#U30: JONATHAN COLOMBO

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A cura di Noemi Sudati

Allo Spazio Papel trovano posto artisti anche molto giovani: abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Jonathan Colombo, ha 20 anni e frequenta il primo anno dell’Accademia di Belle Arti qui a Milano. Per la mostra che si è tenuta il mese scorso a Papel ha realizzato un omaggio a Corto Maltese. Qui di seguito il significato dell’opera e la storia di questo ragazzo.

Com’è nata la tua passione per il disegno?

Da piccolo sicuramente, avevo una sorta di scrivania giocattolo sulla quale disegnavo. Disegnavo molto i personaggi Disney e poi alle medie ho abbandonato completamente il disegno per la musica. In terza liceo poi preso un quadernino e ho cominciato a disegnare fiabe, un professore ha visto i miei disegni e mi ha incoraggiato tantissimo, io mi sono gasato tantissimo da bravo adolescente e ho cominciato a disegnate su fogli sempre più grandi e da li non mi sono più fermato.

 Che significato ha il tuo “omaggio a Corto Maltese”?

Mi è sempre piaciuto questo fumetto, il tratto nervoso di Pratt è uno stile che mi appassiona molto. Ho deciso di mettermi in gioco per questo omaggio perché è una delle prime volte che ho utilizzato i colori. Ci sono gli acrilici nel volto e degli acquerelli sotto nel vestito/ambiente. Poi dopo ho preso il rapidograf e ho tratteggiato sul colore, dando l’effetto nervoso che puoi vedere.

Secondo te com’è il mondo dell’arte oggi in Italia?

Qui a Milano ci sono due gallerie tra cui una quella di Papel, sono realtà che mi piacciono molto. In realtà non penso di esserci ancora entrato quindi non mi sento di dare giudizi. A quanto ne so in Francia la situazione è florida, più che in Italia.

Quanto la musica influenza il tuo disegno?

Moltissimo. Io ascolto sempre. Quando lavoro l’ho sempre accesa. È come un sottofondo per me. Sono poche le volte in cui non c’è ed è solo quando sono talmente concentrato da non accorgermi che la canzone è finita, ne metto subito un’altra poi.

Fra cinque anni come vedi il tuo lavoro?

Sarò ancora in università, l’ultimo anno di magistrale. Sono sicuro di una cosa: continuerò a disegnare fino ad allora. Spero che nel frattempo la situazione qua a Papel sia evoluta in meglio e che questo che faccio possa essere un lavoro vero. Cinque anni sono davvero molti considerando che in questo anno e mezzo sono successe tantissime cose e ne sono molto contento.

 

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