Dove troverete un padre_Sovra.inddDove troverete un altro padre come il mio campeggia sulla copertina, senza un punto interrogativo né un’esclamazione. A voler rileggere a ritroso il libro, dall’ultima pagina fino al nome dell’autrice, questa frase suona più come un’indicazione che come una domanda.

Rossana Campo è una scrittrice affermata e tradotta, autrice di una dozzina di libri dal 1992 ad oggi. Consapevole della sua propria carriera e della propria condizione di autrice, vissuta come destino ancor più che come vocazione, tenta di dare una forma al vuoto immenso spalancatosi con la morte del padre. Quella che potrebbe risultare una rievocazione banale – il percorso della vita di un genitore – in virtù della leggerezza della penna diventa una lunga chiacchierata umanissima, in cui per una volta decade il velo che separa il lettore e lo scrittore, supposto sapiente super partes, per ritrovare il piacere del discorso di una persona che non esita a giustificarsi, ad esaltarsi, a nascondersi e a rievocare con argomentazioni quasi casuali, citando libri e film a ruota, come capita, non temendo di scegliere una parte nel gioco del mondo: e di accettarla e viverla in tutte le contraddizioni, trovando rifugio nell’amore per il padre – ed ora, nel ricordo, incondizionato e viscerale e quasi indipendente dalla persona stessa. Sorprende, alle prime pagine, come si possa venerare un essere umano così testa di cazzo (sono le parole stesse che usa la figlia). Andando avanti siamo disposti a credere che l’affetto sia davvero una questione di alchimia e di sangue, dell’odore di quello stesso sangue travasato da corpo in corpo, riscattato altrove. Ecco dove troverete un altro padre come il mio: in un’Italia dilaniata ed emigrante, mescolata e rivoltata dalla guerra e dalla povertà, eppure ancora fanfarona, fannullona, allegra e fortunata. Ammesso che sia possibile replicare le condizioni che hanno favorito la nascita di un uomo – veramente – unico ed esemplare.

Renato Campo, il padre, è stato carabiniere, alcolizzato, puttaniere, affettuoso, poetico, illetterato eppure amante di Hemingway, della scrittura, disperato ed esaltato, bugiardo e caciarone, di animo sensibile alle carezze e alle macchine veloci ed alle donne zoccole, preparato all’amore eterno – scelto e non scelto. L’autrice non ha paura di mostrarcelo così com’è, arrivando a lasciar intendere il fondo oscuro che è stato il motore parimenti della rabbia e dell’affetto, dell’amore e della pigrizia. Rossana Campo colpisce, comunque, molto più come scrittrice di cose che di sentimenti, i quali mal si accordano al ritmo svelto e dialogato e, se arrivano a prendere forma e definizione, galleggiano sulla superficialità. Lungi anche questo candidato dall’essere un libro perfetto in quanto libro; rimane sicuramente eccezionale per la sincerità quasi spudorata e per la concretezza. Trapela tra le pagine un personaggio un po’ in ombra, che tira le fila e permette alla bussola di roteare impazzita, la madre Concetta, bellissima e saggia. Con rassegnazione e carattere tiene impastato il matrimonio impossibile, permettendo alla figura sbilenca e zingara del padre di esistere e consumare tutto. Anche da questo silenzio, da quelle sue leggere contraddizioni che la rendono la nemesi e l’ombra del marito, traspare quell’amore incondizionato e incomprensibile che muove il sangue verso il sangue, e un corpo verso l’altro.
Peccato che il dialogo a volte si arrotoli in sé. A volte indulge alla tecnica narrativa – ed è uno scoprirsi dei fili segreti che muovono la scrittura. La retorica della pazzia del padre e di tutta la stirpe paterna spesso cede e cade, rischiando di sprofondare nel pacchiano. Ma anche grazie a questo, comunque, affiora il miracolo dell’appartenenza insensata e dello schieramento puerile – o meglio ancora infantile, poiché gli anni importanti sono quelli della bambina non ancora adolescente, in cui il mimetismo della parlata paterna diventa pure specchio dei pensieri e dei ragionamenti della figlia, traghettandosi senza traumi dalla leggerezza del bimbo alla leggerezza dell’adulto. Grande esperienza come scrittrice; troppa, forse, la consapevolezza di esserlo.

A cura di Giovanni Peparello

Commenti su Facebook
SHARE