavoro che faccio oggi.

Con quale fumetto hai cominciato?

I primi erano autori italiani come Dylan Dog, Tex Willer, i classici che giravano in Italia. Ho  poi iniziato a guardare a storie americane e  asiatiche, un po’  fuori dal continente diciamo. Infine mi sono interessato sempre più del settore inglese e belga che non tutti magari conoscono, ma che in realtà sono tra i mercati più forti che ci sono.

Quali sono le differenze tra il mercato italiano e quello straniero per quanto riguarda il fumetto?

Sono molte e abissali, quella più grande è il rispetto e la visione del lavoro stesso. È visto come un libro, come cultura nazionale e non come un fermalibri, come qualcosa di secondario. Qui è come un mondo strano o alternativo, dominio di pochi.

I lavori che fai sono iniziativa tua o sono su commissione?

Lavoro su commissione: c’è sempre una decisione di qualcuno che sta più in alto. Arrivano da me con il progetto già approvato. Dopo che è stato approvato dall’editore, il suo entourage decide quale sceneggiatore è più idoneo per disegnare quella particolare storia. Decidono tutto, chi gestirà il disegno, il colore, e la parte grafica. Io faccio il disegno e l’inchiostro, alle volte mi hanno chiesto di colorare anche, ma molto raramente. Sì il fumetto nasce come da una sorta di catena di montaggio in cui ognuno fa il suo pezzo, quello in cui si è specializzato.

Hai realizzato un’opera, “omaggio a Conan il Barbaro”, ce lo vuoi spiegare?

È qualcosa di vecchio che spero continui a fare parte della lettura dei giovani, era un periodo in cui queste figure venivano esaltate molto e il fumetto era di gran moda. Ho fatto un omaggio a Conan il Barbaro perché è un fumetto che mi piace molto e spero non venga dimenticato.

Insegni alla scuola del fumetto di Milano, quali sono le prime cose che insegni ai tuoi ragazzi?

Sicuramente di rimanere se stessi e nello stesso tempo di sottostare alle regole che questo lavoro ha. Per poter essere un buon fumettista è necessario il compromesso. Insieme ovviamente a quella che è la tecnica, senza quella non si va da nessuna parte.  Per essere dei buoni disegnatori bisogna saper rinunciare a delle cose.

La prima cosa che dici quando entri in classe?

Ciao, sono Roberto, piacere. Vi riempirò di compiti.

Come vedi il tuo lavoro tra cinque anni?

Purtroppo questo lavoro non ha quelle sicurezze che possono avere altri posti. Spero che tra cinque anni il mio nome e i miei lavori mi possano dare una continuità, altri cinque anni.

 

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