#U30: FEDERICA UBALDO

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A cura di Noemi Sudati

Questa volta abbiamo avuto il piacere di incontrare Federica Ubaldo che ci ha raccontato la sua storia e il significato del suo omaggio a Persepolis, realizzato per lo Spazio Papel.

Com’è nata la tua passione del disegno?

Ce l’ho da quando è piccola e dopo il liceo scientifico mi sono decisa a fare della mia passione il mio lavoro. Ho frequentato lo IED di Roma, Il dipartimento di illustrazione e animazione multimediale. Dopo di che, piano piano, dopo la mia gavetta ho iniziato dei disegni per i bambini e sono molto contenta di dove sono arrivata.

È un mondo difficile nel quale entrare?

Molto, devi essere molto social, nel momento in cui vuoi essere un illustratore. Devi farti vedere molto, essere presente fisicamente intendo.

Se dovessi descrivermi in cinque parole il tuo lavoro?

Appagante, introspettivo, challenging non so come tradurlo, non c’è una parola in italiano. Secondo me, l’inglese è sempre più immediato. Le altre due non mi vengono, possiamo fermarci a tre? Scherzo. È sempre così le ultime sono sempre le più difficile. Direi che è divertente, ma è già incluso nell’appagante. In quella parola c’è un po’ tutto.

L’ultimo lavoro che ti ha dato davvero soddisfazione?

Ho avuto il piacere di illustrare delle favole di Gianni Rodari. È stato molto difficile confrontarmi con un uomo che è un mito per me fin da bambina. È stato bellissimo riuscire a tirare fuori delle immagini dal suo immaginario, dai uno dei suoi racconti è stato per me una fantastica sfida. Ne sono molto orgogliosa.

Hai realizzato “Punk is not dead” per questa mostra, raccontaci un po’ il significato della tua scelta.

È un tributo a Persepolis. Lei è una delle mie autrice preferite, si chiama Marjane Satrapi per quanto riguarda la freschezza e la semplicità con cui racconta una storia così difficile, quella del regime del suo Paese ( l’Iran). Questo disegno ho racchiuso delle immagini che vogliono essere i ricordi di Marjant rispetto a tutto il passato che ha vissuto e l’ha segnata nel periodo della sua infanzia che ha coinciso col momento peggiore dell’Iran. Anche a livello stilistico ho cercato di mantenere il bianco e il nero che poi sono i tratti tipici di Persepolis.

L’ultima domanda è il filo conduttore delle interviste di questa rubrica. Come ti vedi tra cinque anni?

Mi vedo nel mio studio, in una grande città a realizzare una decina di libri illustrati all’anno. Continuare ad avere il privilegio di fare un lavoro creativo che stimoli la mia fantasia ogni giorno. Meglio di così se more. Ci metterei la firma.

Per maggiori info: www.federicaubaldo.com

 

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