L’America in preda al suo amore per le armi: non si parla della cruda la realtà ma di una delle trilogie indipendenti più redditizie degli ultimi anni, “La notte del giudizio”. Sono tre film tutti diretti da James DeMonaco che raccontano le avventure di persone appartenenti a diversi strati sociali di un mondo distopico alla notte, denominata “lo Sfogo”, in cui ogni crimine è ammesso dallo stato statunitense.

Il primo lungometraggio, che nel cast vede Ethan Hawke e Lena Headey, racconta come questa ricorrenza viene affrontata in un sobborgo borghese, con il focus puntato sulla famiglia di un uomo che si è arricchito vendendo sistemi di sicurezza, e di riflesso sullo “Sfogo” della cattiveria umana. Le cose precipiteranno quando la figlia del protagonista deciderà di accogliere in casa un malcapitato che rischiava la pelle e si scoprirà che qualcuno ha orchestrato un complotto contro di loro. In questa pellicola si pone l’attenzione sull’impassibilità del ceto medio, che moralmente rifiuta qualcosa di orribile ma dall’altro lo favorisce arricchendosene alle spalle e poi cercando di evitare qualsiasi tipo di compassione.

Il secondo capitolo, “Anarchia – La notte del giudizio”, scende in strada mostrando ciò che avviene l’anno successivo sempre nella stessa ricorrenza: la storia principale mostra alcuni disperati che devono cercare di sopravvivere per le strade e al contempo seguiamo la redenzione del sergente Leo Barnes, un uomo in cerca di vendetta che diventerà un vigilante. L’ambientazione cambia e così anche il suo stile, mantenendosi come thriller/horror si propone prepotentemente anche come film d’azione, facendo leva più che sulla trama su alcune peculiarità cruente di contorno. È barocco, la messa in scena è più sfarzosa nel mostrare i folli che giocano con la morte oltre a strizzare l’occhio ai film del genere, in particolare a “1997: Fuga da New York” di Carpenter. Il film si fa molto più politico, in quanto viene mostrato come i ricchi sfruttino questa tremenda ricorrenza per intrattenersi a spese dei più poveri e di come si faccia sempre più forte un movimento antagonista a questa tendenza.

L’ultimo pezzo della trilogia, La notte del giudizio – Election Year” è uscito nel 2016, sullo sfondo delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. La storia riprende il personaggio di Leo Barnes, ora guardia del corpo di una candidata alla presidenza che ha nella sua campagna elettorale il punto fermo di voler eliminare “lo Sfogo”, ma “i nuovi padri fondatori”, coloro che detengono il potere stanno complottando per farla fuori appunto durante questa notte di barbarie. Ancora più politicizzato dei precedenti, qui si attacca la mentalità di coloro che fanno un baluardo della mitologia dell’arma e di come questi orrori siano patrocinati dalla religione che vede nelle vittime dei capri espiatori dei peccati della popolazione, tuttavia in alcuni momenti rischia di passare per uno spot per i democratici. Viene esaltato anche lo sfarzo nel mostrare scene d’azione sopra le righe con dei cattivi sempre più al limite del disturbo mentale.

Questo trittico di film di serie B, che trattano un argomento attuale in chiave distopica e originale hanno fatto breccia nel pubblico, tanto che è uscito il prequel “La prima notte del giudizio” ed è in programma una serie tv. Oltre ai temi affrontati si nota anche un ottimo lavoro di regia, che riesce a essere funzionale nonostante il budget sia ristretto e di come sia auspicabile il ritorno di un certo cinema di genere che riesce a mescolare intrattenimento e attualità.

A cura di Fabio Facciano

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