Tutti vogliono qualcosa: Linklater, il baseball e la vita

512

Tutti vogliono qualcosa. Sì, ma cosa? Per il regista texano Richard Linklater la risposta è semplice: godersela. Protagonista della vicenda non è solo una scatenata squadra di baseball, ma un’intera generazione che, a cavallo degli anni ’80, si trova davanti alle infinite possibilità che la vita ti offre a 20 anni.

Visto da molti come il sequel di Dazed and Confused (in italiano tradotto in “La vita è un sogno”), film ambientato nel 1976 e che descrive le 24 ore che seguono la fine della scuola per un gruppo di matricole ed uno di senior liceali; l’ultimo lavoro di Linklater può essere anche visto come un seguito di Boyhood, che si conclude per l’appunto con Mason in macchina pronto ad approdare al college. Sequel sì o sequel no, Tutti vogliono qualcosa è anche e soprattutto un prequel. Un prequel della vita, come quasi tutti i lavori del regista. A partire dalla trilogia di Before, fino agli ultimi lavori, ci troviamo di fronte a personaggi in procinto di qualcosa. Seguiamo il loro countdown (in questo caso espressamente sottolineato in sovrimpressione) senza sapere cosa accadrà effettivamente dopo, e forse è giusto così.

tutti vogliono qualcosa 2

Le vicende di Tutti vogliono qualcosa coprono i due giorni che precedono l’inizio delle lezioni in un college del Texas. Sebbene la storia sia corale, iniziamo seguendo la matricola Jake (Blake Jenner), ruolo di lanciatore, e che trova nella casa – molto da confraternita – quelli che saranno i suoi compagni di squadra e di vita, in quelli che sono gli anni di passaggio per approdare all’età matura. Ritratto di una generazione con la forte voglia di sperimentare e vivere fino in fondo ogni esperienza e con poche certezze, se non con un solo grande dogma che riveste quasi un ruolo religioso: il BASEBALL. Baseball che è anch’esso iper presente nel cinema di Linklater e che è anche un recupero autobiografico del regista, che vi giocava fino ai primi anni di college. Il coach è l’unica figura autoritaria presente nel film e che, sostituendosi ai genitori, dà regole ben precise ai ragazzi: niente alcool in casa, niente ragazze nelle camere da letto. Regole chiaramente non rispettate dalla squadra e che un po’ rimandano al famoso foglio di “impegno morale” che in “La vita è un sogno” Pink si rifiuta di firmare, ribellandosi al coach e anche, se volessimo vederla con sguardo più ampio, all’intera generazione dei padri. Fiumi di birra e frotte di ragazze quindi, che scorrono assieme alle ultime ore di libertà di questi giovani che sono ancora alla ricerca di sé stessi. Chi con un atteggiamento più determinato e forte da classico sportivo americano ben standardizzato (i personaggi di Roper e McReynolds) o da “capo spirituale & guru sessuale” (Finnegan) fino alle più incerte matricole, i personaggi di Jake, Billy “Buffalo” Autrey, Plummer e compari.

tutti vogliono qualcosa 3

Non vi è una vera e propria linea narrativa, vi è più un seguire lo scorrere della vita reale (stampo che troviamo in quasi tutto il cinema del regista, in maniera eclatante in Boyhood). Eppure si ha quasi un’idea di sospensione del tempo, di volersi fermare in quel momento di stallo in cui tutto deve ancora iniziare e in cui si può sperimentare tutte le possibilità che la vita ci offre senza per forza dover trovare ad ogni costo la propria identità. Lo si vede in particolare nella fluidità con cui Jake e gli altri passano facilmente da un locale disco anni ’70 a una serata country per trovarsi catapultati poi in mezzo al pogo di un concerto punk ed approdare infine a un’eccentrica festa del corso di belle arti. Con base/rifugio la casa mezza fatiscente affidatagli dall’università, i giovani atleti cambiano situazione cambiando semplicemente i vestiti che indossano, nulla di più. Quasi uno zapping televisivo tra i diversi quadri di appartenenza a cui un giovane può unirsi.

Emblematico è il personaggio di Willouhgby. Perennemente strafatto, amante dei Pink Floyd che cerca di perfezionare la comunicazione telepatica e che, scopriamo verso la fine, ha in realtà più di trent’anni e gira i college d’America sotto nomi falsi, pur di non abbandonare il limbo dorato degli anni in cui tutto è possibile. Anni in cui l’unica domanda seria a cui rispondere è “che corso farai quest’anno?”. E chissene frega, sinceramente, tanto alla prima lezione di storia ci si addormenterà sognando la vita vera. O una ragazza in shorts di fianco a un fusto di birra.

PRODUZIONE: USA 2016

GENERE: Commedia

DURATA: 117′

INTERPRETI: Blake Jenner, Tyler Hoechlin, Ryan Guzman, Wyatt Russell, Glen Powell

SCENEGGIATURA: Richard Linklater

FOTOGRAFIA: Shane F. Kelly

MONTAGGIO: Sandra Adair

SCENOGRAFIA: Bruce Curtis

COSTUMI: Kari Perkins

A cura di Martina Zerpelloni

Commenti su Facebook
SHARE